

Dopo l’identificazione della minorenne marocchina ignoti provarono a mettere le mani sulle carte conservate nell’ufficio del Gip di Milano
di Antonella Mascali
Ruby e quello che stava dicendo sulla sua amicizia con Silvio Berlusconi faceva paura. Talmente paura che a fine agosto, e per due volte, qualcuno è riuscito a penetrare al settimo piano del palazzo di giustizia di Milano e ad entrare negli uffici chiusi a chiave di due gip. Ha provato a mettere le mani sul fascicolo dell’inchiesta nata dalle dichiarazioni della minorenne marocchina. Una sera è stata forzata la porta del capo dei giudici per le indagini preliminari, Laura Manfrin e c'è stato un tentativo non riuscito di aprire il suo armadio. Appena due giorni dopo, è stata sfondata la porta dell’ufficio del gip, Cristina Di Censo. Anche in questo caso l’obiettivo è l’armadietto con le carte dell’inchiesta. Fallito anche questo tentativo.
IL 20 LUGLIO scorso la procura aveva chiesto e ottenuto dall’ufficio gip l’autorizzazione per intercettare i telefoni di Lele Mora, di Ruby e di Nicole Minetti. Il fascicolo aperto dal procuratore aggiunto, Pietro Forno è per favoreggiamento della prostituzione. Con questa accusa vengono iscritti nel registro degli indagati Mora, Emilio Fede e l’igienista dentale del premier, nonché consigliera regionale in Lombardia per il Pdl. Ruby viene interrogata da Forno dopo aver parlato, a giugno, con gli assistenti sociali milanesi. È con loro che la ragazza minorenne sostiene di aver avuto incontri ad Arcore con Berlusconi. Ed è a uno di loro che racconta, quasi si vanta, di aver preso dal premier “30 mila euro in contanti in una busta”, di venire pagata molti soldi da uomini potenti che vogliono incontrarla. Sono anche i giorni in cui Lele Mora, attraverso la figlia Diana, chiede l’affidamento di Ruby. Gli assistenti sociali, per legge sono obbligati a presentare una relazione alla Procura della Repubblica. Viene aperta un’indagine e scattano le intercettazioni. Durante le registrazioni - secondo quanto risulta al Fatto - uno degli indagati chiama il premier e quasi in tempo reale gli rivela che Ruby è stata interrogata dal procuratore aggiunto Forno. Poco dopo c’è stato il tentativo di leggere, se non di sottrarre, le carte che possono compromettere almeno politicamente il presidente del Consiglio.
NEL FASCICOLO, denominato semplicemente “Lele Mora più altri” ci sarebbero dichiarazioni di Ruby anche in merito a festini ad Arcore con due ministre, personaggi televisivi e Noemi Letizia. Dopo le effrazioni, a Palazzo di Giustizia è scattato l’allarme rosso. C’è stata una riunione con tutti i gip e anche con il presidente del Tribunale Livia Pomodoro. Sono state prese contromisure eccezionali. Compreso l’uso di telecamere. Una parte degli inquirenti pensa che dietro il tentativo di sabotaggio ci possano essere uomini dei servizi. È stata avvita un’inchiesta riservatissima che però al momento non ha portato a nulla. La procura comunque prosegue la sue indagini sul presunto giro di escort ai festini del premier, ma l’avvocato del Cavaliere, il parlamentare Niccolò Ghedini, non fa da meno. Organizza le sue contromosse e convoca, come ha dichiarato lui stesso, moltissimi testimoni, che a suo dire, smentiscono Ruby.
BERLUSCONI comunque al momento non è sotto inchiesta. Ci ha tenuto a precisarlo il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati: “Tutto quello che è iscritto nel registro degli indagati non può essere comunicato. Per ragioni istituzionali, però continuo a dire che Berlusconi non è iscritto nel registro degli indagati. Questo è doveroso”. Il procuratore 24 ore prima aveva “assolto” i funzionari di polizia della questura di Milano che il 27 maggio scorso hanno ricevuto due telefonate del premier per il rilascio di Ruby, denunciata per furto: l’affidamento della ragazza alla consigliera regionale Nicole Minetti, aveva detto Bruti Liberati, “è apparsa a tutti una soluzione ragionevole”, l’identificazione della ragazza è stata regolare. Ma i pm stanno valutando se possano avere rilievo penali le telefonate di Berlusconi che quella sera spacciò per nipote del presidente egiziano Mubarak, la sua giovane amica. Su quelle chiamate, il ministro dell’interno Maroni riferirà in Parlamento mercoledì prossimo. Al vaglio dei pm anche la posizione di Minetti, che potrebbe rispondere anche di abbandono di minore. Dopo averla presa in affido, appena uscita dalla questura ha lasciato Ruby al suo destino. La ragazza il 5 giugno ha avuto una lite con la brasiliana Michele che la ospitava e ha avuto la peggio: lividi in tutto il corpo. Nessuna traccia della Minetti premurosa descritta da Berlusconi ai funzionari di polizia.

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