mercoledì 26 gennaio 2011

Caso Ruby, le contraddizioni di Nicole Minetti e Lele Mora


C’è una spiegazione per tutto negli interrogatori difensivi depositati oggi alla Camera dalla difesa di Silvio Berlusconi sul caso Ruby. Ma ci sono anche molte sorprese sconcertanti e alcune apparenti contraddizioni.

Due su tutte: Niccolò Ghedini e Piero Longo hanno raccolto parte delle loro testimonianze direttamente ad Arcore come emerge dalla lettura di alcuni verbali. Le domande sono spesso simili, ai testi si chiede di incontri con minorenni, di scene sessuali, di uso di droga. La risposta è sempre no. Berlusconi è sempre cordiale e affettuoso.

Ma ci sono anche diverse incongruenze, A cominciare da Lele Mora.

L’agente delle star afferma di aver incontrato per la prima volta Ruby, la giovane marocchina che ha fatto scattare nei confronti del premier l’accusa di prostituzione minorile, nel
2009, quando aveva appena 16 anni, durante una cena a Villa San Martino. Mora sostiene di non ricordare il mese, assicura che la ragazza si presentò a lui come maggiorenne, e ovviamente nega che nella residenza del premier si siano mai svolti festini. Ecco che cosa dice il 26 ottobre: “L’ho conosciuta la prima volta proprio ad Arcore nell’occasione di una cena dal presidente Berlusconi a Villa San Martino. Credo che ciò sia accaduto nel 2009, non sono in grado di ricordare il mese”.

Resta però un fatto: il suo grande amico Emilio Fede aveva conosciuto Ruby a Messina in occasione del concorso di bellezza “Una ragazza per il cinema”. E in un filmato di quella serata si sente il direttore del Tg4 che dice di essere rimasto molto impressionato dalla triste storia di una ragazza “egiziana” di soli 13 anni. Secondo l’accusa quella ragazza era Ruby, che in realtà di anni ne aveva 16. Possibile dunque che tutti ad Arcore si siano bevuti la storia della sua maggiore età? Può Fede essersi dimenticato di quella ragazza così in fretta da non avvertire del rischio di invitarla ad Arcore nel 2009?

Vale poi la pena di incrociare il dato con quanto la consigliera regionale
Nicole Minetti dice, raccontando la famosa notte del 27 maggio 2010, durante gli interrogatori difensivi. Il verbale è del 25 ottobre, un giorno prima di Mora, un giorno prima della pubblicazione delle prime notizie sul caso da parte del Fatto. Minetti riferisce a Ghedini e Longo di avere saputo che Ruby era in questura da Michelle Conceicao, che Minetti dichiara di non conoscere: “Michelle Oliveira mi ha chiamata e mi ha chiesto di aiutarla. Michelle mi telefonava per conto di Rubi. Michelle non l’avevo mai conosciuta prima”. Solo in questura, dice Minetti, l’ex igienista dentale del premier scopre che la giovane marocchina ha meno di 18 anni: “Quando sono andata in questura ho appreso con grande stupore che Rubi, la quale aveva detto a noi che aveva ventiquattro anni e che li dimostrava – in realtà era ancora minorenne per qualche mese. In questura mi dissero che trattandosi di minorenne avrebbero potuto rilasciarla a me come affidataria temporanea. Pur perplessa perché la ragazza mi aveva mentito, essendo notte inoltrata e facendomi pena, acconsentii alla richiesta”.

Una dichiarazione sorprendente, visto che Michelle, come risulta dalle registrazioni della questura, quando chiama per avere notizie di Ruby, sa benissimo e lo dice esplicitamente che ha diciassette anni. Possibile che non abbia detto niente alla Minetti? E ancora, chi ha detto a Michelle di chiamare proprio lei. Non certo Ruby, visto che dal suo tabulato non risultano chiamate. Da quelle di Michelle invece, risulta che prima di telefonare a Minetti (22:19), Conceicao ha già chiamato Spinelli (21:20), il tesoriere del premier, utilizzato da Berlusconi per inoltrare i bonifici e passare le buste piene di soldi alle ragazze. Berlusconi, invece, stando alla testimonianza di un’altra delle sue amiche,
Miriam Loddo, sarebbe stato avvertito proprio da quest’ultima, a sua volta allertata da una chiamata di Michelle. Ma anche di questo giro di telefonate non vi è traccia nei documenti inviati dalla procura alla Camera.

Inoltre, Nicole Minetti dal suo verbale tiene fuori il premier. La consigliera regionale, difesa a spada tratta da Berlusconi durante la sua telefonata carica di insulti a Gad Lerner, è stata ascoltata prima che fossero noti i risultati delle indagini. E non parla assolutamente del ruolo del presidente del Consiglio nella “liberazione” di Ruby e nel suo successivo affido. Dice, invece, di avere ricevuto richiesta di affido temporaneo proprio dalla questura e di avere acconsentito a malincuore.

E ancora, come noto e mai smentito, la consigliera regionale prova talmente tanta “pena” che decide di abbandonare immediatamente Ruby alle cure della stessa Michelle, di cui, dice, non sa niente. Affida, quindi, per sua stessa ammissione, una semi-sconosciuta ad una completa sconosciuta. Solo dieci giorni dopo, dice, incontra Michelle per la prima volta, in un locale.

Dice Minetti di venire a conoscenza in quell’occasione di una storia che definirà “strana” e che deciderà di registrare: “Michelle mi disse che la Rubi l’aveva denunciata perché diceva che la faceva prostituire. Michelle negò decisamente questa, dicendo che mai aveva fatto prostituire Rubi. Disse anche che a causa di questa denuncia le avevano bloccato i conti, le carte di credito e perquisito la casa. Michelle mi raccontò che Rubi le aveva detto, prima di denunciarla, che in alcune occasioni era andata a cena dal Presidente Berlusconi, descrivendole gli ambienti, che c’era una discoteca che veniva chiamata “Bunga bunga” con un palo da lap dance, mi pare anche che mi disse che in questa discoteca avvenivano spogliarelli, ed inoltre di aver ricevuto somme di denaro dal Presidente Berlusconi. Michelle, che era molto in collera con Rubi per questa denuncia che lei riteneva infondata, mi disse altresì che la ragazza era una bugiarda cronica e che a suo parere faceva uso di sostanze stupefacenti e che lei riteneva che si prostituisse. Michelle mi chiese di poter parlare con il Presidente Berlusconi. Non ho dato alcun seguito alla sua richiesta”.

Anche quest’ultimo dettaglio contrasta con i risultati finora pubblici delle indagini. Dalle carte della procura emerge, infatti, risulta che Michelle nella sua rubrica aveva registrato il numero di cellulare di “papi Berluscone”. La memoria elettronica del suo iphone dice che quel numero è stato memorizzato almeno 13 giorni prima dell’incontro, il 24 maggio, alle 2:59 del mattino. Mentre il 16 giugno alla sua rubrica si aggiunge anche il numero della residenza romana del premier, indicato come “casa Roma Silvio”. Ma non basta, nell’iphone ci sono anche due numeri dell’autista di Berlusconi, registrati il 3 febbraio del 2009. E poi Spinelli, che Michelle chiama per primo la sera del fermo di Ruby. Insomma, la escort brasiliana per scambiare due chiacchiere con il premier non aveva certo bisogno di Nicole Minetti.

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