lunedì 27 giugno 2011

No Tav: è stata la battaglia finale?

FABIO BALOCCO

inata. Sono a casa. Sento quasi come il dovere di scrivere cosa è accaduto questa notte nella “libera Repubblica della Maddalena”. Non mi piacciono i resoconti. Ma qui è necessario farlo.

Ieri sera una bellissima fiaccolata sì è snodata da Chiomonte alla Maddalena: una bellissima, suggestiva fiaccolata. Chi dice duemila persone, chi dice tremila. I numeri per me contano poco: eravamo tantissimi.

Poi a mezzanotte e mezzo riunione di noi legali con gli amministratori presenti. Tutti i 5 Stelle che conosciamo e tanti altri. Si parla di strategie. Quando arriva la polizia va avanti un legale per mostrare una raccomandata che abbiamo fatto a mezzo mondo per diffidare dall’attaccare, ritenendo noi l’opera illegittima. Poi gli amministratori cercheranno il dialogo. Tante parole, ma in realtà dentro di noi sappiamo che non ci sarà spazio per alcuna mediazione.

Attaccheranno e finirà lì. Intanto arriva la notizia che alle 4 le forze di polizia si riuniranno ad Oulx, in alta valle. Si parla di duemila poliziotti, più mezzi di vario tipo.

Cerco di dormire un po’, ma la tensione è troppa. Me ne vado in giro per la Maddalena. C’è Marco Revelli, c’è Giulietto Chiesa, c’è Paolo Ferrero. C’è una lettera di Don Ciotti e tanti altri che invita a non usare la forza.

Arrivano le cinque. Noi legali siamo divisi in tre gruppi. Io sono in quello della barricata sotto alla Maddalena, a fianco dell’autostrada. Alle cinque giunge la notizia che l’autostrada è chiusa. Segno che arriveranno da lì. Ma forse non solo.

Raggiungiamo la barricata. Io con la mia raccomandata in mano che terrò fino alla fine. Fa una strana sensazione un’autostrada chiusa perché sai che arriveranno duemila poliziotti. E di più non possiamo neppure vederli perché giusto alla Maddalena l’autostrada entra in un tunnel.

Verso le sei sbuca dal tunnel un mezzo tipo Guerre Stellari. Un mostro con una enorme pinza. Sappiamo che è quello destinato a divellere la barricata. Dopo poco ne abbiamo la prova: sgretola come se nulla fosse le barriere in plexiglass (?) dell’autostrada. Avessi voglia di fare delle battute direi che sta arrecando un grosso danno al demanio.

Intanto arriva la notizia che la polizia è anche giù alla centrale dell’AEM. Segno che se salgono su di lì e nel contempo rompono dall’autostrada, noi facciamo la fine dei topi.

Ma alla centrale consegnano ai miei colleghi un’ordinanza prefettizia che intima lo sgombero di tutte le aree, non solo quelle dedicate al cantiere, ma anche quelle della Maddalena. Neanche il tempo di ragionare sul contenuto dell’ordinanza che il mostro stellare torna all’attacco, supportato dagli idranti. Ma non può fare più di tanto perché sulla barricata c’è tanta gente aggrappata. La situazione è di stallo. Ci domandiamo: “useranno mica i lacrimogeni?”.

Trascorre poco tempo e abbiamo la risposta. Una pioggia di lacrimogeni ci fa arretrare fin sul piazzale della Maddalena. Ma i lacrimogeni cadono anche qui. Lacrimogeno significa “che genera lacrime”. Ci avete mai pensato? Tempo dieci minuti e siamo tutti ridotti allo stremo. Io ho il fazzoletto intriso di sangue che mi cola dal naso e non vedo più nulla. Ci barrichiamo dietro un camper. In un momento di relativa calma, esco allo scoperto e vedo all’inizio del piazzale, in mezzo alla nebbia artificiale, tanti piccoli e grandi Robocop. E’ finita, ragazzi.

Una parte del popolo No Tav si disperde su per la montagna, noi andiamo a trattare la resa: si dice così?

Ad un “comandante” della polizia riporto la frase di un loro sindacato: “la polizia interviene dove la politica ha fallito”. Mi dice “l’ha detto lei”, come per dire “non si dovrebbe arrivare a questi punti”. Improvvisamente rivedo i poliziotti, come me li immaginavo nei giorni scorsi: l’ultimo anello di una catena. Il braccio esecutivo. La conta finale parla di quattro poliziotti feriti (secondo chi dirigeva le operazioni) e un No Tav portato via a forza dopo che aveva fatto esercizi di yoga sopra la galleria e poi era sceso sull’asfalto praticamente nudo e con le mani in alto.

Mentre me ne vado getto uno sguardo alla mensa, ripenso alle sere in cui si diceva e si credeva “sarà dura”. Ed improvvisamente mi sento privo di forze e malinconico.

Telefonano gli amici: “come stai? come è andata?”. E’ andata come sapevamo dentro di noi che sarebbe andata.

In cielo continua imperterrito un elicottero della polizia a sorvolare l’area. Dietro, ma in realtà a tanta distanza, distinguo tre aironi in formazione. Li indico ai compagni. La vita continua. La lotta per un mondo migliore anche. E non è retorica.

Nessun commento: