giovedì 9 settembre 2010

Sull'ordine pubblico scontro fra il Pd e la questura


ANDREA ROSSI

«Dicono che siamo rimasti a guardare? Ah sì? Ora le spiego com’è andata sabato scorso: prima che arrivasse Schifani, volevano addirittura che non montassimo le transenne per tenere alla larga chi aveva annunciato la contestazione». Sette di sera, un funzionario della Digos di Torino osserva alcuni organizzatori della Festa democratica e scuote la testa. Poco distante, al primo piano della Prefettura, i responsabili del Pd sono a rapporto dal prefetto Di Pace e dal questore Faraoni. Il chiarimento dura più di mezz’ora.

C’è una polemica da smorzare. Ci sono dettagli da rivedere. L’ordine del questore è chiaro: d’ora in poi si fa come diciamo noi, se sarà necessario si provvederà a filtrare la gente agli ingressi dell’area dibattiti. La tensione è alta: per il presidente del Senato erano stati fischi e insulti; stavolta un bengala ha sfiorato il segretario della Cisl Bonanni, sono volati pugni, calci, sedie, sgabelli; ci sono due poliziotti feriti e alcuni contusi tra i militanti. L’affondo del vice segretario del Pd Enrico Letta non aiuta: «Mi spiace, con il massimo rispetto per le forze di polizia oggi l’ordine pubblico non è stato garantito. Per un’ora la festa è stata ostaggio dei violenti. Perché tornasse la calma si è dovuto aspettare che se ne andassero da soli».

Accuse che ai responsabili dell’ordine pubblico non vanno giù. Non sono le uniche. Gioacchino Cuntrò, segretario dei democratici torinesi, dice di essere stato avvisato solo mezz’ora prima dell’inizio del dibattito: «Hanno chiamato dicendo che una decina di persone all’interno della sala avrebbe potuto creare problemi. Noi abbiamo chiesto di tenerli d’occhio». Lino Paganelli, responsabile organizzativo della Festa, rincara la dose: «L’attività di prevenzione spetta alle forze dell’ordine e mi auguro che d’ora in poi sia gestita con più attenzione». La versione che filtra dalla Questura è ben diversa, per tempi e dimensioni della contestazione. «Gli organizzatori sono stati allertati un’ora prima del dibattito», precisa il questore. «E a loro è stato spiegato che i contestatori sarebbero stati una quarantina. Dall’inizio della festa ci è stato chiesto un servizio “morbido”. Forse Letta è stato un po’ precipitoso. Forse non sapeva quali erano le richieste del Pd».

Il grande cortocircuito arriva al culmine di dieci giorni di tensione strisciante: da una parte le forze dell’ordine, a suggerire maggiori misure di sicurezza; dall’altra il Pd, a chiedere che la piazza non venga militarizzata. «La festa è aperta a tutti e tale resterà», dice Paganelli. «Il nostro servizio d’ordine non deve fare pubblica sicurezza; sono altri a dover garantire l’incolumità delle persone», ribadisce Cuntrò.

Lo ripete anche in Prefettura, ma la replica è secca: si punta il dito sull’inefficienza del servizio d’ordine e sulle pressanti richieste degli organizzatori di evitare schieramenti di uomini in divisa. «Se c’è stato qualche buco nella sicurezza è stato nell’organizzazione», spiega il questore. «Nei giorni scorsi abbiamo addirittura incontrato obiezioni sul posizionamento delle transenne». Da ieri non più: il bengala che ha colpito Bonanni produrrà un drastico cambio di registro.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

IL PD, OVVERO "DILETTANTI ALLO SBARAGLIO"! MENO MALE CE IO NON L'HO MAI VOTATO!