martedì 7 settembre 2010

Prescrizione, una festa per tutti


di Bruno Tinti

B&C continuano a pretendere il “processo breve”, si dice per evitare a B. la condanna per corruzione dell’avv. Mills. Anche se sanno tutti che di prigione non se ne parla: dopo pochi mesi dalla pronuncia della sentenza il reato sarà prescritto. Questa “soluzione” (già ampiamente sfruttata da B.) è quella abitualmente ricercata dalle difese: i tempi dei processi sono così lunghi che arrivare a una sentenza di condanna è praticamente impossibile. Sotto questo profilo, dunque, il “processo breve” esiste già.

Praticamente impossibile... Ma quanti sono davvero i processi che si prescrivono? Questo veramente nessuno lo sa: l’amministrazione giudiziaria non ha uno strumento statistico che possa fornire questo dato; e, soprattutto, non è tecnicamente possibile prevedere quanti dei processi pendenti si prescriveranno. Questo perché la prescrizione dipende da situazioni processuali imprevedibili: un furto pluriaggravato si prescrive in 12 anni e mezzo; ma, se vengono concesse attenuanti e se queste sono considerate prevalenti sulle aggravanti, ecco che il termine di prescrizione scende a 7 anni e mezzo; e così, magari in Appello o in Cassazione, la precedente sentenza di condanna diventa una sentenza di “assoluzione” per prescrizione. Così è successo a B. in uno dei suoi processi: condannato in primo e secondo grado per corruzione, è stato assolto in Cassazione perché, a seguito della concessione delle attenuanti generiche, il reato era prescritto. Non si può sapere dunque quanti processi si chiuderanno con la prescrizione; ma si può sapere quali. Ogni anno il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione e il ministro della Giustizia spiegano ai cittadini, quando inaugurano solennemente l’anno giudiziario (con cerimonie che somigliano sempre più a un funerale), qual è la durata media del processo penale. Attenzione, la parola chiave è “media”: alcuni processi si concludono prima e altri dopo: la media è 7 anni e mezzo. I processi più rapidi sono quelli semplici, per i quali non occorrono indagini complicate; e quelli più lenti sono i processi complessi. Giusto. Quindi, si potrebbe pensare, i termini di prescrizione tengono conto della complessità dei processi. Sbagliato. I termini di prescrizione non dipendono dalla complessità delle indagini ma dalla pena prevista per il reato: più è alta, più lunghi sono; per dire, l’omicidio si prescrive in 30 anni, il traffico di droga in 25, una rapina, un’estorsione, uno stupro, in 12 anni e mezzo; ma la truffa, la corruzione, la frode fiscale, il falso in bilancio, l’infedeltà patrimoniale, si prescrivono in 7 anni e mezzo. In effetti, tutti i reati puniti con una pena inferiore a 6 anni si prescrivono in 7 anni e mezzo; e, guarda caso, la quasi totalità dei reati cui la classe dirigente del nostro Paese è tanto affezionata sono puniti con una pena inferiore ai 6 anni.

Quel sogno della mancata condanna

ORA, SE I PROCESSI semplici, quelli che si possono concludere entro il termine di durata media del processo, coincidessero con quelli che si prescrivono in 7 anni e mezzo andrebbe tutto bene. Nessun processo si prescriverebbe: quelli semplici si concluderebbero prima della scadenza del termine di prescrizione e quelli complessi, che richiedono più di 7 anni e mezzo per essere definiti, avrebbero termini di prescrizione più lunghi. Solo che non c’è nessuna relazione tra pena prevista (e conseguente termine di prescrizione) e complessità del processo. Un traffico di droga, dopo un annetto di intercettazioni telefoniche, è un processo che si chiude in poche udienze; in un processo per omicidio, quasi sempre, o non si trova il colpevole oppure lo si individua dopo poche settimane; gli autori di una rapina, quasi sempre, sono arrestati mentre la stanno facendo o poco dopo. Insomma i processi per i reati puniti più gravemente sono spesso quelli più brevi. Per questi reati un termine di prescrizione lungo è inutile; tanto i relativi processi si concludono in fretta. E quali invece richiedono un sacco di tempo? Ma è ovvio, quelli che hanno una prescrizione breve, sennò B&C come si salverebbero dalla galera? In questi processi la linea d’indagine è sempre e solo una: seguire i soldi. Da dove vengono i soldi pagati al corrotto? E di chi erano? E questo dove li ha presi?È così che si indaga, da una banca all’altra, da una società all’altra, da una persona all’altra. Ma naturalmente è complicato. La prima banca magari è in Italia e qui si fa relativamente in fretta: i soldi vengono dalla Svizzera o da Montecarlo. A questo punto cominciano le rogatorie; e, se si scopre che i soldi arrivano da un’altra banca che sta alle isole Cayman, le cose si fanno difficili. E poi c’è il problema delle società e delle persone che le rappresentano; magari si tratta della donna delle pulizie e di suo marito; e questa società ha il solo compito di trasmettere la corrispondenza a un’altra società che ha sede in un altro paese e che fa capo a un importante studio di commercialisti o di avvocati. Insomma, quando si è finito di accertare tutto questo, quanti anni sono passati? E, per finire, non è che questi reati si scoprono subito, come avviene per un traffico di droga o un omicidio. Qui c’è il morto, lì c’è un pusher che parla, le indagini cominciano immediatamente. Ma, per i reati di B&C bisogna aspettare che un commercialista inglese si senta chiedere da un avvocato che si è fatto corrompere con circa mezzo milione di dollari come deve regolarsi fiscalmente con questa somma (!); e che il commercialista in questione, indignato, denunci il fatto alle competenti autorità (!!!) Magari passano un paio d’anni; ma la prescrizione comincia a decorrere da quando l’avvocato si è preso i soldi.

E così, quando matura la prescrizione, il processo è arrivato sì e no in primo grado e restano ancora Appello e Cassazione. Alla fine c’è da chiedersi: ma perché B. ci tiene tanto a non farsi dichiarare colpevole di corruzione dell’avv. Mills?

In Appello il reato sarà prescritto; e lui si è già beccato tre “assoluzioni” per prescrizione, una per corruzione, una per finanziamento illecito e una per falso in bilancio; una più, una meno... Vale la pena di ammazzare tutti i processi penali italiani solo per questo?

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Bruno Tinti afferma: "In Appello il reato sarà prescritto; e lui si è già beccato tre “assoluzioni” per prescrizione, una per corruzione, una per finanziamento illecito e una per falso in bilancio; una più, una meno... Vale la pena di ammazzare tutti i processi penali italiani solo per questo?"
Vale la pena si (purtroppo) perché questa 'prescrizione' bloccherebbe l'ambizione di B. di diventare inquilino del Quirinale per sette anni.