venerdì 3 dicembre 2010

Il silenzio è d'oro


Stamattina mi è stata recapitata una busta, e come me la hanno ricevuta altri esponenti dell’Italia dei valori e anche alcuni giornalisti. Dentro c’era una cornetta di telefono staccata e un cartoncino, come quelli di auguri che si mandano a Natale, con su scritto “Il silenzio è d’oro”. Però non era un biglietto d’auguri: era una richiesta d’aiuto e una denuncia gravissima, firmata dalla ItalianLawfulInterception& Intelligence Association.
La Illia è una associazione delle tante aziende a cui lo Stato affida il compito di monitorare il territorio e svolgere servizi di intelligence nella lotta contro la criminalità organizzata, a fianco delle Procure e delle Forze dell’Ordine. Il ministero della Giustizia dovrebbe naturalmente pagare i loro servizi e retribuire il loro lavoro. Invece da moltissimo tempo non lo fa, al punto che queste aziende hanno maturato un credito di quasi 500 milioni di euro.
Insistere per essere pagati è stato inutile. Dal ministero non è arrivata alcuna risposta: sono diventati tutti sordi e tutti muti. Così alcune di queste aziende hanno dovuto chiudere e le altre, dopo aver aspettato inutilmente per mesi un segnale mai arrivato, hanno deciso di non accettare più nessun incarico da parte delle Procure finché non saranno giustamente pagate. Se smetteranno davvero di fare il loro lavoro, la magistratura e le Forze di polizia si troveranno prive di un appoggio fondamentale nelle loro indagini. Ed è proprio quello che il governo vuole, nonostante gli strilli del ministro Maroni che ha occupato militarmente tutte le televisioni del Regno per assegnarsi da solo il premio di miglior combattente antimafia della storia italiana.
Berlusconi e il suo obbediente portaordini ministro Alfano non sono riusciti a fare passare in Parlamento la legge sulle intercettazioni che avrebbe reso impossibile una quantità di indagini importantissime. Così si sono inventati un espediente per aggirare l’ostacolo e ignorare le decisioni del Parlamento, esattamente come provano a fare ogni volta che il Parlamento non vota come vogliono loro. Visto che non si potevano vietare le intercettazioni, hanno smesso di pagare quelli che dovevano farle per conto dello Stato. Così, in un modo o nell’altro, finiranno per raggiungere comunque il loro obiettivo: rendere impossibili le indagini.
Io credo che questo inganno ai danni dei cittadini e del Parlamento, questo generoso favore fatto a ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra, debba essere contrastato in ogni modo. Per questo tutta l’Italia dei Valori chiede che il governo spieghi pubblicamente il suo comportamento e che sia accolta subito la richiesta di queste aziende: un emendamento al ddl stabilità che programmi per il 2011 uno stanziamento tale da saldare i debiti che lo Stato ha contratto con questi operatori mettendo in grado di proseguire nel loro lavoro le Procure che lottano davvero contro la mafia.
Per il futuro, a mio avviso sarebbe meglio non appaltare a terzi il servizio di intercettazioni, affidandolo invece ad una struttura interna ai servizi di polizia giudiziaria magari recuperando in questa maniera gli ausiliari in aspettativa.

La lettera aperta degli associati ILIIA.

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