lunedì 14 marzo 2011

TERRORE NUCLEARE


di Giorgio Meletti

Oggi non dobbiamo parlare di sì o no al nucleare, per tre ragioni.

Per non farsi dare degli “sciacalli” da chi si arricchisce distribuendo insulti retribuiti dall’industria nucleare.

Perché chi non mette all’asta i suoi cambi di opinione sa che c’è il momento dell’angoscia.

E soprattutto perché prima bisogna sapere che cosa è capitato alla centrale di Fukushima.

Stiamo dunque ai fatti.

Come tutte le volte che c’è un incidente nucleare, grande o piccolo, abbiamo assistito anche in queste ore a ciò che i propagandisti a gettone, giurando sui propri figli, giudicano impossibile: il panico e la censura. Esattamente come a Chernobyl, nell’aprile del 1986.

I talebani dell’atomo si preparano a festeggiare il venticinquennale spiegandoci per l’ennesima volta che il nucleare non ne aveva colpa, e tutto dipese da rincoglionimento tardo-sovietico. Possibile. Probabile.

Adesso però devono spiegarci un’altra cosa. Perché anche nel mitico Giappone, terra felice pronta ad abbracciare il nucleare senza farsi traviare dalle nostre rozze, ataviche paure mediterranee, perché anche a Fukushima, come a Chernobyl, al momento dell’incidente gli addetti scappano terrorizzati?

Non hanno sentito le escort dell’atomo spiegare a reti unificate che era tutto a posto?

E poi, può essere sicura una tecnologia che al momento dell’incidente viene abbandonata dai tecnici responsabili?

E perché la Tepco (Tokyo Electric Power Company) per ore ha diffuso comunicati per dire che tutto era sotto controllo?

Mentivano o semplicemente non sapevano che cosa stava accadendo a Fukushima?

Domani ci diranno che non è successo niente, solo un po’ di fumo e qualche cortocircuito. Ce lo auguriamo sinceramente. Però mettiamo agli atti fin d’ora, a futura memoria per i nostri figli, questa frase di un comunicato della Tepco: “Siccome la funzione di contenimento della pressione del reattore era compromessa, alle 5:22 si è deciso che lo specifico incidente previsto dal primo comma dell’articolo 15 era accaduto”.

Comprereste una centrale atomica da un’azienda che comunica così la decisione di evacuare una città?

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