sabato 22 maggio 2010

Il visitatore inatteso


di Furio Colombo

L’evento si presta ad essere illustrato come i quadri votivi “per grazia ricevuta” di tante chiese.

Stanno calando la pietra tombale sulla giustizia italiana quando compare un messo che ferma l’atto finale sul punto di compiersi e dice queste parole: “Non vogliamo che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati italiani di continuare l’ottimo lavoro svolto finora”. Il messo è apparso all’improvviso agli astanti nei giardini dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Ha un nome poco noto agli italiani, Lenny Brauer, una eccellente carriera giuridica americana, un titolo pesante (Assistant Attorney General, ovvero sottosegretario alla Giustizia degli Stati Uniti) e una missione che esprime con queste parole: “La legislazione penale italiana così come è finora, è stata molto efficace nella lotta alla criminalità organizzata”.

Se il messaggio dell'inaspettato difensore della giustizia italiana, a nome della più grande democrazia del mondo si fosse fermato qui, potete giurare che già oggi la solenne dichiarazione sarebbe stata venduta dalla libera stampa di Berlusconi ed editori associati, sottomessi o intimiditi, come un grande elogio della sepoltura in corso di giustizia, di giudici, di civiltà giuridica. Dite che è impossibile? Lo dite perché non sapete che in varie sedi istituzionali nazionali e internazionali c’è chi afferma ufficialmente, a nome del governo italiano, che i respingimenti in mare dei migranti, l’impedimento a chiedere il diritto d’asilo, il reato di clandestinità, sono in linea con i codici del mondo libero, approvati e invidiati, dagli altri Paesi democratici, proprio mentre tutte le organizzazioni internazionali ammoniscono, condannano e isolano il governo del “pacchetto sicurezza”.

Conoscendo bene il caso Italia, l’avvocato Brauer, viceministro della Giustizia statunitense, ha preferito agire fuori dai cauti percorsi diplomatici. Conscio dell’emergenza ha usato la sorpresa, la tempestività. Mentre la destra impone tempi stretti alle legge che vieta le intercettazioni, mentre il Pd – vedi il Foglio del 21 maggio – appare diviso, lui arriva proprio adesso. Parla con inequivocabile chiarezza: “In un mondo dove il crimine non conosce limiti, una efficace collaborazione è essenziale. Finora il rapporto con l'Italia nella lotta al crimine organizzato è stato ottimo. Le intercettazioni sono strumenti essenziali alle indagini”.

Il partito degli avvocati di Berlusconi e dei simpatizzanti dispersi a sinistra adesso devono fare una scelta di civiltà: Barack Obama o Vladimir Putin.

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