
di Paolo Flores d’Arcais
G iovedì sera “l’Italia s’è desta”. L’Italia democratica più coerente e consapevole, quella che non considera la libertà di espressione e il dovere di informazione un optional, o addirittura un privilegio di intellettuali e un’ubbia di giornalisti, ma l’aria e l’acqua della convivenza civile. La trasmissione che Santoro e Ruotolo, Travaglio e Vauro, e tutta l’équipe di Annozero (meriterebbero di essere citati uno per uno) hanno realizzato dal Paladozza di Bologna non ha costituito la protesta autoreferenziale per la sospensione della “loro” trasmissione, o la rivendicazione corporativa dei più noti “conduttori” televisivi, bensì un atto appassionato in difesa della nostra libertà, la libertà di tutti e di ciascuno. Atto appassionato, e straordinariamente riuscito, tanto sotto il profilo della partecipazione popolare che della qualità televisiva del “prodotto”.
Scrivo “partecipazione”, anziché “audience”, non a caso. Rispetto alla normale platea di telespettatori, quasi il 15% di cittadini (tra reti televisive, Web, radio, piazze stracolme) ha scelto di attivarsi e coinvolgersi, anziché “consumare” passivamente una trasmissione. Finanziandola euro per euro, moltiplicando il passaparola, organizzando gruppi di ascolto, intervenendo con commenti in diretta sui siti che davano Santoro e Travaglio in streaming. E’ stata anche la più bella puntata di Annozero (a parte le inevitabili sbavature: il superfluo Morgan, narcisisticamente insensato), con l’ampia dialettica tra posizioni diverse (Floris ricordava Rumor e la destra pre-berlusconiana), ma col valore aggiunto dell’assenza dei guastatori professionali del “partito dell’amore”, con licenza di impedire agli altri ospiti di parlare. Ci vuole tutto il pregiudizio catafratto di Aldo Grasso e un incoercibile inconscio berlusconiano per scrivere: “Fomentare l’odio, alla vigilia delle elezioni, non è un atto di irresponsabilità? Se oggi la maggioranza reagirà pesantemente sarà inutile nascondersi dietro la retorica della libertà”.
Tutto per la citazione di un classico greco e di uno latino, con cui Daniele Luttazzi ha concluso una strepitosa performance (che in un Paese normale a concorrenza normale, le reti televisive farebbero a gara per assicurarsi). Del resto, ci hanno pensato immediatamente i lettori Web del Corsera, inviperiti, a sbeffeggiarlo (Grasso, non Luttazzi). Insomma, meno male che l’Italia civile c’è. Manca ancora chi la rappresenti politicamente. Questione che non può essere più procrastinata.

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