mercoledì 26 gennaio 2011

PER INCHIODARE FINI LAVITOLA TORNA DA B.


di Rita Di Giovacchino

La casetta di Montecarlo appartiene o no a Giancarlo Tulliani? L’interrogativo viene riproposto, quasi a orologeria, dal tempestivo arrivo dall’isola di Haiti di un nuovo fascicolo. A inviarlo alla Farnesina è stato il Guardasigilli Lorenzo Rudolph Francis più volte protagonista di scottanti rivelazioni. La novità, che tutti smentiscono, è che il ministro degli Esteri Franco Frattini avrebbe già inviato le carte al capo dei gip Carlo Figliolia chiamato a decidere il prossimo 2 febbraio, cioè fra pochissimi giorni, sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma nei confronti di Gianfranco Fini, indagato per il reato di truffa. Quasi un appuntamento con il destino visto che la vicenda giudiziaria rischia di concludersi proprio nel momento in cui il Pdl e Berlusconi, alle strette sul caso Ruby, sono tornati all’attacco chiedendo le sue dimissioni da presidente della Camera.

DIMISSIONI che Fini aveva annunciato nel video-messaggio della scorsa estate, con cui rivendicava la propria estraneità alla vicenda, qualora il “cognato” fosse davvero proprietario dell’appartamento monegasco. A quanto si sa, il fascicolo contiene le conclusioni dell’indagine interna, avviata dallo stesso Rudolph Francis, ministro della Giustizia dell’isoletta dove hanno sede le società off-shore Printemps e Timara, utilizzate per acquistare, rivendere e di nuovo acquistare – a distanza di appena tre mesi – il tricamere con balconcino in boulevard Princess Charlotte 14 dove in effetti vive mister Tulliani. L’appartamento era stato lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad An per una “giusta causa” e proprio Fini, allora presidente del partito, ne aveva autorizzato la vendita nel 2008 alla società Printemps per 300 mila euro. Cifra giudicata al di sotto del valore di mercato che, secondo stime provenienti da autorità monegasche, sarebbe almeno il triplo.

Ed è proprio sul valore dell’immobile che lo scorso agosto si è aperto il conflitto tra l’ex presidente di An, ora leader di Futuro e Libertà, alcuni esponenti della Destra di Storace e altri gruppi scissionisti. La vicenda culminò in un esposto, firmato da una dozzina di associazioni che la procura di Roma, al termine delle indagini, ha proposto di archiviare pur riconoscendo agli ex militanti il danno, sanabile però in sede civile perché il presidente di una fondazione nella gestione dei beni risponde soltanto a se stesso. Ora sarà il giudice Figliolia a decidere se archiviare o disporre nuove indagini e le “prove” raccolte sul ruolo di Tulliani potrebbero avere un certo peso.

IL FASCICOLO conterrebbe anche una serie di e-mail, scambiate tra i referenti delle due società, cui Tulliani si sarebbe rivolto per nascondere la propria identità al momento dell’acquisto. Anzi le due società fondate a distanza di pochi giorni nel giugno 2008 sarebbero nate proprio a tale scopo. C’è poi la strana vicenda della doppia firma, la stessa, sul contratto di locazione, ma questo era già noto. Il ministro Lorenzo Rudolph Francis tace. Ma i giornali locali ricordano il confidential memo dello stesso Guardasigilli al primo ministro Stephenson King secondo il quale il “cognato” di Fini sarebbe il beneficiario effettivo delle società off-shore e dunque della casa monegasca. Anche su quest’ultimo capitolo sembra aleggi mister Lavitola, che si sarebbe nuovamente recato ai Caraibi per sollecitare il responso definitivo. Ma Lavitola, che ieri sera ha passato un’ora e mezza a Palazzo Grazioli, nega tutto. Per Fini “è una minestra riscaldata”.

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