

Berlusconi è come il dottor Stranamore del film di Stanley Kubrick che cerca di controllare i suoi cattivi umori e pensieri ma alla fine non ce la fa più e finisce per urlarli. Così prima vuole scendere in piazza contro i magistrati e poi ritira l’iniziativa. Dice di voler ascoltare il monito del capo dello Stato che predica toni bassi, ma ritorna a testa bassa sul processo breve per tagliare le unghie a giudici e Pm.
E dalla sede del Pdl in via dell’Umiltà viene fuori un comunicato in cui si annuncia di nuovo «un piano di mobilitazione a difesa del premier dalle aggressioni mediatico-giudiziarie», affidato dalla Santanchè e alla Brambilla. Tranne smentire tutto e far dire al portavoce Paolo Bonaiuti che si tratta di un «equivoco»: niente piazza, tutto annullato, si sta solo pensando a come far conoscere meglio l’attività del governo. Le colombe del Pdl si sono infuriate; Letta ha ricordato non bisogna irritare Napolitano. E come se non bastasse pure
Lo stesso Berlusconi, durante il vertice a Palazzo Grazioli, viene descritto fuori dai gangheri per quel comunicato e ha chiesto subito una correzione di rotta. Ma di chi è allora la colpa? Le versioni si accavallano e si contraddicono. C’è chi mette in croce
Ma non è questo incidente di percorso a preoccupare il premier, il quale ha dovuto fare i conti in questi giorni con la furia di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia non sapeva un fico secco di ciò che aveva in animo Berlusconi sul terreno dell’economia. La sue proposte per lo sviluppo economico e le liberalizzazioni non erano state concordate. Da qui una serie di telefonate burrascose che si sono concluse con un colloquio, sempre telefonico a margine del vertice Pdl, apparentemente rappacificatore. I due dovrebbero vedersi oggi e concordare gli obiettivi in vista del Consiglio dei ministri di venerdì.
Bisognerà vedere cosa Tremonti metterà sul piatto in termini di risorse. Il premier cerca di uscire dal bunker e di spostare l’agenda della discussione pubblica sul terreno delle cose da fare. Governare e non parlare del caso Minetti-Ruby. Tuttavia la preoccupazione a Palazzo Grazioli è sempre altissima. Chi era presente al vertice racconta che il premier ha finito per parlare ancora una volta dei suoi guai giudiziari. Ha di nuovo accusato i magistrati di non essere superpartes, di volerlo uccidere politicamente. Ha ripetuto che l’accusa di concussione e di prostituzione minorile è assurda, non sta in piedi perché ci sono tante testimonianze a suo favore.
E’ il tema che lo innervosisce di più, anche perché gli elementi emersi finora e le carte arrivate alla Camera riguardano solo la richiesta di perquisizione negli uffici del tesoriere Spinelli. Ieri a Montecitorio alcuni deputati dicevano che ci sono intercettazioni molto più compromettenti. «Siamo spacciati», sosteneva uno di loro.
Intanto si va avanti, anche coprendo le 11 caselle del governo e con nuovi arrivi nella maggioranza. Luca Barbareschi si dovrebbe dimettere da deputato e al suo posto entrerebbe Marras, fedele berlusconiano. Si vocifera del piemontese Roberto Rosso, passato con Fini e ora di ritorno nel centrodestra, al quale sarebbe stato promesso un incarico di sottosegretario.

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