
di Furio Colombo
Il tema era la violentissima rivoluzione in Libia. La complicazione, per l'Italia, era (ed è) l'esistenza di un trattato che lega strettamente e in tanti sensi l'Italia alla Libia. Il protagonista era il ministro degli Esteri Franco Frattini, la mattina del giorno 23 febbraio alla Camera dei deputati. Mentre il ministro parlava, le agenzie diffondevano il dubbio tremendo che i morti nel Paese di Gheddafi fossero almeno diecimila e cinquantamila i feriti, dunque un disastro umanitario immensamente più grande di quanto detto e discusso finora.
Se il futuro avrà la testimonianza di Frattini come unico documento, non ci sarà traccia della consapevolezza italiana (e meno che mai di qualunque tipo di impegno, di iniziativa, di azione, da soli o con altri) nel corso di quell'eccidio. Del resto, prima dell'intervento di Frattini al Parlamento italiano, la parola "genocidio" era già stata pronunciata dal vice ambasciatore libico alle Nazioni Unite, quando quel diplomatico, e molti altri, hanno cominciato a separarsi dal governo omicida del loro Paese.
Nessuna traccia di tutto ciò nell'intervento di Frattini. E manca ogni riferimento al trattato fra Italia e Libia, il più vincolante dei nostri trattati, che prevede scambi di segreti militari, chiusura di basi e del territorio italiano ad ogni azione internazionale che dovesse essere o apparire ostile alla Libia; e divieto (infatti scrupolosamente osservato dal governo Berlusconi) di "interferenza negli affari interni della Libia" (art. 4).
Dunque dopo una breve ricapitolazione del genere che si usa per i quotidiani gratuiti sulla metropolitana, il ministro Frattini è passato alla campagna elettorale. Annunciando il catastrofico arrivo in Italia di tutti I protagonisti delle rivolte di queste settimane nel mondo arabo, neppure per un momento il presunto ministro degli Esteri si è fermato a domandarsi se la rivolta egiziana sia simile al Bahrein o sia più vicina alle ragioni che hanno provocato la fuga di Ben Alì dalla Tunisia, e che cosa queste rivolte con scardinamento di regimi ma non dello Stato, abbiano a che fare con ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Libia e con il comportamento di Gheddafi, che, agli occhi di tutti gli osservatori del mondo è personaggio ormai estraneo alla normalità psichica.
Franco Frattini ha creato una situazione di vergogna e di imbarazzo per l'Italia quando, invece di denunciare i crimini contro l'umanità di uno stretto alleato dell'Italia, invece di dire che cosa fa e che cosa farà l'Italia per districarsi dall’evidente complicità con Gheddafi, ha chiamato in causa l'Europa, Paesi e Unione europea, colpevoli di "lasciar sola l'Italia" senza domandarsi se l'egemonia brutale con cui
L'intervento di Frattini ha anche preparato la strada per le parole che Berlusconi avrebbe dedicato, prima di sera, lo stesso giorno, alla tragedia libica. Berlusconi ha detto di condividere con gli italiani la vera preoccupazione: e se questo tanto elogiato vento della libertà fosse in realtà un avanzare minaccioso del fondamentalismo islamico, se con la scusa della democrazia, fosse il nuovo nemico alle porte?
Il quadro della politica estera italiana adesso è completo.
Bossi si dirige verso la paura perché la paura è un ottimo argomento elettorale.
Berlusconi spiega che Gheddafi forse sta esagerando, ma il vero pericolo sono i terroristi islamici.
Frattini però aveva già depositato alla Camera il punto di riferimento che lega tutto: saranno trecentomila, forse mezzo milione e verranno tutti e subito in Italia.
L'invito a rimpiangere Gheddafi e la sua polizia che spara con navi e armi italiane a chiunque tenti di attraversare il Mediterraneo, è forte e chiaro.
Ma quando si tratta di dare una mano al partito (Lega e Pdl), Frattini non è secondo a nessuno.
Mai un accenno al congelamento del vergognoso trattato che fa l'Italia complice e forse anche fornitore di armi per ciò che sta accadendo. Ma ottima ed efficace propaganda per le prossime elezioni. In tutto questo

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