

Nel chiedere alla Camera di sollevare il conflitto di attribuzione, il membro della Giunta del Pdl Maurizio Paniz ha esposto la tesi che competente sull'inchiesta non può essere il tribunale di Milano bensì il Tribunale dei ministri, dal momento che Silvio Berlusconi avrebbe agito per motivi istituzionali quando si è mosso per Ruby fermata dalla questura di Milano, pensando che fosse la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak.
L'opposizione insorge, con il Pd che parla di atto illegittimo per alimentare una crisi istituzionale e l'Italia dei Valori, secondo cui la decisione della Giunta di rimandare le carte è un golpe. "E' passata la forza dei numeri non certo quella della ragione: la giunta ha votato un provvedimento assolutamente illegittimo che serve solo ad inasprire lo scontro con la magistratura e rischia di alimentare un vero e proprio conflitto istituzionale. Quando, come emerge dal contenuto degli atti, l'unico nemico di Berlusconi è Berlusconi. Non certo la magistratura", afferma in una nota Marilena Samperi, capogruppo del Pd nella Giunta per autorizzazione a procedere della Camera.
Per Antonio Di Pietro siamo al golpe, "perché solo in un Paese antidemocratico il Parlamento si sostituisce alla magistratura per decidere la competenza territoriale o funzionale".
Proprio oggi Pierluigi Bersani aveva fatto lanciato un appello: chi, sostiene il segretario del Pd, "anche nel centro destra, ha a cuore gli interessi fondamentali della nostra casa comune, deve finalmente indurre Berlusconi a fare un passo indietro e a liberare il Paese da un disagio non più sopportabile". Le carte che arrivano ancora in Parlamento certificano, continua "di una situazione ormai insostenibile; una situazione che ammutolisce la voce dell'Italia nel mondo e che lascia completamente senza presidio i problemi che si accumulano nella vita degli italiani". Appello caduto nel vuoto.
Prima che attraverso la richiesta di rinvio degli atti a Milano il Pdl lasciasse cadere con i fatti l'offerta di Bersani, a bocciare la richiesta del Pd era stato Umberto Bossi. Parlando di una possibile rottura con il Cavaliere aveva detto: "Sono tutto tranne che un imbroglione, non mollo Berlusconi dopo che sarà approvato il federalismo". Il Senatur, ha ammesso che il caso Ruby è "un pasticcio che complica le cose", ma si è detto ottimista sul federalismo: "Alla fine diranno tutti sì".
Lo stesso Berlusconi, che ha riunito oggi a Palazzo Grazioli quello che i suoi parlamentari hanno definito "un consiglio di guerra", ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di tirarsi indietro. La linea di difesa, all'indomani della nuova ondata di documenti arrivati in Parlamento della Procura di Milano, è che non c'è nulla di penalmente rilevante, e tutto sta a spiegarlo all'opinione pubblica. Da qui l'idea di cambiare strategia nella Giunta per le autorizzazioni della Camera.

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