

ELENA ROSSELLI
Il quotidiano di via Negri recupera un vecchio episodio già usato all'epoca di "Toghe sporche". Pietra dello scandalo "atteggiamenti amorosi" tra il magistrato e un giornalista. E il Pdl chiede di trasferire l'inchiesta al tribunale dei ministri. B. avrebbe agito per motivi istituzionali "salvando" Ruby in questura: "Credeva che fosse la nipote di Mubarak"
“Ogni attività della magistratura – e dunque anche quella della procura della Repubblica di Milano – in un ordinamento democratico è soggetta alla valutazione e alla critica della libera stampa; le campagne di denigrazione e l’attacco personale ai magistrati si qualificano da soli e in un sistema di civile convivenza devono essere un problema per chi ne è autore e non per chi ne è vittima”. Queste le parole del procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati. La nota del capo della procura milanese si riferisce ad “Amori privati della Boccassini“. Questo il titolo che Il Giornale ha regalato questa mattina ai suoi lettori. Il quotidiano di via Negri torna indietro di quasi 30 anni per colpire il magistrato milanese, “l’agguerrita pm dello scandaloso caso-Ruby, che ha frugato nelle feste di Arcore e ascoltato le conversazioni pruriginose delle ragazze dell’Olgettina”.
E mentre Il Giornale picchia duro sulla Boccassini, il Pdl ha chiesto che
Il Giornale sceglie di scavare nel passato del magistrato piuttosto che parlare delle nuove carte che inguaiano il premier. Per farlo, tira fuori una storia già usata dallo stesso quotidiano a metà degli anni ’90 in occasione delle inchieste sulla corruzione dei giudici. E’ il 1981 – scrive Gian Mario Chiocci – quando il procuratore capo Mauro Gresti scrive alla procura generale per segnalare “atteggiamenti amorosi” della Boccassini con un giornalista di Lotta Continua. Gresti arriva a chiedere “se non sia inopportuno che detto magistrato continui a prestare servizio presso la procura di Milano”. La richiesta non avrà alcun seguito (ma questo Il Giornale lo dice solo a metà pagina): il procuratore generale Sofo Borghese spedisce tutto al Csm che poi archivierà assolvendo
In ogni caso, il quotidiano di Alessandro Sallusti racconta di “ben 27 colleghi di Ilda che insorgono per iscritto contro il loro capo lamentando una sproporzione dell’iniziativa ‘per un episodio di scarsa rilevanza’”. Gresti – continua Il Giornale – rincara la dose con ulteriori “comportamenti tenuti in ufficio dal sostituto Ilda Boccassini in un lasso di tempo tra l’autunno del 1979 e l’inverno del
Il quadro che ne esce è quello del ‘tutti colpevoli, nessuno colpevole’. Chi non ha qualche scheletro nell’armadio? I “soloni” che criticano il Cavaliere dovrebbero tenerlo bene a mente. Ma l’episodio che si contesta alla Boccassini, (un bacio per strada il 15 ottobre del 1981) non ha nulla a che fare con il “puttanaio” emerso dalle 700 pagine di atti sui festini hard non di un uomo qualunque, ma del presidente del Consiglio. Atti che raccontano anche di droga, regali e soprattutto soldi. Carte che non compaiono mai sul sito internet IlGiornale.it se non indirettamente. Solo alle 16 compare un articolo dal titolo “Ruby,

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