

di Paolo Flores d’Arcais
Se l’opposizione fosse esistita, il maleodorante regime che vuole fare a pezzi
Perciò, primo dovere di realismo: per porre fine al regime bisogna conquistare una parte consistente di questa “antipolitica”. Al Pd, negli ultimi anni, è riuscito esattamente il contrario, spingere all’astensionismo alcuni milioni di elettori tradizionalmente di sinistra. E allora, primo corollario di realismo: o nel fronte delle opposizioni ci saranno una o più liste della società civile (di cittadini “senza partito”), oppure la sconfitta è assicurata.
SECONDO dovere di realismo: si vince solo con l’alleanza più vasta delle forze disponibili. Questo, ovviamente, nell’ipotesi che si consideri la liberazione da Berlusconi una priorità irrinunciabile. Se si pensa invece che, lui o le opposizioni, è zuppa o pan bagnato, è evidente che si può praticare l’orgoglioso isolamento di un voto a cinque stelle, o anche di più. Ma Berlusconi, se vince, rende Costituzione il governo delle cricche, realizza il suo totalitarismo proprietario. Fascismo post-moderno. Chi non lo capisce è irresponsabile, si chiami pure Grillo con i suoi meriti. Si badi, però: è necessaria l’alleanza più ampia, a patto che nessun nuovo apporto faccia perdere più voti di quanti promette di aggiungerne. L’alleanza con l’Udc porterebbe a un tracollo sulla sinistra di dimensioni ciclopiche, ad esempio.
Insomma, realismo e responsabilità da una parte impongono che movimenti e società civile pretendano che le loro liste siano presenti nell’alleanza delle opposizioni, e dall’altra che queste, dal Pd all’Idv alla Sel, non frappongano rifiuti. Quanto alla giaculatoria che in questo modo non si conquistano i voti moderati, basterà qualche rilievo empirico. Già dopo la manifestazione dei girotondi del
In effetti, cosa c’è di più moderato che la realizzazione della Costituzione? Per la maggioranza antiberlusconiana del paese il programma dunque già c’è. L’ostacolo è dato solo dagli egoismi di bottega dei vertici dei partiti, che considerano una “irruzione” della società civile nell’agone elettorale minaccia di lesa maestà. Si tratta di costringerli. Come? I tempi per una “operazione Lula” non sono maturi. Ma neppure la soluzione Vendola convince. Se la scelta si ridurrà a Vendola, Bersani e Chiamparino voterò Vendola, ovviamente. Nichi resta pur sempre il migliore, ma dentro il mondo dei “politici a vita” (e la nomenklatura ex Rifondazione che lo accompagna è una cartina di tornasole).
ABBOZZO un altro percorso: primo passo, tutte le esperienze DI BASE di democrazia militante di cui l’Italia è ricchissima – movimenti su obiettivi, club di ogni genere, volontariato, liste locali, gruppi “viola”, “meet up” grillini, sezioni e militanti di base di Sel, Pd e Idv – senza mettere da parte le divergenze e le peculiarità, a cui sembrano tenere con gelosissimo orgoglio, si collegano in un Forum permanente. Secondo: pubblicizzano reciprocamente tutte le iniziative, rendendole patrimonio comune e, parallelamente, discutono un “decalogo” delle misure programmatiche prioritarie per “realizzare

Nessun commento:
Posta un commento