
DAL CASO RAZZI, FINO ALLE RIVELAZIONI DI CALEARO: “
di Stefano Caselli
La notizia, più che il tentativo di comprare un deputato del Pd per accasarlo tra i “Responsabili”, è che i prezzi sono scesi. I 150 mila euro che sarebbero stati offerti a Gino Bucchino, sono infatti piuttosto lontani dai “350-500 mila” che, secondo Massimo Calearo, venivano messi sul piatto appena tre mesi fa. È stato infatti lo stesso Calearo – ex punta di diamante nel Nordest di Veltroni – a svelare i tariffari in un’intervista al Riformista lo scorso 6 dicembre: “I prezzi, quelli per convincere un indeciso a votare la fiducia al governo, per adesso sono questi”. Nella stessa intervista Calearo, da buon imprenditore di successo (il che gli ha consentito di votare la fiducia a B. senza bisogno di essere comprato) prevedeva il futuro andamento dei prezzi: “Mediamente una cifra da 350 a 500 mila euro adesso può bastare, al netto della promessa di un’eventuale rielezione. Poi, se la situazione sarà meno incerta, il prezzo ovviamente scende. La bravura sta nello scegliere i tempi giusti per saltare il fosso. D’altronde, la tempistica, nei mercati è tutto”.
IN FONDO, prosegue Calearo, si parla di “gente che ha il mutuo da pagare, le rate degli ultimi acquisti, i sogni e i progetti su cui aveva puntato all’inizio della legislatura”, roba che rischia di saltare in caso di crisi o mancata ricandidatura . Quest’ultima fu garantita a un altro “eroe” del 14 dicembre, l’ex Idv Antonio Razzi, ora tra i “Responsabili”. Lo rivelò al Fatto il 12 dicembre 2010 l’ex portavoce di Razzi, Massimo Pillera: “Il 25 novembre c’è stata una cena a Zurigo dove Razzi ha rivelato che era pronto a lasciare il partito e a votare la fiducia a Berlusconi”. Pillera racconta di come Razzi, cui Di Pietro, a causa di un procedimento penale a suo carico, aveva da poco comunicato la non ricandidatura, abbia riferito “della proposta del ministro Alfano di un posto sicuro in Italia” utile a far fronte all’ormai celebre “mutuo da duemila euro”.
E ANCORA le celebri tresche telefoniche dell’agosto 2007 tra B., l’allora direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, l’uomo dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e il produttore Guido De Angelis? A governo Prodi moribondo, B. tentava la spallata brigando per piazzare in qualche fiction Rai la moglie del senatore Willer Bordon, attrice dal buon curriculum. Non ce ne fu bisogno, ci pensò Mastella. Altro caso clamoroso della scorsa legislatura è quello degli ex leghisti Pottino e Gabana, svelato da Carmelo Lopapa su Repubblica il 28 settembre 2010. Fuori dalla Lega per dissidi interni a fine 2006, passano al Gruppo misto, poi al Pdl poco prima della caduta di Prodi. Prodi cade, ma Bossi pone il veto sulla loro ricandidatura. Allora si trova la soluzione: oggi i due non sono più in Parlamento, ma – in virtù dei buoni uffici passati – hanno un contratto di consulenza “fino al termine della legislatura” con il gruppo Pdl di Montecitorio. Il compenso corrisponde esattamente all’indennità di un onorevole.

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