giovedì 4 novembre 2010

Fli: altri due salgono sul “carro del vincitore”

DANIELE TOTO

ROBERTO ROSSO

PRESENTATI CON GRANDE RISALTO ROBERTO ROSSO E DANIELE TOTO.
MA I FINIANI NON SCIOLGONO LA RISERVA SULL’APPOGGIO ESTERNO

di Alessandro Ferrucci

“La differenza tra noi e loro? Bè, intanto qui siamo felici. Guarda quanti sorrisi”, spiega uno dei ragazzi di FareFuturo. Ha ragione. Giri tra le stanze della fondazione legata a Gianfranco Fini e respiri l’aria del trionfo: tutti galleggiano tra l’euforia e la suprema convinzione di se stessi. In fin dei conti, in poco tempo, Futuro e libertà è diventato il centro della geopolitica italiana. Un esempio? Ieri, Italo Bocchino e Adolfo Urso hanno convocato una conferenza stampa per presentare Roberto Rosso e Daniele Toto, nuovi acquisti del gruppo parlamentare: basta questo per far accorrere decine di giornalisti della carta stampata e delle televisioni. Tutti lì per capire, per avere novità. Ogni verbo o aggettivo vivisezionato. Le espressioni facciali, ancor più. “Perché siamo all’8 settembre – spiega l’onorevole Luca Bellotti –, e ora ci cercano, ci vogliono. Chi? Almeno il cinquanta per cento dei parlamentari del Pdl ha tentato un abbocco per capire quali sono gli spazi o i margini per fare il salto verso di noi”.

Un posto al sole sul “carrozzone”

ECCO il punto: si chiama sindrome del “carro del vincitore”, anche se ancora presunto. Con il movimento (e futuro partito) nato dalla strategia del presidente della Camera, come approdo sicuro di una fase incerta. Anche per gli ex di Forza Italia, come lo sono Toto e Rosso. Quest’ultimo, in particolare, è possibile catalogarlo come “pezzo da 90” del berlusconismo: deputato dal 1994, è stato opposto a Chiamparino alle comunali del 2001, ed è uno dei personaggi di spicco del centrodestra piemontese. Insomma, un bel colpo per i “ribelli” finiani. Una botta per il Pdl. “È sconcertante – interviene il coordinatore regionale del Pdl del Piemonte Enzo Ghigo – non solo lo abbiamo ricandidato nel 2008 ma, due settimane fa, gli abbiamo addirittura rinnovato l’incarico di vicepresidente della commissione Agricoltura. Di fronte a tanta sfrontatezza una sola verità: chi lascia il Pdl dopo essere stato eletto sotto il suo simbolo offende gli elettori e il suo mandato e dovrebbe, coerentemente, dimettersi”. Rosso non ci pensa proprio. Anzi, sfida i suoi ex amici con un chiaro messaggio: “L’obiettivo è prendere un voto in più del Popolo delle libertà nella prossima tornata elettorale. E ce la possiamo anche fare: già oltre 200 amministratori piemontesi, compresi 34 sindaci, sono passati dalla nostra parte”.

Ecco quindi perché il sorriso, la sicurezza ostentata da Italo Bocchino, Carmelo Briguglio (nominato capo della segreteria politica) e Fabio Granata è sempre più smaccata.

Chi è dentro e chi è fuori

CON IL deputato siciliano che rivela: “Sia ben chiaro, non ci pensiamo proprio a far entrare chiunque: noi tre valutiamo curriculum per curriculum per capire se dare il sì, o il no. Chi abbiamo rifiutato? Diciamo che l’ex ministro Lunardi ci ha fatto capire che sarebbe stato lieto di partecipare all’avventura. Ecco, è stato scartato senza neanche pensarci sopra”. Bollino rosso. Così come “per tutti quelli legati oggi a Gasparri o La Russa – continua Bellotti – sono e restano lontanissimi da noi. Stanno bene lì”. Inevitabile la risposta del ministro della Difesa: “Spero che non abbiano a pentirsene, ma penso che se ne pentiranno”.

Intanto, però, il toto-passaggio dà per certe altre quattro adesioni, sempre in area Montecitorio, mentre sul fronte senatori le trattative sono più complicate e “ostacolate” dal premier. Probabilmente i nomi verranno fuori dalla due giorni di Perugia in programma sabato e domenica, dove Gianfranco Fini detterà la linea e dove sarà delineata la road map per l’appuntamento di gennaio 2011 a Milano, quando nascerà ufficialmente il partito. Ma questa è la tattica a lungo termine. Per quanto riguarda il breve, i fliniani ribadiscono il “no” alle elezioni in caso di caduta del governo, si incontrano con Udc, Mpa e Api per discutere per decidere la linea da tenere sul Disegno di legge stabilità in discussione in Commissione Bilancio; vogliono il cambio della legge elettorale, alzano la posta sulle riforme ma allontanano l’appoggio esterno con la fuoriuscita di ministri e sottosegretari. Tutto, però, con il “forse”. Meglio non togliere la sorpresa allo show perugino di domenica, quando qualcuno paventa anche le possibili dimissioni del loro leader dalla presidenza della Camera. Subito smentite, come ovvio, dal suo portavoce.

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