| Il libro viene presentato questa sera, giovedì 14 ottobre, alle ore 21, presso la Sala Rivolta del Teatro alle Vigne di Lodi, in via Cavour 66. Per capirne i contenuti e comprendere il valore della testimonianza del suo autore, iniziamo parlando di luoghi, così si capirà subito la sua importanza. Casa di reclusione di San Gimignano, Siena (dal 1970 al 1981), casa di reclusione di Lonate Pozzolo, Varese (dal 1981 al 1984), casa circondariale di Busto Arsizio, Varese (dal 1984 al 1988), istituto penale per minorenni di Eboli, Salerno (dal dal 1988 al 1990), casa circondariale di Pavia (dal 1990 al 1996), casa circondariale di Lodi (dal 1997 al 2005). E, in mezzo, un’infinità di incarichi contemporanei: Casa circondariale di San Vittore, Milano (1971), carcere giudiziario di Siena e di Montepulciano (dal 1971 al 1975), carcere giudiziario di Lucca e di Arezzo (1976), casa di reclusione di Volterra (dal 1976 al 1981), carcere giudiziario di Pistoia (1977), casa di reclusione dell’isola di Gorgona, Livorno (dal 1977 al 1978), carcere giudiziario di Pisa e Firenze (1978), carcere giudiziario di Tortona (dal 1981 al 1984), carcere giudiziario Le Vallette di Torino (1983), carcere giudiziario di Varese (dal 1986 al 1987), istituto penale di Catania (1989), case circondariali di Brescia e Como (1991-1992), casa circondariale di Bollate (1992), casa circondariale di Cremona (2002), casa circondariale di Lecco (dal 2004 al 2005).Quelli che abbiamo elencato sono gli incarichi ricoperti da Luigi Morsello, autore della pubblicazione che viene presentata questa sera a Lodi. Morsello è nato il 3 gennaio 1938 ad Avigliano (Potenza), dove c’era un Istituto Minorile nel quale lavorava il padre, come agente di custodia. Laureato in giurisprudenza, Morsello ha vissuto una vita intensissima, mettendoci sempre la faccia, in prima persona. Una vita che si è intrecciata con centinaia di storie di detenuti e di agenti di custodia, di terroristi e di ladri di polli, di assassini e di spacciatori. Storie di povera gente. Un’esistenza, quella di Morsello, vissuta dentro un mondo particolarissimo, e tradotta ora in un libro, dal titolo che è tutto un programma: La mia vita dentro. Le memorie di un direttore di carceri. Il volume, a cura di Francesco De Filippo e Roberto Ormanni, ha la prefazione di Aldo De Chiara e l’introduzione di Piero Luigi Vigna ed è pubblicate per i tipi di Infinito edizioni. Siamo già alla sua seconda edizione, che è arricchita da contributi inediti di Aldo De Chiara, Luigi Pagano e Pierluigi Morini.Questa sera al teatro alle Vigne saranno presenti l’autore, Andrea Ferrari assessore alla cultura di Lodi, Luigi Pagano provveditore regionale per la Lombardia dell’amministrazione penitenziaria e Roberto Ormanni, uno dei due curatori del volume. Hanno scritto che Luigi Morsello è stato un Brubaker italiano. In comune con il direttore di carceri interpretato da Robert Redford ha avuto l’umanità, il coraggio, la capacità di precorrere i tempi. E l’età, visto che Morsello è di appena un anno più giovane del grande attore statunitense. La mia vita dentro è il primo libro sulla vita nelle carceri italiane raccontata dall’interno, da un direttore. Scrive Morsello: «C’è chi conta le pecore per addormentarsi. Un direttore di carcere vede sfilare nei suoi ricordi facce, storie, divise, sbarre, manette, agenti e detenuti. Soprattutto detenuti. Come fosse una galleria di ritratti. Una mostra del passato».Il volume costituisce un grande affresco di storia compresa tra il 1969 e il 2005: gli anni bui d’Italia e del carcere raccontati per la prima volta da un direttore che ha visto e diretto 22 penitenziari, da quelli di massima sicurezza sulle isole di Gorgona e di Pianosa a quelli “a custodia attenuata”, spesso scontrandosi con burocrazia e amministrazioni non sempre trasparenti. La storia passa anche, forse in alcuni casi soprattutto, attraverso le prigioni. Attraverso le storie degli Epaminonda, dei Gianni Guido, dei Curcio, dei Sindona, dei Marco Donat-Cattin, delle guardie carcerarie col whisky, dei processi contro mafia e Brigate rosse. Nel luglio 2004 «il Cittadino» intervistò Luigi Morsello. Ne uscì fuori una storia da copione da film. Una storia talmente avvincente che furono necessarie tre pagine di giornale per contenere i mille episodi di una vita. Si tratta di episodi che sono stati tradotti nel libro che sarà presentato questa sera. A Lodi. |
11 commenti:
Luigi, com'è andata?
Mi sarebbe piaciuto essere lì anch'io.
Certo che presentare il libro in un dei posti dove hai ricoperto l'incarico di direttore del carcere, deve essere stato emozionante.
Nella foto dell'articolo stai molto bene, sembri un "ragazzotto".
Un abbraccio!
Il paragone con Brubake Te lo meriti proprio. Colgo in pieno il concetto, attraverso il libro, del Tuo pensiero durante il Tuo operato come direttore di carceri:
"Perché è di omicidi che si sta parlando là dentro. Se li metti a tacere, come fai a spiegare a quegli uomini il motivo per cui sono rinchiusi? Per me esiste un peso e una misura!".
Questa è la frase che Brubaker pronuncia e che racchiude tutto il senso del film, della vita di chi opera come Te in questo ambiente.
Anche il personaggio del film non riuscì a portare a termine la sua idea di rinnovamento nel sistema carcerario, ma certo smosse le acque.
Sono da sempre una fan di Robert Redford, ho visto tutti i suoi film e li rivedo sempre con lo stesso trasporto di quando ero teee-ager, in Brubaker è magistrale :))
Grazie Anna, che mi concedi la tua attenzione dall'altra parte del mondo. Ti rispondo: è stato deludente, i lodigiani, nativi e di importazione, sono stati praticamente assenti. Una sala che poteva contenere oltre 100 persone era praticamente vuota. Non c'era l'attuale direttore del carcere, che ha motivi di rancore nei miei confronti, non c'era nessun poliziotto penitenziario (a molti dei quali - perdonami la volgarità - ho parato il culo). Mi ha fatto piacere la presenza di Luigi Pagano, che ha colto l'occasione per uno dei suoi rari momenti di sincerità (di norma è molto riservato). L'assessore alla cultura (!) si è rivelato una persona grigia e opaca, ma lo ha fatto intenzionalmente, non in sala (laddove ha parlato benino), ma nella preparazione della presentazione, che è stata penosamente e (a mio giudizio) penosamente carente. Gli ho fatto stanotte le mie rimostranze, come le ho fatte al sindaco, assente. Insomma, un bilancio negativo.
Grazie Francy, ma il richiamo al personaggio del film (Brubaker) è fuorviante, essendo il film imperniato su un carcere statale - non federale - al cui interno i detenuti scomparivano senza lasciare traccia, perché restavano uccisi accidentalmente o intenzionalmente (omicidio colposo o preterintenzionale nel primo caso, omicidio volontario, premeditato o con dolo d'impeto nel secondo caso).
A San Gimignano fu perpetrato un solo omicidio doloso premeditato da parte di tre detenuti napoletani camorristi a danno di un detenuto sardo che ne aveva offeso uno prendendolo a schiaffi, ma io li scovai e li feci condannare in Corte d'Assisi a 30 anni di reclusione in primo grado. Non so cosa sia successo dopo a quei tre, perché fui trasferito da San Gimignano subito dopo (episodio dell'evasione di Gianni Guido). Anch'io sono un ammiratore di Redford, magistrale interpretazione in quel film.
Nessun altro detenuto è rimasto ucciso nelle carceri da me diretti
AZZ!!!
Questi lodigiani non capiscono un...!!!
Ma non possono comunque togliere niente a quello che sei, un grande direttore!!!
Madda
No Luigi, io non la trovo fuorviante, la similitudine non è sulle due storie, che hanno un racconto veritiero ma ben diverso.
Anche se devo dire che in entrambe le storie la corruzione ai vertici non manca.
La similitudine è sulla personalità del personaggio... coapito mi hai? :))
Non hai pensato che forse non hai piu' bisogno di presentazioni?
Ormai credo che gran parte delle persone,specialmente dalle tue parti, abbiano gia' letto ed apprezzato il tuo libro.
Ora aspettiamo il prossimo....
@ Francy: capita ti ho!
Amalia, grazie per l'attenzione ma le presentazioni le programma l'editore unitamente al dr. Roberto Ormanni, uno dei due curatori del libro. Io posso non presenziare ma non impedire che si facciano.
Sono rimasta molto delusa per la poca partecipazione, mi aspettavo
sicuramente di più non solo nell'ambito carcerario.
mi devo sempre ricredere ho forti speranze e molte delusioni
Comunque grazie Luigi
Grazie a te Vanda. Io non solo sono rimasto (relativamente) deluso ma mi sono anche (molto) arrabbiato e ho manifestato la mia rabbia come avrai già letto in un mio precedente commento. A presto.
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