

Rivolta contro l’imprenditore che ha pagato la mensa “tagliata” dal sindaco leghista: “Nessuna buona azione rimarrà impunita”
di Elisabetta Reguitti
Adro “Nessuna buona azione rimarrà impunita”. Saluta in questo modo Silvano Lancini dal citofono. “Non ho nulla da aggiungere al testo della lettera che avete pubblicato”. Lui è l’imprenditore bresciano che ha deciso di saldare i conti delle famiglie morose della retta della mensa nella scuola elementare di Adro. Un bonifico annunciato da una lunga lettera in cui lui – che dichiara di aver votato Formigoni – ha deciso di fare un semplice gesto di generosità che rischia però di diventare un gesto di coraggio.
Voleva rimanere innominato e sconosciuto ma così non è stato. Su Internet ieri girava la sua foto e il suo nome. Lancini è conosciuto in paese ma non conosce nessuna delle famiglie che beneficeranno della sua decisione. Decisione che ha scatenato un meccanismo di rivolta nella piccola località della Franciacorta in provincia di Brescia. Dove la gente pensa sia normale che “se non paghi non mangi”.
Ville circondate da invalicabili muri di sasso, nuove costruzioni, piccole chiese e oratori, vigneti ordinati dove le zolle di terra sono perfette senza neppure un filo d’erba. Siamo in Franciacorta. Il paradiso del vino. L’ordine e il rigore prima di tutto. In un contesto sociale che però viaggia sempre più spesso su meccanismi di nepotismo che sfociano anche in favoritismo. Ma così da queste parti tutti sembrano contenti e soddisfatti. Detto questo, rimane il beneficio del dubbio perché un imprenditore, che compie il gesto di sborsare di tasca propria 10 mila euro per gente che non conosce e per giunta “forestiera”, decida di non parlare. Di non cercare visibilità sui giornali e nelle televisioni nazionali e magari pure un po’ di pubblicità per la sua azienda. Lui, un tempo insegnante di matematica nella stessa scuola dove prima di Pasqua agli alunni erano state consegnate delle buste chiuse nelle quali stava scritto che se le famiglie non avessero pagato il mercoledì successivo i bambini avrebbero saltato il pasto. Un cinquantenne che dopo l’insegnamento si era buttato nell’informatica lavorando anche in Ibm e che ora è amministratore delegato di una società di software. Un signore sicuramente più che benestante. Che la solidarietà non vada firmata siamo tutti d’accordo. Ma forse c’è di più se un uomo vuole mantenere l’impegno a non parlare e tenere ferma la sua asticella del silenzio in zone del Paese “paladine dello spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno” come scrive nel suo “manifesto” e che Il Fatto Quotidiano ieri ha pubblicato integralmente.
Il perché forse è da ricercare in quello che c’è. O, forse, quello che non c’è più. Per arrivare da Lancini si percorrono strade antiche trasformate nelle nuove, percorse da Suv guidati da signore che portano i propri piccoli alla partita del metà pomeriggio all’oratorio. Dove però i sacerdoti scuotono la testa schiudendo l’uscio della sacrestia bisbigliando di non avere niente da dire sulla vicenda del “salto del pasto”.
I politici qui hanno spiegato che bisogna avere paura degli stranieri. Ci sono ancora i manifesti della campagna elettorale in cui la Lega dichiara: “Tetto del 30% nelle scuole. Un’altra promessa mantenuta”. Ma Lancini nella sua lettera ragiona in modo diverso. Scrive che il sonno della ragione genera mostri.
“Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto a scuola ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori, i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse perché anche in quel caso qualcuno le paga per lui”.
Perché un uomo di affari come Silvano Lancini non vuole pubblicità per la sua decisione? “Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia – continua la lettera di Lancini –. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onorano del loro disprezzo”. E poi quella frase mandata per e-mail da un amico a Lancini: “Nessuna buona azione rimarrà impunita”.

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