sabato 16 ottobre 2010

"Si muovono all’unisono per colpire il governo"


AMEDEO LA MATTINA

«Avevo proprio ragione quando ho detto che certi magistrati di sinistra sono un’organizzazione che si muove all’unisono con lo stesso obiettivo: sovvertire il risultato elettorale ed eliminare colui che è stato eletto». Per la verità Berlusconi il 29 ottobre, parlando con alcuni ragazzi fuori da Palazzo Grazioli, aveva detto di più. Aveva parlato di «un’associazione a delinquere». Con i suoi interlocutori di ieri ha in sostanza ripetuto gli stessi concetti quando ha saputo dell’inchiesta della procura di Roma. Un’inchiesta che sarebbe una chiara «derivazione» di quella milanese. Una sponda romana a quel «famigerato» pm De Pasquale (così lo definì in maniera sprezzante Berlusconi alla festa del Pdl il 4 ottobre) per evitare che andasse in prescrizione il processo Mediaset. Infatti «non c’è nulla di nuovo», spiega Ghedini che ieri ha informato il premier chiuso a villa La Certosa per curarsi i postumi dell’operazione alla mano. Una derivazione studiata bene, ipotesi «praticamente identiche», osserva l’avvocato del Cavaliere, che porteranno all’archiviazione: «Pacificamente il presidente Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi sono totalmente estranei ai fatti in oggetto».

Le valutazioni in casa Berlusconi sono quelle di sempre: accerchiamento politico, voglia di determinare la politica in Italia alla vigilia di una riforma della giustizia che verrà portata ad uno dei prossimi consigli dei ministri. La novità è questa «complicità» sull’asse Roma-Milano. Ma il ministro Alfano assicura che nulla cambierà rispetto al percorso parlamentare delle riforme. Quindi avanti con le modifiche costituzionali, la separazione delle carriere e tutte quelle modifiche che saranno trattate con Fini e che rappresentano fumo negli occhi per i magistrati. «Non ci fermeranno - ha dato la carica Berlusconi - e più mi attaccano più sono determinato ad andare avanti con il nostro programma». Per il premier la magistratura continua a fare un’azione di supplenza rispetto all’opposizione. Con il Pd allo «sbando» senza alleati certi e affidabili, alla ricerca sempre di un leader esterno che lo salvi, i pm si danno la mano da Milano a Roma e dettano la linea. Il vicepresidente della Camera Lupi fa notare che era un po’ che qualche magistrato non indagava sul presidente del Consiglio. «Confesso che cominciavo a preoccuparmi... Per fortuna che esiste la procura di Roma. La notizia di oggi sfiora il ridicolo, ma purtroppo conferma che una parte della magistratura è ossessionata da Berlusconi. Ormai sono loro la vera opposizione».

«Puntuali come un Eurostar, altro che giustizia lenta e inefficiente!», ironizza Osvaldo Napoli che si riferisce all’illustrazione della riforma della giustizia fatta al Capo dello Stato dal ministro Alfano l’altro ieri. Il muro che si alza dal campo berlusconiano insiste sullo stesso repertorio. Giustizia ad orologeria (Paolo Bonaiuti); dell’aggressione giudiziaria nei confronti del premier che «ha raggiunto e superato ciò che può essere istituzionalmente giustificato, politicamente accettabile e umanamente sopportabile» (Sandro Bondi). Il timore, anzi la certezza nella maggioranza è che ci sarà un crescendo di inchieste giudiziarie ora che Berlusconi è politicamente più debole. Con un partito balcanizzato, un governo dove le tensioni sono alle stelle nei confronti di Tremonti. Insomma, il Cavaliere è convinto che l’«associazione a delinquere» è pronta a sferrare l’accatto finale. E la manovra concentrica Milano-Roma preluda ad altro. Forse per questo il premier ha bisogno di chiudere un accordo con Fini sulla giustizia, e non solo sulle riforme costituzionali. Un segnale a doppio taglio gli è venuto ieri dai capigruppo finiani Viespoli e Bocchino. Prima dicono che l’iscrizione nel registro degli indagati a Roma «non cambia nulla nel quadro politico». Poi aggiungono che quella dei pm romani è «un intervento legittimo per una vicenda che risale al 2000-2003 e l’imprenditore Berlusconi».

Nessun commento: