giovedì 27 gennaio 2011

La pistola fumante


L’indagato che convoca le testimoni a casa sua perché “lui ha letto le intercettazioni e sono cose brutte”. Avviene dieci giorni fa, nel pieno delle indagini. Intanto Ruby annota sul diario e gelosamente conserva la distinta dei pagamenti promessi e versati da Papi Silvio (anche tramite l’avvocato di lei) per un totale, appunto, di 5 milioni di euro. Se l’indagato non fosse il presidente del Consiglio, ma un privato cittadino, sarebbe stato già arrestato.

Sì, gli atti integrativi trasmessi dalla Procura di Milano alla Camera sono la pistola fumante. Che spazza via le fiabe della buonanotte raccontate dalle indagini difensive di Ghedini. Se uno accusato di concussione e prostituzione minorile non ha nulla da temere, che bisogno ha di inquinare le prove? E poi, la ragazza Minetti e company che minacciano di distruggere il “vecchio” a cui non risparmiano gli insulti peggiori. Conversazioni freschissime. Difficile che le protagoniste non sapessero di essere ascoltate. Possibile che soprattutto l’igienista dentale madrelingua stia usando l’indagine per ricattarlo di più. Il che conferma la prima impressione suscitata dalla piazzata di Berlusconi da Gad Lerner: un atto dovuto per rassicurare la ex compagna di merende e ora mina vagante. E ancora i chili di droga sequestrati al fidanzato di un’altra damigella del giro Olgettina. Altro che le “cartacce” che spera Bossi.

Ci sarà tempo per rivedere come farsa e tradimento condiscano la tragedia di un uomo ridicolo. Che tuttavia è convinto di farla franca. Grazie a un colossale sistema corruttivo. E all’inettitudine (per non pensare peggio) dell’opposizione che si fa fregare perfino da Bondi. Sì, non resta che sperare nella magistratura.

Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2011

Nessun commento: