

ALESSANDRO FERRUCCI
Un’ora di attesa. Di voli pindarici, attacchi sottintesi, mai troppo diretti. Un’ora di alta oratoria, per Gianfranco Fini, dove, davanti alla sua gente radunata a Bastia Umbra, tocca tutti i temi sensibili, dalla cittadinanza per gli immigrati, fino all’economia e il lavoro. Poi la botta. Quello che tutti aspettano: “Berlusconi si dimetta, salga al Colle e apra la crisi. Senza questo colpo d’ala la nostra delegazione non rimarrà un’ora in più al governo”. E’ a questo punto che viene “giù” la sala. Un boato, tutti in piedi, liberi di gridare la loro gioia, di scandire il nome del fondatore di Futuro e libertà e di mettersi alle spalle il premier. Ecco: la due giorni perugina è tutta qui. Quarantotto ore per arrivare al punto focale, per dire a tutto il Paese: non si torna indietro, il Pdl è morto e con lui i compromessi ingoiati in questi due anni e mezzo di Berlusconi. Noi andiamo avanti, oltre lui.
E “lui” si è fatto sentire attraverso l’agenzia di stampa Agi, che riporta alcune riflessioni fatte con alcuni dirigenti del Pdl: “No agli ultimatum, la sfiducia va votata in Parlamento”, ha detto Silvio Berlusconi: “Da parte mia non c’è nessuna intenzione di dimissioni. Se Fini vuole aprire la crisi venga in Parlamento e si assuma la responsabilità di votare la sfiducia”. Della serie: rispetti le regole e vediamo chi si prende la responsabilità davanti agli elettori.
Comunque, a Bastia Umbra, è accaduto qualcosa di particolare che va oltre il discorso di Fini; qualcosa che nasce da prima, forse da quel 29 luglio quando il premier ha cacciato il cofondatore dal Pdl. “Da allora – racconta uno dei delegati – ci siamo sentiti traditi, umiliati. E forse, in noi, è scattato un moto di orgoglio”. Sì, la parola chiave è orgoglio. A settembre a Mirabello, durante
Ecco quindi la strada imboccata del presidente della Camera, a partire da un tema sensibile per il centrodestra: “La legalità è la condizione essenziale per la libertà. Nel nostro manifesto dei valori – spiega – c’è il rispetto per la persona umana con la tutela dei diritti civili, senza alcuna distinzione e senza alcuna discriminazione. Rispettare la persona non vuol dire distinguere tra bianchi e neri, tra cristiani, musulmani ed ebrei, tra eterosessuali ed omosessuali, tra cittadini italiani e stranieri. La persona è al centro di qualsiasi cultura politica che voglia creare i presupposti per l’armonia. E la legalità è la condizione essenziale per la libertà”. Quindi l’attacco al cuore del partito (“Su questi temi il Pdl a rimorchio della Lega è il partito più arretrato d’Europa”), all’informazione (“Meglio certi giornali che non bisogna leggere piuttosto che i Tg velinari, nel senso delle veline del regime e non delle belle ragazze”) e un rimpianto per alcuni dei protagonisti della vecchia politica: “Credo che anche gli italiani lo abbiamo, del rigore, dello stile, del comportamento come Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa: la prima Repubblica era anche in queste personalità che non si sarebbero mai permesse di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato”.
E ancora il rifiuto dei famosi cinque punti, riproposti dallo stesso Berluconi, giovedì durante

2 commenti:
Fini deve dimettersi, farnetica di legalità lui che in primis ha tradito il suo partito e i valori della destra. Si vergogni!
Fuori!
Una cittadina di Roma
@ A una cittadina romana: non le sembrano le sue accuse vaghe generiche? Io non sono di destra, eppure ieri ascoltando l'intervento finale di Fini ho 'sentito' un popolo della destra 'normale' esplodere un un boato di liberazione, che io capito e condiviso, pur non essendo di destra. Aggiungo che la destra italiana sembra avviata ad allinearsi alle destre moderne europee, come in Francia, Spagna, Germania, per non parlare dell'Inghilterra. Lei l'ha seguito il discorso di Fini?
Posta un commento