
di CONCHITA SANNINO
Più che liste elettorali, sembrano stati di famiglia. Una sfilata di mogli, sorelle, nipoti e figlie che si può sintetizzare così: voti lui, eleggi lei. E rafforzi lui. Se i lievi imbarazzi del centrodestra campano non fossero già assorbiti dalle "predilette" del premier o dalla scelta di candidare ex amministratori condannati per peculato o camorra, risalterebbero ancora meglio i numerosi "presepi" familiari nelle liste del candidato governatore del Pdl, Stefano Caldoro.
Si candidano infatti alle regionali, con i colori di famiglia: la compagna dell'europarlamentare Pdl Enzo Rivellini, Bianca D'Angelo; Monica Paolino, moglie del sindaco di Scafati del Pdl, Pasquale Aliberti; Flora Beneduce, consorte dell'ex assessore dc e poi consigliere Pdl, Armando De Rosa, che divenne famoso per aver consegnato una tangente non adeguata ("pampuglie") all'allora ministro Gava; la figlia del consigliere comunale Pdl di Napoli Enzo Moretto, Salvatorina; la sorella dell'ex sottosegretario del Mpa Andrea Annunziata, Maria; la nipote del sindaco Pdl di Melito, Antonio Amente, Mafalda; la nipote del consigliere uscente Udeur Tiberio Insigne, Marianna; la sorella dell'amministratore dell'ente turismo di Capri, Luigi Raia, Paola. E la consorte di un altro "campione" del doppio incarico, che adesso punta alla tripletta familiare, il parlamentare dell'Udc Michele Pisacane.
Un lungo album di famiglia. E il merito, o la colpa, è della nuova legge elettorale della Campania, che sarà applicata per la prima volta il 28 e 29 marzo ed è l'unica nell'ordinamento italiano a prevedere la cosiddetta regola di genere: cioè l'obbligo, nel caso si esprimano due preferenze, di riservare la seconda ad un candidato consigliere di sesso femminile. Per chi aveva puntato sullo spirito rivoluzionario dell'obbligo, la beffa è bruciante. La norma finisce per essere capovolta e relegare le donne a mero "segnaposto" di poltrone maschili.
Il capolavoro? Sta di casa ad Agerola, paese dei Monti Lattari, noto per i suoi latticini. Basta inoltrarsi sulla collina per scoprire che a Pisacane, 51 anni, non bastava essere sindaco di Agerola e deputato da migliaia di voti. Così ha fatto stampare migliaia di manifesti, con il simbolo dell'Udc e il suo cognome. Ma Pisacane non si candida, i voti vanno alla moglie che sulle liste elettorali si è fatta registrare Annalisa Vessella "in Pisacane". La signora, estranea all'agone politico, resta a casa: oltretutto aspetta una bimba, ottavo mese. "Ero vedovo, poi ho incontrato Annalisa. Mia moglie è in dolce attesa e io l'aiuto in campagna elettorale", spiega il sindaco-parlamentare. Voti il cognome di lui ed eleggi lei. Va da sé che il congiunto non ci trovi nulla di strano: "Mia moglie si impegnerà al telefono". Una "truffa"? Macché. Pisacane replica come un agente commerciale. "Se c'è un lavoro da fare e uno fa il salumiere, non credo sia giusto privilegiare la salumeria degli altri", teorizza.
D'altro canto, la tradizione delle consorti "nominate" nelle istituzioni non è aliena al centrosinistra di prima generazione, che ha avuto precedenti nell'avventura di Sandra Lonardo in Mastella (oggi capolista Udeur in due circoscrizioni campane), e nell'elezione a senatrice di Anna Maria Carloni, moglie (ancorché impegnata in politica fin da ragazza) dell'allora potentissimo governatore Bassolino. Sta di fatto che la legge chiamata, con il placet della Consulta, a promuovere la "democrazia paritaria" si trasforma nel collocamento delle mogli "guardiane". Da angeli del focolare a custodi del familismo elettorale. E pensare che contro quella legge votarono proprio Forza Italia ed An. Privilegi che potrebbero pesare, nella Campania con la disoccupazione al 12,2 per cento, la crisi che ha tagliato 20mila posti e la diaspora dei giovani laureati. Ferite per le quali non basterà inviare in aula l'esercito delle mogli. Né l'entusiasmo, che suona involontariamente sarcastico, del coordinatore regionale: "Avevamo promesso candidature all'altezza e ci siamo riusciti. Ecco,
(02 marzo 2010)

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