venerdì 16 aprile 2010

E sulla giustizia Bersani prova a tenere unito il partito


DOMANI IL CONFRONTO IN DIREZIONE NAZIONALE TRA LA “MAGGIORANZA” E “L’AREA DEMOCRATICA”.
IL SEGRETARIO: IL PDL STA PEGGIO
di Sara Nicoli

Il Pd è unito, non rischia la scissione, dice Bersani. E in fondo anche il voto al "salva liste" viene considerato in ambienti vicini alla segreteria Pd, come la dimostrazione che è ancora possibile, all'interno del partito, trovare una sintesi tra le diverse posizioni sul tappeto. "Siamo nel mezzo di un mare di chiacchiere - ha aggiunto Bersani - abbiamo la direzione e si vedrà che il partito è unito. Se qualcuno ha voglia di fare la guerra la faccia lui da solo. Noi abbiamo di fronte l'Italia con i suoi problemi ed è di questo che ci dobbiamo occupare, non ripegarci su noi stessi".

Bersani tiene il punto, si spinge a dire che "il nostro risultato è stato sottovalutato, che tutti quanti siamo coinvolti nel distacco tra politica e società, il calo dei votanti, quindi c'è un problema di fondo uguale per tutti che dobbiamo sapere cogliere", ma la realtà che emerge è di tutt'altro segno.

Sulle riforme il Pd mostra anime diverse, addirittura contrapposte quando sul tavolo si apre il fascicolo della giustizia. E la brutta pagina del sì al "salva liste" è anche figlia di un tentativo di mostrare coesione quando questa è ben di là da venire. Anche se su un punto a via delle Fratte sono tutti d'accordo: nel Pdl la lacerazione è forte e di certo stanno peggio che nel Pd: "Credo che il centrodestra abbia più problemi di quello che racconta, anche dal punto di vista delle riforme - ha sostenuto sempre Bersani - perchè a differenza di quello che si racconta in giro, sul tema dei cambiamenti e delle riforme noi abbiamo le nostre proposte solide, presentate in Parlamento. Il centrodestra sta producendo molte discussioni e chiacchiere, ma non ha presentato nulla. Vuol dire che qualche problema c'è".

Di certo è così, ma la sintesi su alcune proposte di riforme dentro il Pd è ancora lontana. L'iniziativa di Andrea Orlando di far sottoscrivere a 105 parlamentari "cinque proposte per riformare la giustizia" che sono state fortemente criticate, seppure solo ufficiosamente, sia da Bersani che da Franceschini, danno esattamente il senso di un partito diviso tra due diverse anime che domani, nella direzione, dovrà trovare un nuovo assetto e, soprattutto una strategia utile "a non farsi inghiottire dal dipietrismo".

I nervi restano scoperti. Spiega, infatti, uno dei firmatari del documento Orlando: "Non possiamo farci irretire, sulla giustizia, dalla vicende personali di Berlusconi nè è possibile che solo ex pm e giuristi abbiamo il diritto di parlare di giustizia".

Si vedrà quale sintesi emergerà dalla direzione che, comunque, nasce sotto una stella polemica. Tanto per dirne una, ha destato malumori diffusi la riunione semi carbonara dei bersaniani che l'altra sera il segretario ha riunito in una sala al centro di Roma per fare il punto sulla linea da lanciare in direzione. Si parla di proporre un'agenda riformista dai contenuti netti. Avanti sulle riforme, dunque, e senza fare sconti; il Pd verificherà il confronto con la maggioranza nelle sedi deputate, ad esempio sulla giustizia e sui temi istituzionali, ma in altri casi, come sul lavoro, assicurerà al partito una fisionomia chiaramente distintiva. Solo che l'ala di Area democratica, che fa capo a Franceschini e Veltroni, malgrado le dichiarazioni di facciata, l'ha presa male. Particolarmente duro il commento di Beppe Fioroni che ha preferito dire la sua anche a costo di scontrarsi con Franceschini: "Nel Pd c'è chi si sente figlio di un Dio minore". Con le riunioni tra pochi "si ingenera il rischio - ha proseguito l'ex margheritino - che il Pd sia formato solo dal 51%, e che il resto sono figli di un Dio minore. Così estirpa una filiera culturale alternativa, quella dei cattolici".

Parole pesanti anche verso Sergio Chiamparino, che nei giorni scorsi ha proposto la creazione di un Pd del nord. "Attenzione ad assecondare l'opportunismo di alcuni - ha detto ancora Fioroni - a scapito delle opportunità per molti. Non è possibile che finanziare ad ogni sconfitta elettorale, e all'esperienza amministrava di qualcuno che sta per finire, ci riapra il dibattito sul Pd del nord". Quindi l'affondo finale: "Non c'è elasticità che possa trasformare in vittoria una sconfitta". Bersani è avvertito: se anche si troverà la sintesi, non sarà perchè il partito è unito, ma perchè deve sopravvivere.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

SI LEGGONO IN QUESTO ARTICOLO COSE INCREDIBILI, QUALI AD ES.:"Non possiamo farci irretire, sulla giustizia, dalla vicende personali di Berlusconi nè è possibile che solo ex pm e giuristi abbiamo il diritto di parlare di giustizia"!
DAVVERO? CHI NE DEVE PARLARE, ANDREA ORLANDO, CON LA SOLA MATURITA' SCIENTIFICA DI DIRITTO DI CUI NON SA NULLA?