mercoledì 2 febbraio 2011

“Berlusconi malconcio ma l’alternativa non c’è”


di Caterina Perniconi

Se si andasse a votare domenica prossima Silvio Berlusconi vincerebbe di nuovo le elezioni. I sondaggi lo danno indebolito ma non franato sotto il peso dello scandalo Ruby. Ma un’alternativa è lontana. La proposta lanciata da Massimo D’Alema, di un’alleanza costituente per battere il Pdl è durata lo spazio di un mattino. “Se ci fosse un leader riconosciuto con un programma chiaro, non staremmo discutendo del perché Berlusconi può ancora vincere” spiega il politologo Roberto D’Alimonte, docente alla facoltà di Scienze politiche dell’Università Luiss.

Professore, perché in Italia sembra non esistere un’alternativa a Berlusconi?

Innanzitutto perché se qualche elettore si era dimenticato dell’equazione centrosinistra uguale tasse, il Partito democratico ha pensato bene di ricordarglielo con la patrimoniale.

In realtà il Pd sostiene che la patrimoniale fosse già contenuta nella bozza Calderoli sul federalismo.

Certamente, è la tassa sulla casa. Ma la politica va semplificata. Berlusconi ha capito su quali piani discutere, per esempio la riduzione della pressione fiscale e la semplificazione burocratica. Su questi temi è coerente, quindi teoricamente affidabile.

Sta dicendo che per gli elettori è più importante il loro orticello rispetto all’etica politica?

É quello che ci stanno dimostrando da anni.

Lei sostiene anche che la popolarità del premier non sia dovuta solo al controllo sulle tv.

Il Pdl ha una coalizione solida perché cementata da temi a cui il loro elettorato è sensibile. Alla fine è quello che conta. E poi manca un’alternativa credibile.

L’alleanza costituente proposta da D’Alema poteva esserlo?

Il fallimento di questa proposta in meno di 24 ore ha dimostrato agli elettori che un’altra opzione non esiste. D’Alema dice che il 60 per cento degli italiani non vuole Berlusconi. Questa cifra può anche essere vera, ma quell’elettorato non è sommabile.

Quindi una coalizione da Fini a Di Pietro, legata solo dalla volontà di cambiare il governo del paese, non funzionerebbe.

Il Terzo polo prenderebbe la metà dei voti se si alleasse con formazioni più estremiste. La somma degli elettori, soggetta al vaglio delle elezioni, non è uguale a quella dei partiti. Questo tipo di alleanza potrebbe essere solo parlamentare.

Ma il 14 dicembre ha dimostrato che in Parlamento non avrebbe comunque i numeri.

Non raggiunge il 50 per cento più uno dei voti alla Camera per il premio di maggioranza. Ma in democrazia non è detto che comandi chi è più rappresentativo. Può comandare, come in Inghilterra, la minoranza più coesa.

E per ora la minoranza più coesa significa Berlusconi più Lega.

Per vincere, con questa legge elettorale, occorre puntare a “quota 40”. Cifra che può essere raggiunta da Pdl+Lega+Storace, ma anche da Pd+Idv+Sel. Sarebbe un testa a testa alla Camera mentre Berlusconi potrebbe perdere al Senato. Questo segnerebbe l’inizio della sua fine, perché anche se a governare fosse la sua coalizione lui non potrebbe più essere il leader.

Chi guiderebbe invece l’alleanza di centrosinistra?

Questo è il vero problema. Le consiglio di fare una telefonata a Bersani e provare a chiederlo a lui.

Chi potrebbe convincere gli indecisi?

Qualcuno che parla la loro lingua. E per ora quella persona è Berlusconi. Alla fine in molti cederanno “al richiamo della foresta”. Ma questo perché il Pd non è né carne né pesce.

Quindi non c’è un modo per batterlo?

Può succedere che si autoelimini. Oppure l’opposizione dovrebbe fare una campagna elettorale perfetta, senza sbagliare un colpo.

Intravede la possibilità di un cambio del sistema elettorale?

Prima delle elezioni non c’è modo per cambiarlo. Berlusconi, attraverso una bozza proposta da Gaetano Quagliariello, vorrebbe introdurre il premio di maggioranza anche al Senato. Ma non credo sia realizzabile.

Nell’idea di D’Alema c’era proprio la riforma della legge elettorale e un referendum sul presidenzialismo.

Prima le elezioni vanno vinte. Certo, se dall’altra parte ci fosse un leader riconosciuto, con un programma chiaro e una coalizione ben definita, allora le cose cambierebbero. Perché la Chiesa e i poteri forti hanno paura dei salti nel buio.

Professore, lei lo vede?

Purtroppo per ora dall’altra parte c’è il magma.

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