

Marchionne spiega che solo qui la Fiat è in perdita
Se le fabbriche non cambiano, niente investimenti
di Ferruccio Sansa
Il caso Melfi? “Tollerare gli illeciti non è ammissibile ed è ingiusto verso gli altri lavoratori”. Il richiamo di Giorgio Napolitano? “Ho grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale. Per la sua posizione istituzionale accetto quello che ha detto come un invito a trovare una soluzione”. E il segretario della Cgil Sergio Epifani? “Sono totalmente aperto anch’io a parlare con Epifani. E’ una persona che rispetto, con un profilo intellettualmente onesto”.
Da Pavese alla fabbrica di Melfi
UNA COSA va riconosciuta a Sergio Marchionne: è un personaggio. Bisognava essere ieri al meeting di Rimini per respirare l’attesa, così diversa dalla semplice curiosità con cui sono stati accolti i tanti – troppi? - potenti che si sono alternati sul palco di Cl. Non è sfuggito neppure che Marchionne, invece del maglione nero d’ordinanza, indossasse una maglietta nera. Anche lui ha caldo. Il numero uno della Fiat ha scelto un mix dosato con il bilancino: da una parte richiami agli ideali, con citazioni di Pavese, Hegel e Machiavelli (che ricordavano il Marchionne corteggiato dal centrosinistra); dall’altra incursioni nelle polemiche, definite “teatrini e telenovele”.
“Non sono neppure lontanamente un politico, ma un uomo di industria”, ha esordito Marchionne. Eppure il suo discorso è stato uno dei più politici del meeting: “C’è bisogno di un patto sociale per condividere impegni e sacrifici e dare al Paese la possibilità di andare avanti”. Un intervento che ha seguito il filo della storia personale e della Fiat. Dalla nascita a Chieti, al trasferimento in Canada. Allo sbarco a Torino. Fino alla “crisi che ha reso più evidente e, purtroppo, per molte famiglie, anche più drammatica la debolezza della struttura industriale italiana. La cosa peggiore di un sistema industriale, quando non è in grado di competere, è che alla fine sono i lavoratori a pagarne senza colpa le conseguenze”. Ed ecco il ruolo della Fiat secondo Marchionne: “Fabbrica Italia vuole concentrare nel Paese grandi investimenti. Se lasciassimo il mercato libero di agire, le prospettive per la Fiat in Italia non sarebbero buone. L’unica area del mondo in cui la Fiat è in perdita è l’Italia”. Poi le polemiche: si contrappongono “due modelli, l’uno che si ostina a proteggere il passato e l’altro che guarda avanti. Non so quali siano i motivi dello scontro, se ci siano ragioni ideologiche o altro, se non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi, non ci sarà mai spazio per nuovi orizzonti. La Fiat è l’unica azienda dispostaainvestire20miliardiinItalia... Questo sforzo viene visto da alcuni con la lente deformata del conflitto . Non siamo più negli anni ‘60. Non si può più pensare a una lotta tra “capitale” e “lavoro”, tra “padroni” e “operai”. Erigere barricate all’interno del sistema alimenta solo una guerra in famiglia”. Applausi. Quindi un accenno alle responsabilità dell’azienda: “Credo in un sistema che si faccia carico di riparare le conseguenze del funzionamento dei mercati e di sostenere coloro che sono colpiti dal cambiamento. E’ uno dei principali doveri che una società ha nei confronti dei propri cittadini”.
Linea dura sul sindacato
MARCHIONNE, PERÒ, non fa marcia indietro: “Se non ci adeguiamo al mondo che cambia, gestiremo solo i cocci del nostro passato... Sento il dovere di difendere non solo la serietà del nostro progetto, ma anche le ragioni di chi ha abbracciato questa sfida, in particolare la Cisl e la Uil e i loro segretari generali Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti". Frasi che non faranno piacere alla Cgil, come quelle su Pomigliano: “L’accordo ha ottenuto il consenso sia della maggioranza dei sindacati che, poi, dei lavoratori. Un sistema corretto di relazioni industriali deve garantire che gli accordi stipulati vengano applicati. Altrimenti è il caos”. Finché Marchionne arriva a Melfi: “E’ inammissibile tollerare e difendere la mancanza di rispetto delle regole e gli illeciti che in qualche caso sono arrivati al sabotaggio. Non è giusto nei confronti dell’azienda, ma soprattutto degli altri lavoratori. Mi rendo conto che certe decisioni, come quelle di Melfi, non sono popolari... ma la Fiat ha rispettato la legge e ha dato pieno seguito al primo provvedimento provvisorio della magistratura. Pur mantenendo riserve nel merito, abbiamo reinserito i lavoratori nell’organico dell’azienda, assicurando loro l’accesso allo stabilimento e il pieno esercizio dei diritti sindacali”, però “la dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone”. Poi Marchionne rammenta che “portare la nuova Panda a Pomigliano non è stata una scelta basata su principi economici e razionali, lo abbiamo fatto considerando la storia della Fiat. Possiamo costruire insieme, in Italia, qualcosa di grande e duraturo”. Applausi. Marchionne guarda verso la platea, ma i veri destinatari delle sue parole sono anche altri. Lontani centinaia di chilometri. Gli operai di Melfi, ma anche sindacati e classe politica.
1 commento:
Non sarà che lui non capisce l'Italia? Secondo me si, non la capisce.
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