lunedì 8 novembre 2010

Pubblica devastazione


di Marina Boscaino

Settimane calde per la scuola. Dopo gli studenti, dopo il Coordinamento Precari, il 6 novembre è stato il turno della CGIL Funzione Pubblica, con presidi a cui partecipano anche gli insegnanti. Risposta a 300.000 unità di taglio annunciate da Brunetta e alla prossima entrata in vigore del suo decreto sulle nuove sanzioni disciplinari per il personale della scuola, che intanto Gelmini continua indisturbata e autoreferenziale a delegittimare. Tocca ai dirigenti scolastici, disobbedienti potenziali. Va detto, in minima parte: la maggioranza si è dimostrata, in questi anni di mobilitazione per la scuola pubblica, più realista del re, assecondando (se non anticipando) la volontà del ministro. Prevenire è meglio che curare e Brunetta ha ottimi vaccini; ad esempio, il “bavaglio”. Azioni di repressione vera e propria nei confronti di chi nei collegi-docenti si batte per procedure legittime, autonomia e prerogative degli organi collegiali: è il caso del docente di Carpi, Mele, e del suo scontro con Limina, direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Emilia Romagna, promulgatore di circolari e editti liberticidi, uno dei luogotenenti che Gelmini usa per tacitare il dissenso, di cui Il Fatto si è occupato. Ora dirigenti diffidati dall’esprimere pareri in contrasto con le strategie ministeriali.

LA DIZIONE è ambigua: le esternazioni considerate “manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’amministrazione, salvo che siano espressione della libertà di pensiero” porteranno alla “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di 3 giorni a un massimo di 6 mesi” (e nel frattempo la scuola cosa fa?). Il sottile limite tra libertà e ingiuria sarà stabilito dai Direttori Regionali (tra cui Limina, appunto). Il Codice Disciplinare, pubblicato sul sito del Miur, prevede anche pene per il preside reo di coprire comportamenti irregolari da parte di personale Ata o docenti. Concretizza così il doppio vincolo di randello tra le mani di chi (privo di autorevolezza culturale, carisma personale e consapevolezza della propria funzione politica come dirigente di una scuola pubblica) vorrà sanare frustrazioni pregresse, in un esercizio di potenza, i cui limiti sono lasciati alla libera interpretazione di funzionari alle dipendenze del ministero. O di strumento per scoraggiare – in temperamenti pavidi – contributi alla mobilitazione.

In entrambi i casi, utilissimo per diffondere un clima da “pensiero unico” (solo minacce e repressione possono far inghiottire l’amara pillola della dismissione della scuola pubblica) sotto le mentite spoglie di etichette apparentemente neutre: valutazione, rispetto, controllo, rendicontazione sociale. Imporre alla scuola pubblica –luogo di laicità e pluralismo – limitazioni alla libertà di pensiero è l’aspetto più drammatico dell’equivoco strumentale (ma compenetrato nel Dna di questa classe dirigente) tra autorevolezza e autoritarismo.

Voltiamo pagina: un’indagine Acri-Ipsos, in occasione dell’86esima Giornata del Risparmio, rivela che una buona parte degli italiani ritiene indesiderabile il taglio non solo di sanità e pensioni, ma anche di istruzione e ricerca.

Un’altra indagine, “Consumi e consumatori dentro la Crisi, realizzata dalla Provincia di Roma, con l’Università Roma Tre - Facoltà di Economia (prof. Trezzini e dr. Naccarato), dimostra che le spese per l’istruzione, sacrificate dal 20% delle famiglie interpellate, hanno comunque “tenuto” molto più di altre.

Le famiglie di qualsiasi provenienza socioeconomica ritengono essenziali le spese per istruzione e libri non scolastici, anche per guadagnare stima sociale. L’istruzione, insomma, è considerata bene irrinunciabile. La risposta a questi nobili bisogni si sta concretizzando nel taglio di 8mld alla scuola. E nelle conseguenze che studenti, lavoratori e pubblica istruzione quotidianamente affrontano. Due facce della stessa medaglia: avvertimenti di direzioni contrarie alla costruzione della civiltà della cultura e della libera espressione. Ricordo divertita e sottoscrivo lo slogan della bella manifestazione napoletana di una settimana fa: ‘Vogliamo un’eruzione di Pubblica Istruzione’. Controproposta al mondo grigio di Gelmini e Brunetta.

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