
Silvio Berlusconi neppure in sogno poteva sperare tanto. Il dibattimento per la corruzione dell’avvocato Mills è stato sospeso fino al 27 febbraio. E alla ripresa potrebbe essere già morto di “processo breve”. La lunga pausa l’ha stabilita la decima sezione del Tribunale di Milano, presieduta da Francesca Vitale. La decisione è stata presa dopo che il collegio ha respinto la richiesta degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo di cominciare da zero, rendendo cioè nulli tutti gli atti del processo. Quello che inizialmente era a carico sia di Mills sia di Berlusconi, ma che grazie al lodo Alfano è andato avanti solo per l’avvocato inglese, condannato a 4 anni e mezzo anche in appello, per aver mentito ai processi Fininvest-Guardia di finanza e All Iberian. Alla richiesta della difesa si erano opposti il pm Fabio De Pasquale e l’avvocato Gabriella Vanadia, che – per un paradosso tutto italiano – rappresenta la presidenza del Consiglio, costituitasi parte lesa, quando era premier Romano Prodi e non l’imputato Berlusconi.
Il colpo di scena, al termine della lettura dell’ordinanza. La presidente Vitale a sorpresa ha detto: “A questo punto dovremmo dichiarare aperto il dibattimento, ma non si può non tenere conto della sentenza che sarà pronunciata dalla Cassazione il prossimo 25 febbraio. Vorrei sapere dalle parti se pensano che sia opportuna una sospensione”. Il riferimento è alla decisione che la Suprema Corte dovrà prendere sulla sentenza Mills.
Il pm ha preso subito la parola per opporsi: “Non è automatica l’estensione in questo processo di quanto stabilirà la Cassazione”, e comunque, “essendo troppo breve il tempo per il dibattimento”, la prescrizione naturale, per la legge ad personam, ex Cirielli, è aprile 2011, “questa pausa non è opportuna e vorrei continuare”. La parte civile si è associata.
L’avvocato Ghedini, quasi incredulo per l’assist fornitogli dal Tribunale, ha rilanciato: “Noi riteniamo che sia opportuna questa sospensione perché – se è vero come dice l’accusa – che non c’è identità tra le due posizioni, la Cassazione potrebbe indicare criteri guida tali da dover modificare le richieste di prova”. E, con una mossa all’apparenza di buona volontà, ha fatto una concessione: “Se c’è un problema di tempo, la difesa associa alla richiesta della sospensione del processo, anche quella dei termini di prescrizione”. Anche per i giudici quello che deciderà la Cassazione è rilevante per questo processo, quindi hanno deciso di sospendere fino al 27 febbraio.
La sentenza della Cassazione non stabilirà semplicemente se Mills sia un corrotto (e quindi implicitamente Berlusconi un corruttore), o sia innocente, o in teoria, se deve esserci un appello bis. Mills è stato condannato in appello per “corruzione in atti giudiziari susseguente”, perché avrebbe fatto l’accordo corruttivo e preso i soldi dopo, e non prima, le false deposizioni ai processi di Berlusconi. La Cassazione – a sezioni unite, perché ci sono sentenze discordanti – in caso di condanna, stabilirà se è colpevole per questo reato o se la corruzione “susseguente” è punibile soltanto come “semplice” e non “in atti giudiziari”. In questo caso il reato sarebbe già prescritto. Non solo per Mills, ma anche per Berlusconi. Ecco perché il governo sta pensando – come ha scritto Il Fatto nei mesi scorsi – di rendere non punibile la corruzione “in atti giudiziari susseguente”. Insomma Berlusconi sarà salvo in un modo o in un altro.
A maggior ragione se il ddl processo breve diventerà legge dello Stato. E potrebbe accadere già a febbraio, prima della sentenza della Cassazione. Se sarà così, alla ripresa del processo, i giudici potranno solo decretare l’estinzione del processo. Si spiega così la proposta di Ghedini e Longo di sospensione dei termini di prescrizione in cambio della sospensione del processo.
Hanno ottenuto un mese e mezzo di pausa, utilissima per lavorare in Parlamento. A fine udienza, lo abbiamo fatto notare a Ghedini, che ha respinto l’ipotesi: “Il nostro interesse è arrivare ad un’assoluzione nel merito”. Eppure è proprio lui, la mente del “processo breve”. Ma l’avvocato nega su tutta la linea. Anche che fosse un espediente per bloccare i dibattimenti Mills e Mediaset il tentativo di varare un decreto legge, per sospendere determinati processi per 90 giorni, in modo da poter chiedere il rito abbreviato: “Non c’entra niente – ci ha detto – il decreto era stato pensato per i poveri cittadini”.
Veramente, dopo la sentenza della Consulta del mese scorso, si può chiedere l’abbreviato anche durante il processo, in casi specifici, certo senza i tre mesi di pausa, a cui mirava a Berlusconi. La conversazione con Ghedini è caduta poi sull’ultima dichiarazione del premier, che ha paragonato i magistrati a Tartaglia. Non vuole sentir parlare di mancanza di rispetto istituzionale e rovescia la domanda: “E invece certi magistrati che hanno vinto un concorso e non sono stati eletti dal popolo, possono sbeffeggiarlo? Si legga un bel libretto con le mail o le dichiarazioni ai loro convegni”. Ma le mail non sono private?
A maggior ragione se il ddl processo breve diventerà legge dello Stato. E potrebbe accadere già a febbraio, prima della sentenza della Cassazione. Se sarà così, alla ripresa del processo, i giudici potranno solo decretare l’estinzione del processo. Si spiega così la proposta di Ghedini e Longo di sospensione dei termini di prescrizione in cambio della sospensione del processo.
Hanno ottenuto un mese e mezzo di pausa, utilissima per lavorare in Parlamento. A fine udienza, lo abbiamo fatto notare a Ghedini, che ha respinto l’ipotesi: “Il nostro interesse è arrivare ad un’assoluzione nel merito”. Eppure è proprio lui, la mente del “processo breve”. Ma l’avvocato nega su tutta la linea. Anche che fosse un espediente per bloccare i dibattimenti Mills e Mediaset il tentativo di varare un decreto legge, per sospendere determinati processi per 90 giorni, in modo da poter chiedere il rito abbreviato: “Non c’entra niente – ci ha detto – il decreto era stato pensato per i poveri cittadini”.
Veramente, dopo la sentenza della Consulta del mese scorso, si può chiedere l’abbreviato anche durante il processo, in casi specifici, certo senza i tre mesi di pausa, a cui mirava a Berlusconi. La conversazione con Ghedini è caduta poi sull’ultima dichiarazione del premier, che ha paragonato i magistrati a Tartaglia. Non vuole sentir parlare di mancanza di rispetto istituzionale e rovescia la domanda: “E invece certi magistrati che hanno vinto un concorso e non sono stati eletti dal popolo, possono sbeffeggiarlo? Si legga un bel libretto con le mail o le dichiarazioni ai loro convegni”. Ma le mail non sono private?


1 commento:
Vi sembra che una personcina elegante, susseguiosa, truccata alla perfezione possa scontrarsi col presidente del consiglio?
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