mercoledì 20 aprile 2011

Confindustria smonta la politica di Tremonti


IN PARLAMENTO IL DIRETTORE GENERALE GALLI SPIEGA CHE NON CI SONO MISURE PER LA CRESCITA E I SACRIFICI SONO APPENA INIZIATI

di Stefano Feltri

Finché le lamentele degli industriali si limitavano alla denuncia da parte di Emma Marcegaglia della “solitudine” delle imprese, il ministro Giulio Tremonti poteva cavarsela con un sorriso e qualche battuta.

Ma adesso la Confindustria ha cambiato registro e, nell’audizione parlamentare del direttore generale Giampaolo Galli, il Def (cioè il quadro di politica economica) e il Pnr (il Piano di riforme che il governo vuole presentare all’Unione europea) vengono smontate pezzo per pezzo.

Ma quel che è più imbarazzante per l’esecutivo è che le diagnosi di Confindustria coincidono con quelle della Cgil e della Banca d’Italia. In sintesi: non c’è alcuna misura vera per favorire la crescita, i sacrifici da fare per mettere in sicurezza i conti pubblici non sono finiti ma appena cominciati, le grandi riforme come quella del fisco non sono mai andate oltre gli slogan.

NELLE 12 PAGINE della relazione di Galli non si salva praticamente nulla se non le buone intenzioni del governo. Per raggiungere gli obiettivi di risanamento previsti dal Def, cioè un saldo primario (entrate meno spese al netto degli interessi) pari al 5,2 per cento del Pil e debito pubblico al 112,8 per cento del Pil, serviranno lacrime e sangue.

Afferma Galli: “Per conseguire questi obiettivi il governo prevede di attuare l’anno prossimo una manovra da 2,3 punti di Pil sui due anni seguenti, pari a circa 39 miliardi, ben superiore a quella da 25 approvata la scorsa estate”. Una cura da cavallo “di gran lunga superiore, sia per intensità sia per composizione, a quello compiuto per rispettare i parametri europei di Maastricht e per poter partecipare fin dall’inizio alla moneta unica europea”. E allora l’Italia non era reduce da una recessione pesante come quella del 2009.

La cosa più preoccupante, conclude Confindustria, è che i tagli non riguarderanno soltanto i rami secchi dell’amministrazione statale. Ci sarà un “massiccio taglio agli investimenti pubblici che scenderanno a 27 miliardi nel 2012 rispetto ai 38 miliardi nel 2009”.

Certo, tutto questo sarebbe più sopportabile se il Pil crescesse, rendendo il peso del debito relativamente meno gravoso e quindi facilitando il risanamento. Peccato che nelle oltre 100 pagine del Pnr, ambizioso acronimo che indica il Piano nazionale per le riforme, di misure che favoriscano la crescita non c’è traccia: la riforma fiscale non esiste, “si rileva mancanza di risorse per la ricerca industriale laddove è stata eliminata la previsione di rifinanziare con 500 milioni l’anno il Fondo per l’innovazione scientifica”, zero incentivi alla formazione di laureati tecnico-scientifici.

Il federalismo fiscale, secondo Confindustria, peggiorerà le cose.

In materia di sanità, per esempio, “si assiste all’estensione anche al Centro-Nord del rischio di disavanzi sanitari”. Mai Confindustria era stata così distruttiva nel criticare le politiche del governo, mettendo in discussione non soltanto la capacità dell’esecutivo di incentivare la ripresa ma anche quello che è sempre stato rivendicato come l’unico risultato concreto: la tenuta dei conti opera del presunto rigore del ministro Tremonti.

LA CGIL, NELLA SUA AUDIZIONE di lunedì sempre sul Def, era arrivata a conclusioni analoghe: “Sembra necessaria un’azione di consolidamento che dovrebbe comportare, già in questo anno, un aggiustamento intorno ai 3-4 miliardi, ma ci pare assolutamente autolesionistico concentrare, con un impatto assai rilevante (almeno 35-40 miliardi di euro) la correzione nel 2013-2014, anni in cui si prevede possa realizzarsi una crescita leggermente più forte, con il rischio di contrastarla con provvedimenti oggettivamente recessivi”.

Tradotto: il bilancio dello Stato è assai meno solido di quanto Tremonti abbia fatto credere e quindi bisognerà tirare ancora la cinghia. Con il risultato che la crescita frenerà ulteriormente, rendendo il quadro ancora più fosco di quanto sembra dalle previsioni governative del Def (già riviste parecchio al ribasso rispetto allo scorso anno).

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sintetizza così: “Nelle quattro paginette che ha presentato Tremonti ci sono due o tre tabelle che dicono che da qui al 2014 serviranno manovre per 39 miliardi di euro”.

E Tremonti? Il ministro è a Bruxelles, all’Europarlamento, dove rilancia l’idea (bocciata più volte) degli Eurobond, il debito pubblico europeo, propone riforme ai trattati dell’Unione (l’ultimo è quello di Lisbona): “La lettera del trattato è ampia ma nell'applicazione alla realtà l'Europa è missing in action”. Sui nuovi vincoli al debito pubblico, però, l’Europa è stata attiva. E la regola che impone di ridurre del 5 per cento all’anno il debito in eccesso (per l’Italia 900 miliardi) è passata all’unanimità al Consiglio europeo anche con il voto del governo italiano.

3 commenti:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

FINALMENTE! LO DICO CON ENFASI PUR INTUENDO CHE STIAMO MESSI COSI' MALE, MA COSI' MALE CHE CI STIAMO AVVICINANDO ALLE 'MACERIE' LASCIATE DAL FASCISMO ALLA DINNE DELLA II^ GUERRA MONDIALE! SENZA UN PIANO MARSHALL PER SALVARCI.

Nounours(e) ha detto...

Caro L. Morsello, passo molto spesso a leggere la sua rassegna stampa. Sono felice dell'opportunità di informarmi così agevolmente pur se, ahimé, le notizie sono sempre sconfortanti, fin tanto che, da un po' di tempo, mi lasciano senza parole per commentare. S'è creata una grave situazione che mette molta apprensione per il futuro...chissà se siamo già in quel futuro o se il crack deve ancora prodursi...noi dobbiamo stare nell'incertezza di un'angosciosa attesa...ci sono concessi solo gli effetti sulla realtà quotidiana. E' triste constatare il fallimento di tutto ciò che durante la mia vita di lavoratrice era stato conquistato con le lotte sindacali, che non sono state un "divertimento" come qualche giovane è portato a credere. Ci sono stati sacrifici e anche gravi perdite di vite umani per la conquista dei diritti e di una civiltà del lavoro. La sensazione di fallimento è grande. L'animo subisce un'altalenarsi di sentimenti fra impotenza e rabbia. Una rabbia sorda che il senso di civiltà vuole relegare all'indignazione.
Lo stesso senso di civiltà, che non deve mai scomparire, mi porta ad augurare una Buona Pasqua com'è nella tradizione perché non vorrei che ci togliessero anche questo gusto beneaugurante, nell'infliggerci una crisi così grave del nostro vivere.
Grazie e cari saluti.

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Cara amica, ringrazio per gli auguri di Buona Pasqua, che ti ricambio con tanta simpatia.
Almeno questo non ci può essere tolto.
Capisco e condivido la tua sofferenza, il Male ha adottato strumenti e tecniche molto raffinati per esercitarsi su di noi.
I Padri Costituenti, che avevano alle spalle un ventennio di prevaricazioni, violenze, abusi, prevaricazioni e una disastrosa II^ guerra mondiale, nel prevedere un meccanismo un meccanismo di modifica della Costituzione (art. 138) pensarono, a torto, che tutto il Male possibile fosse ormai alle spalle, nelle macerie del fascismo e del nazismo, per cui ritennero fossero sufficientemente bilanciati gli equilibri costituzionali ed istituzionali, prevedendo un meccanismo che si è rivelato imperfetto: maggioranza qualificata dei due terzi con doppia lettura e a sei mesi di distanza fra l'una e l'altra oppure maggioranza semplice sempre in doppia lettura e obbligo di referendum conservativo.
Questo secondo meccanismo oggi si sta rivelando imperfetto, quanto meno perché costituisce arma di ricatto sotto forma di minaccia (adesso vogliono modificare l'art.1 in modo da attenuare i poteri della Corte Costituzionale e della magistratura). Ecco: il Male si presenta come assoluto per effetto della sommatoria di tanti Mali individuali (i giuristi e gli avvocati servi del padrone).
Ciò accade senza che il Presidente della Repubblica, la più alta carica dello Stato e figura di garanzia, possa far sentire la propria voce in modo chiaro e forte proprio perché non ha funzioni politiche, che appartengono al Governo e al Parlamento. Come rimediare? Nessuno lo sa e Berlusconi impazza fuori da qualsiasi controllo.