sabato 16 ottobre 2010

"Finito il tempo delle ipocrisie"


di RICCARDO PACIFICI (presidente della comunità ebraica di Roma)

Gentile direttore, è apparentemente confortante lo sdegno che ha suscitato nel nostro Paese la "lezione" di stampo "negazionista" del signor Claudio Moffa all'Università di Teramo. Definirlo professore è un insulto all'onestà della classe accademica universitaria. Ognuno di noi e da ogni angolo della nostra penisola, ha richiamato l'importanza dei valori della Memoria, dell'idea che fatti come quelli di Teramo ci impongano oggi più che mai di vigilare, cos come la mobilitazione generale rispetto all'idea di far chiudere il "Master Mattei" (strumento usato da Moffa per diffondere tesi aberranti). Abbiamo assistito ad accuse e contraccuse tra politici di uno schieramento e quelli di un altro rispetto alle "responsabilità morali" che hanno portato questo personaggio ad insegnare e alle differenti posizioni e provvedimenti che si vorrebbero assumere dentro l'Università di Teramo.

Comprensibile la rabbia degli ultimi Sopravvissuti alla Shoàh che si sentono spaesati e preoccupati su quale sarà il destino in Italia e in Europa della verità, qualora le tesi dei vari, Moffa, Faurisson, Irving dovessero ogni giorno di più, trovare spazio nella società civile. In un perverso e pericoloso meccanismo mediatico in cui la posizione, per quanto riprovevole e aberrante dei negazionisti, possa essere sullo stesso piano di quella dei "Custodi della Memoria". Specie quando tali argomentazioni sono sostenute da stati come l'Iran di Ahmadinejhad o da Hamas.

2 commenti:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

NEGAZIONISTI=FIGLI DI PUTTANA.

storico sgrz ha detto...

ritengo opportuno inserire il reato di negazionsimo.
La libertà di ricerca non ha nulla a che fare con tesi che negano milioni di morti allo scopo di trasformare gli ebrei da vittime in autori di una cospirazione sulla falsa riga dei vecchi pregiudizi antisemiti. Per costruire una menzogna occorre poco tempo. E ancora più breve è lo spazio necessario per utilizzarla come arma ideologica di oppressione.
Quanto alla capacità del mondo accademico di opporsi a queste derive occorrerebbe un minimo di autocritica. Pur essendo a conoscenza del fatto che il Moffa da anni propagandava le sue posizioni negazioniste dagli illustri cattedratici non si sono alzate le doverose rimostranze salvo quando la polemica ha assunto rilevanza pubblica. Non è improbabile pensare che sull'onda di questo malinteso concetto di libertà di ricerca il Moffa continuerà a trovare asilo in qualche università pubblica, lautamente retribuito con i soldi dei contribuenti.

Il dopo Moffa: è opportuno sanzionare il negazionismo della Shoah come reato?