giovedì 9 settembre 2010

Bossi: «Le elezioni sono la via maestra» Berlusconi: «No, al Paese serve stabilità»


Per il leader della Lega, Umberto Bossi, la via maestra per uscire dalla difficile situazione politica «resta quella delle elezioni». E per ottenere questo risultato, ha spiegato il ministro delle Riforme conversando con i cronisti alla Camera, le possibilità sono due: «Se ci sono le dimissioni di Berlusconi o se c'è un voto contrario» sui 5 punti. E a chi gli chiede se, dunque, ci sia la possibilità che la Lega non voti la fiducia, il Senatùr replica: «Ci sono anche queste possibilità...». In serata sono però le parole di Silvio Berlusconi a mettere un freno alla linea drastica del capo del Carroccio e a suggerire maggiore cautela: «In questo momento serve stabilità, non le elezioni» ha detto il Cavaliere ai massimi dirigenti del Pdl riuniti a Palazzo Grazioli per l'ufficio di presidenza -. Abbiamo un'immagine positiva all'estero - sarebbe stato il ragionamento del capo dell'esecutivo - e dobbiamo continuare a lavorare con serenità e governare». Di più: «Ho il dovere di governare». «Si va in Parlamento e vediamo se c'è qualcuno che gioca a farci saltare i nervi. Io voglio governare, non voglio venir meno ai miei impegni presi con il Paese. Cercherò di convincere Bossi - ha sottolineato il premier - ora non servono le elezioni ma governare». Berlusconi è poi tornato sulla richiesta di un incontro con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano per chiedere le dimissioni di Gianfranco Fini. Il premier all'ufficio di presidenza del Pdl ha riferito che il Quirinale non può far nulla sul caso Fini. «Non è necessario andare da Napolitano» ha tagliato corto il premier.
Ma quella del voto non è una prospettiva del tutto esclusa dallo stato maggiore del Pdl: «C'è il tentativo di andare avanti per portare a termine la legislatura - ha precisato il capogruppo dei deputati, Fabrizio Cicchitto, al termine dell'incontro -. Vediamo se ci sono i necessari sostegni parlamentari e solo in mancanza di questi, l'unica strada, è il voto. Questa è la linea decisa oggi dal partito». Silvio Berlusconi ha in ogni caso deciso di riferire in aula alla Camera il 28 settembre.

IL NO COMMENT DI NAPOLITANO - Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato in serata spiegando di non avere ancora ricevuto richieste di incontri da parte di Berlusconi o di Umberto Bossi (ma il premier ha ribadito oggi ai suoi l'intenzione di chiedere udienza a capo dello Stato) e sottolineando di non voler commentare le parole del leader leghista: «E’ un problema puramente politico su cui non mi pronuncio. E’ un annuncio, una scelta, non so come definirlo, di cui posso solo prendere atto». Napolitano è stato chiamato in causa più volte negli ultimi giorni, in particolare per il proposito di Berlusconi e Bossi di sollevare la questione della sopraggiunta incompatibilità del presidente della Camera al mantenimento del proprio ruolo, dopo lo strappo consumato domenica con il discorso di Mirabello. Cicchitto ha tra l'altro fatto sapere che è stato posto alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio il tema dell'incompatibilità del presidente dell'Assemblea, Gianfranco Fini, in quanto non più considerato dal Pdl «super partes». Immediata la replica di Fini: «Ne prendo atto, non è una questione relativa a compiti e funzioni della conferenza dei capigruppo, per questo non considero necessario dare alcuna risposta in questa sede».

«GOVERNO TECNICO? NON HANNO IL CORAGGIO»- Bossi aveva dunque parlato della possibilità che il Carroccio abbia un ruolo attivo nella caduta dell'esecutivo se questo dovesse favorire un rapido ritorno alle urne. In un'eventualità del genere, è stato chiesto al Senatùr, come spieghereste ai cittadini la vostra scelta? «Al di là di quello che dice Fini, i nostri elettori sono padani e vogliono la Padania libera» è stata la replica. A proposito di ipotesi alternative, poi, Bossi è categorico: «Non hanno il coraggio di fare un governo tecnico contro il Paese. Altrimenti portiamo 10 milioni di persone a Roma. Le elezioni le abbiamo vinte noi. Per me la via d'uscita resta il voto». Il leader del Carroccio commenta anche l'intervento di Fini in tv, durante il TgLa7 di Mentana: «Ognuno si fa uccidere dall'elettorato come vuole». Tra l'altro, Bossi risponde con una pernacchia alla decisione del presidente della Camera di non dimettersi. E l'incontro con Napolitano di cui si parla? «Lo vedremo tra 3-4 giorni. Prima devo andare in montagna (al Monviso per la festa dei popoli padani, ndr)».

I COMMENTI - Il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, dà un giudizio positivo sul fatto che ci sia «un passaggio parlamentare» sulla situazione politica del Pdl. Anche il presidente dei deputati finiani, Italo Bocchino, definisce «una splendida occasione» l'intervento di Berlusconi a Montecitorio: «Noi potremo dimostrare la nostra coerenza alla maggioranza e il nostro sostegno al governo». Sull'ipotesi che il premier possa chiedere le dimissioni di Fini da presidente della Camera, Bocchino aggiunge: «Sarebbe un vulnus gravissimo. E non sarebbe costituzionalmente possibile». Intanto in una nota congiunta i finiani Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico, e il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli comunicano che non parteciperanno «all'odierna riunione dell'ufficio di presidenza per una ragione di stile, di opportunità e di merito in quanto resta irrisolta la questione politica determinatasi nella riunione dell'ufficio di presidenza del Pdl del 29 luglio scorso, presa con il nostro voto contrario. Ribadiamo altresì la nostra piena lealtà e fiducia nei confronti del governo e del patto preso con gli elettori».

Redazione online
08 settembre 2010

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

SENTIVAMO LA MANCANZA DI UN MODERNO MASANIELLO!