giovedì 15 aprile 2010

Fini: "Pronto a fare gruppi autonomi"


Berlusconi: "Allora lasci presidenza Camera"

Toni di rottura nel vertice tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini. Quest'ultimo - riferiscono fonti della maggioranza - ha detto esplicitamente che è pronto a costituire suoi gruppi autonomi in Parlamento e ha accusato governo e Pdl di andare a traino della Lega. Il premier - riferiscono le stesse fonti - avrebbe chiesto 48 ore di riflessione.

Ancora fonti della maggioranza riportano in seguito la replica del premier al presidente della Camera. "Rifletti bene su questa decisione di dar vita a gruppi autonomi - avrebbe detto Berlusconi a Fini -. Se lo farai, l'inevitabile conseguenza dovrebbe essere quella di dover lasciare la presidenza. E chi porta avanti iniziative autonome è naturalmente fuori dal partito". All'avvertimento del Cavaliere, Fini si sarebbe riservato di comunicare una decisione entro la prossima settimana.

I deputati vicini all'ex leader di An si sono riuniti immediatamente. Nello studio del presidente della Camera sono giunti il presidente vicario del Pdl a Montecitorio Italo Bocchino, il vicecapo gruppo Carmelo Briguglio, il viceministro e segretario generale di FareFuturo Adolfo Urso e il sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia, raggiunti poi da Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, e da Flavia Perina, direttore del Secolo d'Italia e parlamentare Pdl vicina a Fini.

Come cambierebbe la maggioranza. L'eventuale costituzione di gruppi parlamentari 'finiani' potrebbe sconvolgere la mappa politica e dare un volto completamente nuovo alla maggioranza, se non addirittura metterla in affanno numerico. Gli ex di An presenti nel gruppo del Popolo della libertà alla Camera (270 deputati) sono una novantina e tra questi i cosiddetti finiani 'doc' sarebbero una trentina. Al Senato su 47 senatori ex An (il gruppo Pdl è composto di 144) i finiani sarebbero 10-12. Attualmente alla Camera la maggioranza di centrodestra può contare su 270 voti Pdl, 60 della Lega, 2 repubblicani e popolari del gruppo misto e 9 tra Mpa rimasti fedeli a Lombardo ed 'ex', vicini al sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti. Al Senato il gruppo Pdl è di 144 unità e i leghisti sono 26, più alcuni senatori Mpa o 'ex'. In realtà, basterebbero una trentina di deputati e meno di 15 senatori per mettere in seria difficoltà il governo già nel prossimo esame di provvedimenti come la giustizia o le eventuali riforme.

"Non ci si può appiattire sulla Lega". Il faccia a faccia Fini-Berlusconi si è svolto a Montecitorio all'indomani del vertice tra il presidente del Consiglio e il leader del Carroccio, Umberto Bossi. Il presidente della Camera ha portato al capo dell'esecutivo un messaggio molto chiaro e del resto già ripetuto più volte dopo le regionali: non ci si può appiattire sulla Lega, perché così si indebolisce il Pdl. Alla fine del pranzo i due protagonisti non hanno rilasciato dichiarazioni. Berlusconi si è limitato a dire: "Ho mangiato benissimo".

Ieri Bossi aveva parlato chiaro: non solo l'ipotesi di un candidato leghista a palazzo Chigi nel 2013 non è peregrina, ma il Carroccio vuole contare anche nei salotti buoni della finanza del Nord. "E' chiaro che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello - aveva affermato il numero uno di via Bellerio - la gente ci dice 'prendete le banche' e noi lo faremo".

Oltre alla sfida di Bossi e agli equilibri all'interno della maggioranza, al centro del delicato colloquio tra Berlusconi e Fini c'era il cammino delle riforme. Nei giorni scorsi il presidente della Camera aveva lanciato l'ipotesi di 'inventare' un 'modello' italiano per le riforme istituzionali. Ma aveva anche ribadito la sua predilezione per il modello presidenzialista francese a doppio turno elettorale.

Gli uomini di Fini avevano dal canto loro assicurato che non c'è nessuna volontà di forzare e che l'ex leader di An si sarebbe seduto al tavolo con il Cavaliere con l'intenzione di trovare un'intesa, rilanciando la necessità che sulle riforme ci sia un confronto aperto, all'interno della maggioranza e nel Parlamento. Nessuna volontà di rompere, avevano spiegato i finiani, ma anche nessuna delega in bianco.

Di fronte ai mal di pancia della maggioranza, il leader del Pd Pierluigi Bersani commenta: "Credo che il centrodestra abbia più problemi di quanto dice, anche in tema di riforme. E sono sempre stato convinto che, a differenza di quello che si racconta in giro, il centrodestra sta producendo molte discussioni e chiacchiere ma non ha presentato alcuna proposta in Parlamento. Vuol dire che c'è un problema".

(15 aprile 2010)

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