

Tg1 “sotto dettatura” del Pdl, costi boom e ascolti flop Minzolini insulta: dati falsi. Garimberti: la smetta
di Carlo Tecce
Il panino del Tg1 non è mai di giornata. Riempito con dichiarazioni di governo, maggioranza e opposizione. L’agenda politica è dettata – prendiamo pure il senso letterale – dall’ufficio stampa del Pdl che, all’ingresso della sala riunioni, chiama i vicedirettori più vicini a Minzolini, Fabrizio Ferragni e Gennaro Sangiuliano, e fa la solita ordinazione: “Che fate oggi? Noi possiamo farvi parlare con...”. Il portavoce Daniele Capezzone e i capigruppo Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri prendono il posto dei puntini sospensivi. Il Pdl gioca d’anticipo, chi conosce il poker direbbe: “Vedo”. E gli altri concorrenti intorno al tavolo – i partiti del centrosinistra – sono costretti al “buio”.
“Non è mai successo nella storia del Tg1: c’è chi sceglie cosa deve lanciare e chi deve ribattere a tema”, spiega un giornalista del settore politico che, nei burrascosi tempi d’epurazione, preferisce l’anonimato.
“Il Pdl concorda la scaletta con la direzione. Può accelerare sulle riforme costituzionali – aggiunge – e frenare sul testamento biologico. L’opposizione è passiva: può entrare nella discussione subendo oppure restare in silenzio”. Stabilite le coordinate con il Pdl, la coppia Ferragni-Sangiuliano allerta i giornalisti parlamentari, incaricati di cercare una risposta del Partito democratico o dell’Italia dei Valori a una domanda che il Pdl propone per i suoi interessi. La politica è mediatica: il teatrino Tg1-Pdl regge perché nessuno della minoranza può rifiutare il palco, un minuto di visibilità su Raiuno.
Il Tg1 su commissione è un telegiornale da costruire, un po’ stile Ikea e un po’ bollettino di Palazzo Chigi: “Una sorta di ’ferragnismo’ dal nome di Ferragni”, commenta Alessandro Gaeta, membro del Cdr.
La macchina del giornale è una cucina sbrigativa che smista servizi e invia giornalisti ispirandosi ai contatti di Augusto Minzolini: immancabile la telefonata quotidiana con i collaboratori del presidente del Consiglio e, per le pratiche più delicate, con il sottosegretario Bonaiuti. Il Tg1 protegge il governo: per eccesso di zelo, a volte, colpisce anche il cofondatore del Pdl, il presidente della Camera: “Raiuno ha sempre cercato la distinzione tra partiti e cariche istituzionali. La seconda o terza carica dello Stato – spiega un inviato del Tg presente al congresso Usigrai di Salsomaggiore – merita una finestra a parte”. Eppure Gianfranco Fini, suo malgrado, spesso finisce a sottiletta nel panino. Nei giorni fortunati. Perché un recente convegno della fondazione FareFuturo, seguito dal giornalista Angelo Polimeno, è sfumato in un resoconto di venti secondi. Polimeno ha protestato con il reggente della politica, quel Francesco Giorgino “asso piglia tutto”, promosso conduttore nell’edizione delle 20 (in sostituzione dell’epurata Tiziana Ferrario) e caporedattore centrale. Minzolini ha consegnato i fili della politica a dei colleghi con le stellette poc’anzi appuntate: al pugliese Giorgino – attivissimo nella raccolta di firme pro direttore – e al vice Susanna Petruni, ex inviata speciale embedded di Palazzo Chigi/Grazioli. E così un intervento (pessimistico) sulla crisi economica di Mario Draghi, qualche settimana fa a Bari, viene ignorato all’ora di pranzo e ripescato nelle retrovie all’ora di cena: il governatore della Banca d’Italia introduce le notizie di costume, le cosiddette armi di distrazione di massa che affollano la seconda parte del giornale.
Minzolini è intollerante alla critica: il suo mandato sta per compiere un anno e i dati d’ascolto – che lunedì saranno presentati in Cda dal consigliere Rizzo Nervo – fanno la cornice a un fallimento totale. Spettatori in fuga (circa un milione in meno), share in picchiata (27%, 4,67 punti in meno del predecessore Riotta), margine ridotto sui “rivali” del Tg5 (3 per cento la sera). L’ex squalo della Stampa cerca l’affondo su Rizzo Nervo: “Non sa leggere le cifre. E’ in atto una campagna denigratoria nei miei confronti”. Il presidente della Rai è severo: “Minzolini ha perso una buona occasione per tacere”, dice Paolo Garimberti. E se il pubblico boccia il Tg1, l’azienda concede carta bianca e risorse copiose che contraddicono le previsioni di Salsomaggiore: “Lacrime e sangue”. Minzolini ha scelto tre caporedattori centrali: Giorgino, Leonardo Sgura e Filippo Gaudenzi, presto toccherà a Monica Maggioni. Cinque barra sei in totale: Tg2 e Tg3 ne hanno uno ciascuno (da regolamento). Gaudenzi ha la delega alla redazione Internet: che esiste da un mese, che arruola dodici ragazzi (contratto a nove mesi), che – piccolo particolare – è ancora inoperosa. Assunto con la qualifica di vice caporedattore (inedito Rai), proprio per Internet, Mario Prignano (ex Libero) è già diventato caporedattore. C’è un gruppo di 14 giornalisti per il sito, ma non c’è il sito. E in più c’è la trattativa in corso con Roberto Fontalan, un ex: contratto a tempo indeterminato da 300 mila euro l’anno lordi. Operazioni che sbattono contro il muro dell’ufficio risorse umane, ultimo residuato dell’opposizione politica di viale Mazzini: nel complesso, spalmate negli anni, le promozioni di Minzolini pesano per quasi due milioni di euro sul bilancio.
Per accontentare la Lega, più gradita dei finiani, il “direttorissimo” (dalle intercettazioni di Trani, così Berlusconi chiamava Minzolini) stava per alzare i gradi a Enrico Castelli. Poi s’è accorto che, per parafrasare una battuta cult di Salsomaggiore, i capi sono più numerosi degli spettatori. Lo squalo ha imboccato la terza via: redazione di corrispondenza da Milano coordinata dal Castelli medesimo, un’enclave immune al Tg regionale che da un paio di settimane – incasso immediato delle elezioni verdi in Piemonte e Veneto – sforna speciali sulla cultura dei lumbard.

2 commenti:
Rai 1 ormai è diventato il "carrozzone dei giullari", la cosa tragica è che si arricchiscono sulla Nostra pelle con strafottenza e imperialismo.
Milioni di euro per questi ignobili cantastorie, mentre la gente non sa come apparecchiare la tavola per i propri figli!
Viene o no la nostalgia di rintonare con forza.. "Avanti o popolo"??
VIENE, ECCOME SE VIENE, MA E' SOLO NOSTALGIA.
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