giovedì 4 novembre 2010

L'ex escort Nadia ora ci ripensa «Annullo la conferenza, devo tacere»


Nadia Macrì, attraverso i suoi legali, ha disdetto la conferenza stampa annunciata mercoledì per oggi pomeriggio alle 15. In una nota dei difensori la ex escort ha spiegato che le è stato imposto dall'autorità giudiziaria il divieto di divulgare i fatti e circostanze oggetto delle indagini sui presunti festini. Gli avvocati Domenico Noris Bucchi e Enrico Della Capanna spiegano che la signora Macrì è stata «tempestata» da richieste per «carpire informazioni relative ad una indagine in corso» e che il loro intervento era stato richiesto dalla stessa «per tutelarla da eventuali violazioni». «Apprendiamo che ad essa è stato imposto, dall'autorità giudiziaria dalla quale è stata chiamata, il divieto di divulgare i fatti e le circostanze oggetto dell'indagine ed in merito ai quali è stata sentita». I legali spiegano quindi che «la signora Nadia Macrì comunica la propria volontà di attenersi ai doveri di legge, la cui violazione la esporrebbe a responsabilità penali. Non intendendo, quindi, per il momento, rilasciare alcuna dichiarazione, viene revocata la conferenza stampa già fissata per il pomeriggio». La nota è firmata dai due legali ma prima anche dalla stessa Nadia.

LA REPLICA DELLA PROCURA DI MILANO - «I veti preventivi alle conferenze stampa sono a noi sconosciuti. Per noi esistono solo gli interrogatori e in caso la secretazione dei verbali» ha replicato poco dopo il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se fosse stata proprio l'autorità giudiziaria milanese a vietare alla escort Nadia Macrì di parlare in una conferenza stampa.

Nadia Macrì, 28 anni, nelle sue rivelazioni fatte agli inquirenti palermitani sulle presunte serate di sesso, droga e festini ad Arcore avrebbe tirato in ballo il premier Berlusconi, il ministro Brunetta e il sindaco di Parma Vignali, che smentiscono furenti e minacciano querele. La ragazza è, nonostante tutto, serena. Spiega di aver fatto la escort »fino a poco più di un anno fa perché avevo bisogno di soldi, dicendosi tranquilla perchè «quando uno dice la verità non può che esserlo». Più agitato il mondo politico tirato in ballo dalle sue dichiarazioni. Pietro Vignali, sindaco di Parma, è netto. Nadia, quando racconta che fu lui a metterla in contatto con il premier dopo aver avuto anche un rapporto sessuale a pagamento, dice il «falso». L'avvocato Carlo Taormina ha spiegato poi che fu Renato Brunetta a caldeggiare «moltissimo la causa di questa ragazza, che mi portò in studio non una volta sola, ma più volte. Si trattava di una vicenda molto delicata perchè le era stato tolto il figlio in seguito a maltrattamenti che lei avrebbe esercitato su questo bambino di un anno, e procedeva il tribunale di Modena». Spiegando che Brunetta seguiva le vicende personali della Macrì «come se fosse una sua problematica personale, altro che conoscenza di un giorno». La ragazza è stata assolta in primo grado dall'accusa di maltrattementi al piccolo.

BRUTI LIBERATI: NESSUN FASCICOLO SUL SAN RAFFAELE - Intanto da Milano sempre Bruti Liberati, proprio in relazione ad alcuni articoli apparsi sui quotidiani che riportano verbali di interrogatorio di Perla Genovesi, resi ai magistrati palermitani spiega che non c'è «nessun fascicolo sul San Raffaele». Negli interrogatori la donna, che con le sue dichiarazioni ha dato il via ad un'inchiesta su presunti festini a luci rosse nelle residenze del premier a cui avrebbe partecipato la escort Nadia Macrì, avrebbe parlato di finanziamenti sospetti all'ospedale San Raffaele, quando il presidente della Commissione del Senato per i diritti umani era il senatore del Pdl, Enrico Pianetta, di cui la genovesi era assistente. «Il fascicolo di Palermo è arrivato l'altro ieri ed è stato assegnato al pm Sangermano - ha spiegato Bruti Liberati - che lo sta esaminando e che resta disgiunto» dal caso Ruby.
«Tutto quello che è iscritto nel registro degli indagati non può essere comunicato. Per ragioni istituzionali, però, continuo a dire che Berlusconi non è iscritto nel registro degli indagati. Questo è doveroso» ha spiegato ancora Bruti Liberati che poi ha aggiunto che sul caso Ruby «Non abbiamo nè video nè foto all' esame di questa Procura».

Redazione online
04 novembre 2010

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