domenica 6 febbraio 2011

Il Cavaliere pronto a sfidare il Colle "Tiro dritto, Napolitano cederà"


di CARMELO LOPAPA e UMBERTO ROSSO

La lettera non porta consiglio. Berlusconi, platealmente, la ignora e non risponde nemmeno ai rilievi del Colle sul decreto federalista. Napolitano avrebbe gradito, se non proprio atteso, una risposta ufficiale alle contestazioni indirizzate personalmente al presidente del Consiglio. E perciò il silenzio del premier suona come una sgarbo nello sgarbo. Berlusconi snobba ancora il Colle - dopo quel Consiglio dei ministri convocato senza informare il Quirinale - e tira dritto sulla strada dello scontro. «Rispondere? Ma non ero tenuto a farlo - confida ai suoi il premier - bastava solo prenderne atto. E poi, per paradossale che sia, Napolitano ci fa un favore: con i tempi del decreto che slittano, le elezioni sono scongiurate».

Il Cavaliere è certo che la dead line di fine marzo sia ormai a portata di mano, oltre quella data sarebbe infatti impossibile il voto anticipato in primavera. «
Io tiro dritto. Mercoledì in Consiglio dei ministri il pacchetto economico. Poi, intercettazioni e giustizia. E il capo dello Stato dovrà dire di sì alle nostre riforme, anche se non gli piacciono». Ma la risposta "pubblica" del premier ai rilievi mossi dal capo dello Stato produce l'effetto di alimentare le tensioni e inasprire ancora i rapporti con l'inquilino del Colle. Nelle due telefonate al raduno dei gruppi "satelliti" di Moffa e di Pionati, Berlusconi rimette in pista il campionario di ciò che a Napolitano non piace.

Come la valanga di accuse rovesciate sulla Consulta "comunista" e i pm da punire.
Oppure quella minacciosa allusione al ridimensionamento delle intercettazioni e al processo breve, due capitoli delicatissimi sui quali Napolitano, sia in pubblico che in privato, ha sempre espresso tutte le proprie perplessità. Raccontano perciò di un presidente della Repubblica a questo punto sempre più scettico sulla possibilità di ricucire il filo ma la linea è quella di aspettare gli eventi. «Il presidente ha bocciato il decreto - spiegano sul Colle - e ora la questione riguarda i rapporti fra potere esecutivo e legislativo, fra governo e presidenti delle Camere: tocca a loro trovare il modo di realizzare il richiesto passaggio parlamentare, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama».

Sul tavolo infatti ci sono diverse opzioni, con voto, senza voto, con la fiducia. Le rassicurazioni di Berlusconi sul punto? «Aspettiamo di vedere i fatti», è il laconico commento. Pure se la reazione del capo del governo allo stop di Napolitano non lascia presagire granché. Il premier minimizza, sdrammatizza, riduce tutta la faccenda solo e soltanto a questioni procedurali ma il capo dello Stato, viene fatto notare, «ha sollevato anche il problema della condivisione e del coinvolgimento più ampio di tutte le forze, enti locali in primis». Insomma, rimettere mano al testo contestato.

Premier all'attacco, allora, niente scuse o spiegazioni perfino sullo strappo dell'informativa negata sull'ordine del giorno del governo. Al Quirinale, invece, registrano con soddisfazione l'autocritica di Schifani e le parole di Fini. Eppure il Cavaliere è intenzionato a rompere a tutti i costi l'accerchiamento. Dirottare l'attenzione dei media dal Rubygate e dai suoi strascichi giudiziari. «Perché ho i numeri in Parlamento e il consenso fuori dal Palazzo, per poter andare avanti e realizzare le riforme». Fosse pure portandole alle Camere «a colpi di fiducia».

«La maggioranza già solida è destinata a crescere e ormai difficilmente si andrà al voto, il federalismo in Parlamento richiederà i suoi tempi - ragiona uno dei big dei "responsabili",
Saverio Romano - Meglio essere stretti ma coesi che larghi e litigiosi». Con la riforma dell'articolo 41 della Costituzione, col piano casa e il piano per il Sud che Tremonti porterà mercoledì in Consiglio dei ministri, il premier è convinto di ricomporre il sodalizio con Confindustria. Ma prima dovrà rassicurare la Lega. E stemperare l'attrito tra il Senatur e Gianni Letta. Perché in queste ore il vertice lumbard ha iniziato a scaricare sul sottosegretario la responsabilità dell'incidente con Napolitano. Sulle intercettazioni e la riforma costituzionale della giustizia (Consulta compresa) si giocherà invece la sfida finale e tutta personale con la magistratura.

(06 febbraio 2011)

2 commenti:

Francy274 ha detto...

In Italia manca l'eroe... uno solo basterebbe per tutti.

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

La situazione è estremamente preoccupante, l'impressione è che si sia alle soglie di un vero e proprio 'colpo di mano' dai contenuti imprevedibili e dalle conseguenze devastanti per la democrazia in Italia.
Ciò che mi induce e fare queste riflessioni è la estrema vacuità dell'opposizione, specie nel PD, e la inesorabile determinazione di Berlusconi di sconquassare tutto il sistema paese pur di non rispondere penalmente delle sue malefatte, dei suoi reati: sembra essere stato allevato a pane e reati quell'uomo diabolico.