

LORIS MAZZETTI
Non siamo solo nell’era del Bunga Bunga della politica ma nel nuovo medioevo che parte dalla tv. Basta seguire la storia dei “mostri” partoriti dai tanti reality televisivi che per una stagione spopolano, in tv, sui rotocalchi, facendo soldi nelle discoteche mentre giovani li osservano (come animali da circo), sognando un giorno di diventare come loro. É la degenerazione della grande illusione creata dalla tv commerciale di B., che si è spacciato per essere il moderno leader che si è fatto da sé, capace di costruire una fortuna dal nulla creando benessere anche per tutti quelli che gli stanno vicino. B., il pifferaio magico che è riuscito a far credere al presidente operaio, al milione di posti di lavoro, meno tasse per tutti, basta con i condoni, in tre mesi una casa per tutti i terremotati, in tre giorni addio all’immondizia a Napoli, al patto con gli italiani firmato in diretta a Porta a Porta.
Facciamo un salto nel tempo che fu. Provate ad immaginarvi giornalisti del calibro di Zavoli, Vecchietti, Biagi, Granzotto, Jacobelli, Marrazzo (Gio), De Luca, Zatterin, Barbato, che per fare un’intervista al politico di turno si mettono a contrattare con l’addetto stampa: “La puntata gliela strutturiamo, gliela confezioniamo su misura. Tizio come contraddittore non va bene? Preferisce Caio?” (Intercettazione del 4 maggio 2005 tra Sottile, portavoce di Fini, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, e Vespa). Quei giornalisti che insieme a tanti altri lavoratori della Rai hanno costruito la credibilità del servizio pubblico avevano a che fare con Moro, Togliatti, Nenni, Fanfani,
Importante è stata la lezione data da Santoro quando ha cacciato dallo studio di Annozero l’onorevole Francesco Paolo Sisto, non invitato dalla redazione (Cicchitto prima scelta, Alfano seconda), ma “designato dalla segreteria di B.”, accompagnato da 60 ragazzi di centrodestra, anche loro non invitati. Povero Sisto tutto il pomeriggio a fare training, per “salire sul ring” nelle migliori condizioni. Se il Pdl propone significa che ci sono altri giornalisti che accettano. Tutto questo accade quando mezzi di comunicazione e denaro si fondono in una società che non ha gli anticorpi per difendersi, cioè quando una società è senza regole. Questo sì che è uso criminoso della tv.
Il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2011

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