
di Roberto Monteforte
La via Crucis in Vaticano è cominciata in anticipo. Il New York Times accusa papa Bendedetto XVI. L’attacco è frontale. Lo si è accusato di aver archiviato il caso per «proteggere la Chiesa dallo scandalo». Il più autorevole quotidiano statunitense pubblica documenti. Carteggi tra l’allora cardinale Ratzinger e alcuni vescovi statunitensi. Riferisce di visite in Curia. L’accusa coinvolge anche chi allora era il più stretto collaboratore di Ratzinger e che ora è il suo segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Le accuse navigano sui siti web di tutto il mondo. Un fuoco di fila che si somma ed amplifica gli attacchi mossi al pontefice nelle scorse settimane dalla stampa tedesca e prima ancora da quella irlandese. [
Alla vigilia di Pasqua, il momento di maggiore attenzione nel mondo sulla Chiesa di Roma e sul suo vescovo, parte l’ennesimo attacco mediatico. Non può non destare preoccupazione in Vaticano. L’accusa di aver coperto la pedofilia, già devastante per la Chiesa, ora è rivolta al Papa e questo ne può minare in profondità l’immagine e la credibilità nel mondo. La Santa Sede risponde. Affida la sua replica al direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi che al New YorK Times scrive: «Nessuna copertura, nessuna proibizione di denuncia degli abusi, la Congregazione per la Dottrina della Fede venne informata dei fatti solo una ventina di anni dopo».
Offre la ricostruzione dei fatti fornita dalla Santa Sede che scagionerebbe da ogni responsabilità la Congregazione per la Dottrina della Fede e chi ne era allora responsabile. Su di un punto padre Lombardi insiste in modo particolare: «Contrariamente ad alcune affermazioni circolate sulla stampa - spiega - né la Crimen sollicitationis né il Codice di Diritto Canonico hanno mai vietato la denuncia degli abusi sui bambini alle forze dell’ordine». Quindi non vi sarebbe alcun segreto pontificio che bloccherebbe la denuncia dei preti pedofili ai magistrati. Vi sarebbe un percorso, quello del processo canonico, parallelo e indipendente da quello civile.
Le scorse settimane lo stesso Lombardi, dopo le polemiche mosse dalla stampa tedesca, aveva denunciato «il tentativo di coinvolgere personalmente con un certo accanimento il Santo Padre nelle questioni degli abusi». «Per ogni osservatore obiettivo - concludeva - è chiaro che questi sforzi sono falliti». Pare che il capitolo non sia chiuso. La Chiesa con i suoi media fa barriera. Scrive l’Osservatore Romano e il quotidiano della Cei, Avvenire, risponde al New York Time. «I documenti dicono il contrario». Perché questo tiro incrociato su Ratzinger?
Ora la linea delle Chiesa è chiara. L’ha ribadita lo stesso pontefice nella sua recente lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda. «Tolleranza zero» verso i preti pedofili, impegno concreto a favore delle vittime, i colpevoli fuori dalla Chiesa e collaborazione piena con la magistratura. Insieme ad una maggiore attenzione alla formazione del clero e ad una selezione più accurata dei seminaristi. Conferma del celibato dei preti. Oltretevere c’è chi paventa un uso politico dello scandalo pedofilia nella Chiesa. Vi è un precedente. Quando lo scandalo è stato usato dal presidente Usa George W. Bush per tentare di tappare la bocca a Giovanni Paolo II che tuonava contro la guerra in Iraq. Ma ora? Con Obama alla Casa Bianca?
26 marzo 2010

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