
di Antonio Padellaro
Adesso, nella destra capitolina gli “imbecilli” (così apostrofati dalla Polverini quando ha saputo del disastro liste) strillano che non si può togliere agli elettori di Roma e provincia il diritto di votare per il Pdl. Giustissimo. Molto meno ragionevoli, invece, suonano le accuse rivolte ai radicali (e i relativi appelli a Napolitano e ai soliti santi in paradiso) perché questa volta scaricare sugli altri i propri marchiani errori è un sistema che non funziona più. Infatti, il ritardatario Milioni (nome perfetto per uno sketch da Bagaglino) che i capataz vorrebbero prendere a calci è solo l’ultimo anello di una catena che parte da lontano.
Alla base c’è l’idea del “noi facciamo come ci pare tanto non ci tocca nessuno”. Concetto ossessivamente espresso nelle famose telefonate dei protettori civili quando si sganasciano al solo pensiero degli appalti per il terremoto. Moderna filosofia della politica che attraversa tutta la vicenda dello “schiavo” Di Girolamo, episodio fulgido di come taroccare un senatore e vivere felici.
L’esempio, come sempre, viene dall’alto, perché non si può costruire una montagna di leggi su misura per uno solo, e di condoni, amnistie e indulgenze per questi e per quelli ed evitare che, alla fine della fiera, il “famo come ce pare” diventi senso comune. Siamo il paese del farla franca ed è comprensibile che il Milione di turno abbia pensato: mezz’ora più, mezz’ora meno che cosa cambia?
Gli è andata male perché ha dovuto fare i conti con i radicali, gli unici a cui non si può chiedere di fare uno strappo alle regole visto che loro di regole stracciate ne hanno subìte tante.
Certo, non è giusto che per l’errore formale di qualcuno paghino in tanti: dagli elettori ai candidati molti dei quali hanno già speso una fortuna in propaganda. E se invece il fatale indugio romano fosse una sorta di nemesi, un piccolo acconto sulle tante nefandezze e impunità? Perché di impresentabili ci sono i candidati fuori tempo massimo. Ma anche e peggio ancora quelli che dovevano restare fuori e invece sono entrati dentro. Indagati e condannati per reati gravi. Ne abbiamo contati a decine nelle varie regioni. Soprattutto a destra, ma anche la sinistra fa la sua degna figura. C’è da ridere pensando ai vari codici etici e alle leggi barzelletta del governo contro la corruzione. Poi ecco che un giorno arriva il conto. “Il popolo di Roma vuole votare”, si disperano in piazza quelli della destra.
Cara Polverini, la comprendiamo ma, ci creda, in questa ridicola storia il popolo c’entra poco assai.

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