

E DI PIETRO DEPOSITA IL REFERENDUM SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
di Antonella Mascali e Sara Nicoli
Ormai l’unico modo per difendersi dalle leggi ad personam è buttarla in referendum. E così, mentre Di Pietro ieri è andato in Cassazione a depositare il quesito per abrogare il legittimo impedimento, un'altra legge ad personam, ha preso il largo verso i lidi dell'approvazione definitiva entro giugno.
E’ il ddl intercettazioni. Gli ultimi ritocchi sono nelle mani di Alfano a cui Berlusconi ha dato mandato di redigere la serie di emendamenti che verranno presentati dal governo (o attraverso il relatore del provvedimento) direttamente in aula al Senato a partire dal prossimo 21 aprile. "Abbiamo deciso di fare alcune modifiche - spiega il vice capogruppo dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello - che interessano la parte della legge che riguarda la magistratura, ammorbidendo quei divieti riguardo la possibilità di utilizzo delle intercettazioni per le indagini”. Il testo attuale, licenziato dalla Camera, prevede che si possa intercettare solo di fronte a “evidenti indizi di colpevolezza” invece che a “gravi indizi di reato”, come stabilisce la legge attuale.
Il ministro della Giustizia sta stilando una decina di emendamenti che punterebbero, soprattutto, ad eliminare quelle aggettivazioni legate agli indizi di colpevolezza. Un semplice maquillage, ma la sostanza non cambia. Sarà possibile intercettare solo se ormai il colpevole o presunto tale è stato individuato. Ha chiarito infatti il presidente della commissione giustizia del Senato, Filippo Berselli: “Potremmo anche rinunciare all'aggettivo 'evidenti’, ma dal concetto della 'colpevolezza’, anziché del 'reato’, non si recede”. Neppure un ritocco alla parte del testo che vieta la pubblicazione delle intercettazioni, considerata dall'opposizione in netto contrasto con l'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa.
Il governo punta a licenziare il provvedimento modificato al Senato entro la fine di aprile e a renderlo definitivo, con l'ulteriore passaggio alla Camera, entro giugno. "Non ce ne sarà la necessità - sostiene un autorevole esponente del centrodestra – ma qualora l'opposizione facesse le barricate a Montecitorio, il governo non esiterà un minuto ad apporre la fiducia. Per il Cavaliere questo provvedimento è troppo importante perché riguarda la privacy di tutti i cittadini".
Nel vertice a palazzo Grazioli della settimana scorsa il premier è stato netto: prima di qualsiasi altra cosa, compresa la bozza della grande riforma delle giustizia, il ddl intercettazioni dovrà diventare legge. E se il Cavaliere, alla fine, ha concesso di ammorbidire - anche se solo a parole - la parte del ddl riguardante la magistratura, questo è stato per blandire il Capo dello Stato in cambio della firma sul legittimo impedimento.
L'unico dubbio che il premier ha esposto ai suoi interlocutori riguarda l'eventuale firma di Napolitano una volta approvate le intercettazioni in via definitiva. E' stato infatti per questo motivo che durante il consesso di Confindustria, lo scorso fine settimana a Parma, Berlusconi ha innervosito il Quirinale con l'infelice battuta secondo cui "starebbe attento anche agli aggettivi". Di certo, Berlusconi si venderà pubblicamente di aver ascoltato "i suggerimenti" del Capo dello Stato per fare pressioni sul Colle e ottenere la firma, ma la partita non è priva di rischi.
Il premier per ora si gode il legittimo impedimento appena firmato da Napolitano. Una legge su cui potrebbero pronunciarsi i cittadini. Dal primo maggio Italia dei valori raccoglierà le firme per il referendum che chiede l’abrogazione della legge ad premier e ministri. “Un‘ altra legge porcata”, l’ha definita Di Pietro. Il referendum potrebbe non essere necessario perché come è successo per il lodo Alfano, anche per il legittimo impedimento potrebbe pronunciarsi la Corte costituzionale. Lunedì scorso il pm di Milano, Fabio De Pasquale, al processo Mediaset, in cui Berlusconi è imputato di frode fiscale, ha chiesto al Tribunale di ricorre alla Consulta se dovesse interpretare la norma come un obbligo “a prendere atto della certificazione della segreteria generale della Presidenza del Consiglio” e pertanto “a rinviare per mesi il processo” automaticamente.
Lunedì conosceremo la decisione del Tribunale.
Ma ci sono anche altri giudici di Milano che potrebbero investire la Consulta e sono quelli del processo in cui Berlusconi è accusato di essere il corruttore del testimone David Mills. L’udienza è fissata per venerdì.

2 commenti:
L'Italia è a pezzi e questi vivono in funzione di loro stessi.
Arriverà l'anarchia e a regalarcela saranno proprio questi tracondanti signori tutti intorno a un calabrone pieno di soldi.
SI SA CHE NON SARA' CAMBIATA LA LEGGE, CHI CI SPERAVA E' UN INGENUO.
TOGLIERE LE MACERIE IN CUI SI STA RIDUCENDO LO STATO SARA' MOLTO PIU' DIFFICILE DI QUELLE DE L'AQUILA.
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