domenica 10 aprile 2011

Scene da un patrimonio


di Marco Travaglio

Era piuttosto in forma, ieri, il Cainano. Per l’intera giornata è riuscito a non pronunciare le parole “culo” e “figa” e a non raccontare barzellette sui due temi a lui più cari dopo i soldi. E, a proposito di soldi, è riuscito addirittura a dire una cosa vera sul caso Mondadori: “È una rapina a mano armata”. Solo che la mano è la sua e la rapina l’ha fatta lui. I giudici, regalandogli gentilmente le attenuanti e dunque la prescrizione, l’hanno definito il “privato corruttore” della tangente da 420 milioni di lire (soldi Fininvest) che i suoi avvocati Previti, Acampora e Pacifico versarono nel 1991 al giudice Vittorio Metta in cambio della sentenza che annullava il lodo Mondadori togliendo il primo gruppo editoriale al suo legittimo proprietario: Carlo De Benedetti.

Lo afferma la sentenza divenuta definitiva nel 2007 in Cassazione che condanna tutti gli imputati tranne lui: “L’attività degli estranei (i tre avvocati tutti condannati, ndr) nella consegna del compenso illecito (al giudice condannato, ndr) si sostituisce a una condotta, che altrimenti sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato (Berlusconi, ndr)... La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore (Berlusconi,ndr)”.

La Cassazione stabiliva poi che la Fininvest deve risarcire a De Benedetti, in sede civile, “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”.

Perciò due anni fa il giudice civile Raimondo Mesiano condannò la Fininvest e B., i rapinatori, a rimborsare l’Ingegnere rapinato con 750 milioni di euro.

Ieri, non contento del linciaggio operato dai telemanganelli di Canale 5, il premier è tornato a minacciare Mesiano: “A Milano c’è un giudice, di cui potrei dire molto, che ha formulato un risarcimento di 750 milioni per la tessera numero 1 del Pd, De Benedetti”.

In attesa del nuovo scoop sul giudice dal calzini turchesi (Canale 5 deve aver scoperto il colore dei suoi boxer), tutti dovrebbero sapere che quando l’Ingegnere fu scippato della Mondadori il Pd non esisteva e mancavano tre anni alla discesa in campo del Cavaliere (che fra l’altro potè avvalersi della casa editrice rubata per imbonire gli italiani): dunque la politica, in questa vicenda, c’entra come i cavoli a merenda.

Ma è improbabile che lo scelto uditorio che ieri ascoltava in deliquio il delirio di B. abbia afferrato questa sottigliezza.

Si tratta di un nuovo gruppo politico nato per l’occasione dalla fertile fantasia di Kiwi Rotondi e Fernandel Giovanardi, che si fanno chiamare “Cofondatori” per rammentare al distratto Cainano che esistono anche loro. Lui li ha liquidati con la promessa di “mettere presto mano al partito”, cioè di inventare qualche nuova cadrega, e soprattutto del “quoziente familiare” (ci sta lavorando con Ruby, la Minetti e Lele Mora): “Se i 50 milioni non li trova Tremonti, ve li do io” (cioè il ragionier Spinelli).

Quelli, gente di bocca buona, si son bevuti tutto come sempre. Un po’ come le comparse che poco dopo l’hanno riaccolto a Lampedusa, dove ha annunciato lo “svuotamento dell’isola”, peraltro ancora piena di immigrati, e l’acquisto di una nuova villa a Cala Galera che è proprio il posto giusto per lui (non è ben chiaro se al posto o in aggiunta a quella acquistata una notte su eBay, situata sulla pista dell’aeroporto, per 2 milioni di euro: una sòla degna di Wanna Marchi).

Insomma, tutto bene.

A parte il fatto che l’amico Belpietro ipotizza che B. sia ormai “bollito”; che l’amico Geronzi viene sparato via dalle Generali senza che lui nemmeno se ne accorga; e che la Merkel, con cui Frattini Dry aveva appena annunciato un asse privilegiato, lo manda affankulen sull’immigrazione.

Lui comunque annuncia che troverà “un giudice a Berlino”.

È la prossima riforma epocale della giustizia: i suoi processi traslocano in Germania.

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