domenica 13 giugno 2010

Dal blog “Non può piovere per sempre”

di Francesca G.

L’otto Giugno alle ore 18,00 mi trovavo in Chiesa per la ricorrenza dell’anno di un caro Amico defunto, mi capita, come a molti penso, di non potermi sottrarre a simili doveri , cerimonie religiose di parenti o amici, ne farei volentieri a meno, ma.. società in cui vivi d’obbligo è rispettarne gli usi.

Quando mi ritrovo fra quei banchi, la mia mente se ne va girovagando in ogni dove e si perde nelle fantasie più disparate, così da ritrovarmi seduta quando gli altri sono in piedi e viceversa. Bontà della persona a me vicina che a volte mi avvisa del cambio, forse perché appaio come un carciofo in un campo di fragole, e non va certo meglio allo scambio del “segno della pace, stordita stringo una mano tesa con un bel “ciao”. Ogni tanto però capto qualcosa che mi riporta alla realtà, come ad esempio la famosissima frase: “ io sono il vostro pastore e voi le mie pecorelle”, mi viene d’istinto di belare ma mi trattengo per non essere classificata come la “matta del villaggio” dalla “sana gente”, e poi so che non sarebbe gentile irrompere così nel bel mezzo di una celebrazione solenne.

Durante la predica, che trovo sempre lunga e noiosa, mi “svegliai” di botto perché ero scivolata pericolosamente verso il bordo del sedile, quelle panche di legno sono la mia rovina, così abbandonata nelle mie fantasticherie slitto dolcemente senza avvedermene.

Il sacerdote stava parlando di padre Pio , non raccontava certo sulle opere a beneficio della gente che l’umile uomo fece, ma.. di caritas.

Vale a dire che il predicatore marcava le donazioni alla Chiesa da parte dei fedeli, e si lamentava che oggi non c’è più come allora.. caritas...

“Chi sa con chi vorresti spendertela la “caritas!”, pensai.

Fece l’esempio di una vecchietta tanto povera che riuscì, nonostante la sua miseria, a donare 50-lire tutte in centesimi, e quando il buon frate le chiese come avesse fatto a raccimolare tutti quegli spicci, la donna rispose che aveva risparmiato sui fiammiferi chiedendo alla vicina di casa di darle un carbone acceso all’occorrenza. Pazzesco, mi piacerebbe sapere se la storia è vera o solo una bella invenzione architettata pur di spennare polli senza pinne.

Sul finire della celebrazione il sacerdote si rivolse a tutti con un: “Cari fratelli…” e qui galoppai ancora con il mio pensiero.: chi sa quale sarebbe la reazione della gente vedendo un pastore che nel rivolgersi alle sue pecore dicesse: “cari fratelli” , verrebbe subito additato come matto o interdetto , il predicatore invece dice cose sante, sembra sano di mente pur parlando da matto, forse perché i veri matti stanno beati di fronte a lui.. chi lo sa.

Continuò invitando tutti alla messa della sera per i giovani novizi, che sarebbero arrivati da Reggio Calabria, e pregava i genitori di incitare i loro ragazzi a partecipare:

“ convinceteli, la Chiesa ha bisogno di giovani, di vocazioni, vedete di convincerli con una paghetta, con un regalo, insomma voi sapete come fare per ottenere dai vostri figli”...

Molte "pecorelle" risero intenerite a tale supplica, io rimasi sbalordita, pagare un figlio per indurlo a frequentare la Chiesa, a credere e a farsi monaco?

Tutto cambia affinché cambi in peggio!

Di quanto sarà il tornaconto per un genitore che riesce nell’impresa, certo che ad avere un parente frate male non si sta di certo.

Quasi, quasi convinco mio marito!