martedì 15 giugno 2010

Unipol e il nastro Fassino-Consorte I pm: «Ghedini testimoni in aula»


I magistrati di Milano avevano chiesto alla giunta per le autorizzazioni della Camera il via libera per l'accompagnamento coatto del legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini per rendere testimonianza sulla vicenda dell'intercettazione Fassino-Consorte nell'ambito dell'inchiesta Unipol. In un primo momento la giunta era stata convocata per martedì alle 9,15 dal presidente Pierluigi Castagnetti (Pd). Ma in serata in una nota Niccolò Ghedini ha precisato che «la Procura di Milano, preso atto che in data 8 febbraio 2010 ero legittimamente impedito, che non vi è stata nessun successiva citazione, e che vi è sempre stata la disponibilità a recarsi in Procura per dichiarare la impossibilità a testimoniare, essendo difensore in quel procedimento, ha inviato alla Camera dei Deputati la revoca della richiesta di accompagnamento coattivo».

«RICHIESTA INFONDATA» - In precedenza Ghedini aveva dichiarato che «la richiesta di accompagnamento coattivo è totalmente infondata ed erronea». «Sono stato citato come teste dopo alcuni rinvii ritenuti ovviamente legittimi. Sono trascorsi quattro mesi, nessuna ulteriore richiesta vi è stata di sentirmi quale teste», ha aggiunto il deputato. «Vi è la massima disponibilità ad andare in procura a verbalizzare l'impossibilità di rendere testimonianza, e ciò rende la richiesta di accompagnamento coattivo palesemente illogica e carente di fondamento. Tale accadimento non potrà rimanere senza le dovute conseguenze che porterò avanti in ogni sede competente».

LA VICENDA - Lo scorso 26 maggio è stato arrestato Fabrizio Favata per estorsione ai danni di Roberto Raffaelli. I due, che lavoravano nella società che svolgeva le intercettazioni per i pm, secondo l'accusa «avevano fatto ascoltare ad Arcore alla vigilia di Natale 2005 a Silvio Berlusconi, e poi consegnato a lui o al fratello Paolo, la registrazione delle telefonate intercettate, ancora coperte da segreto», tra l’allora segretario Ds Fassino e il presidente Unipol Consorte, che pochi giorni dopo venne pubblicata dal Giornale (quotidiano della famiglia Berlusconi) quando l’intercettazione non era ancora depositata e addirittura nemmeno trascritta per i magistrati. Favata, dicono i magistrati, cercò di farsi dare 300 mila euro da Raffaelli con la minaccia di di rivelare l'incontro con i Berlusconi. Il ricatto a Raffaelli arriva dopo un lungo pressing di Favata anche su Paolo Berlusconi e sull’avvocato del premier, Niccolò Ghedini. Il giudice per le indagini preliminari sul caso Favata sottolinea che «Ghedini si è rifiutato di comparire» per due volte, adducendo la propria «incompatibilità a testimoniare» motivata nel febbraio 2010 da due nomine come legale di persona offesa rilasciategli profeticamente già il 10 luglio 2006 da Paolo Berlusconi, e il 26 ottobre 2006 da Silvio Berlusconi anche per indagini difensive «in merito a tale Favata». Per il gip, «una volta ricevuto da Ghedini la risposta» che i Berlusconi «non intendevano pagare il ricattatore Favata, Raffaelli ha deciso di sostenere da solo il prezzo del ricatto».

14 giugno 2010

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