

di CARMELO LOPAPA
"Siamo sotto assedio. Ma non farò la fine di Prodi". Giura che non resterà appeso ai moniti quotidiani ora della Segreteria di Stato, ora della Cei, tanto meno a un "giudizio immediato per reati che non ho commesso". Piuttosto, minaccia, "porto tutti alle urne: la gente d'altronde sta dalla mia parte, i sondaggi successivi alla tempesta che mi hanno scatenato contro lo confermano".
Nel chiuso di Villa San Martino, Silvio Berlusconi rilegge il discorso del presidente della Cei Bagnasco e con ministri, coordinatori e capigruppo pdl che sente in sequenza confida tutta la sua preoccupazione per "l'accerchiamento". Intenzionato a non subire oltre i contraccolpi degli scandali che stanno incrinando i rapporti con le gerarchie cattoliche, preludio forse di una rottura definitiva. Il sospetto che prende piede, la sensazione è che "vogliano cambiare cavallo". Perché è vero che la voce più autorevole dei vescovi italiani "non ha acuito lo scontro col governo - ragiona il Cavaliere coi suoi - ma è anche vero che
Perché giusto o no che sia "lo sgomento", il "disagio morale" che esprimono i vescovi italiani, sono segnali che non lasciano affatto tranquillo chi, come Gianni Letta, ha continuato a tenere aperto il filo diretto con i Palazzi Apostolici. Agli attenti osservatori di Palazzo Chigi non è sfuggito come l'asse tra il Vaticano e il Quirinale si sia ormai consolidato proprio sulle rovine dello scandalo Ruby. Come il cardinal Bagnasco abbia rimarcato il dovere della "sobrietà", quasi a echeggiare il monito del presidente della Repubblica Napolitano, che l'11 gennaio scorso, ricordando Berlinguer, lanciava un appello alla "maggiore consapevolezza e sobrietà nei comportamenti". I rapporti tra il Vaticano e il Colle restano "eccellenti" e si consolidano, la sintonia è piena. Visto dal fortino berlusconiano assediato è il cerchio che si chiude. Con l'aiuto del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che non ha risparmiato critiche all'esecutivo.
Di certo, il segnale partito dalla Cei lascia pochi dubbi sul fatto che stavolta, da Bagnasco a Bertone, la "politica" e la strategia della Chiesa è univoca. E che, in prospettiva, Oltretevere preferirebbe un altro interlocutore alla guida del governo italiano. Un governo di centrodestra, magari, che tenga fermi impegni già sottoscritti. Ma che sia guidato da un altro presidente del Consiglio, col sostegno di Pier Ferdinando Casini. Berlusconi però non recita il ruolo della vittima e non compirà il passo indietro che i suoi avversari si attendono. "Respingeremo la sfiducia a Bondi e condurremo in porto il federalismo, anche con le modifiche apportate" va predicando nelle ultime ore trascorse ad Arcore prima di rientrare oggi a Roma. Al ministro della Cultura ha chiesto di restare al suo posto, nonostante le tentazioni, convinto com'è che su quella votazione strapperà un altro successo in aula, consolidando maggioranza e tenuta di governo. Quanto ai rapporti con
Berlusconi è pronto alla battaglia, convinto di vincerla. Anche questa. Pranza ad Arcore con i figli, vede Bruno Ermolli e Fedele Confalonieri, poi Letizia Moratti, sente Ghedini e Longo per pianificare la difesa in tribunale e in Parlamento. E si sfoga: "Le escort che rivelano gli incontri con Fini finiscono sotto inchieste, quelle che accusano il premier vengono ritenute attendibili". Anche questo sarebbe la "prova dell'asse tra i pm e il presidente della Camera". Un asse che promette di spezzare, nella battaglia finale.
(25 gennaio 2011)

1 commento:
Sarà profetico il gesto del Cavaliere?
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