sabato 16 luglio 2011

AAA cercasi palo

di Marco Travaglio

Siccome la politica è noiosa e ogni tanto c’è bisogno di svago, è partita la caccia al nuovo ministro della Giustizia.

Si tratta di rimpiazzare Angelino Jolie, che s’è messo in testa di essere il segretario del Pdl e nessuno osa contraddirlo. E qui sta la prima difficoltà: come si fa a sostituire il nulla? Oddio, trovare un altro nulla non è così complicato. Infatti il pensiero di tutti è corso a Frattini Dry, quello che si crede il ministro degli Esteri anche se nessuno se n’è mai accorto (all’ambasciata americana lo chiamano affettuosamente “il fattorino” e ogni tanto lo invitano alle feste per farsi quattro risate).

Con la sua fronte inutilmente spaziosa, almeno quanto quella di Angelino, il pelo superfluo della Farnesina potrebbe essere proprio l’uomo ideale.

Il guaio è che B. ha bisogno di qualcuno minimamente presente a se stesso, visto che un Guardasigilli non gli basta: a lui serve un prestanome, anzi un palo. Uno che gli tenga il sacco.

C’è da annullare quel brutto risarcimento a De Benedetti che fa piangere la piccola Marina e scivolare in bagno Papi Silvio. Eppoi qui stanno partendo i rastrellamenti e servirà presto non una leggina ad Nanum, ma una vagonata di porcate una più porca dell’altra.

Bisogna tenersi pronti a depenalizzare la corruzione per salvare Milanese e Papa, e persino la mafia per salvare Romano.

Occorre qualcuno di mano lesta e mente pronta, mentre Frattini ha la reattività di un bradipo con l’artrosi (infatti, mentre tutti lo indicavano per Via Arenula, lui s’è detto “sorpreso”: dopo tre anni deve ancora realizzare di essere ministro degli Esteri). No, ci vuole ben altro.

Si era parlato di Lupi, che è un tipo sveglio, ma non è mica scemo: infatti ha rifiutato.

Cicchitto è subito sfumato: forse un piduista alla Giustizia lo boccerebbe persino Napolitano.

Niente da fare nemmeno per la Bernini: ha il grave handicap di essere laureata in Legge e, quel che è peggio, incensurata. Nemmeno un avviso di garanzia, un mandato di cattura: una tipa sospetta, forse un’infiltrata delle procure.

Così s’è pensato di riesumare il leghista Castelli, “l’ingegner ministro” di Borrelli, quello che per combattere meglio l’illegalità aveva portato al ministero Alfonso Papa e, a furia di consulenze d’oro, s’è guadagnato una condanna della Corte dei conti, mentre il Parlamento di Roma ladrona lo salvava dai tribunali.

Ma anche lui è tramontato: la Giustizia spetta di diritto al Partito degli Onesti.

E allora s’è autocandidato Brunetta, sempreché gli sfugga anche quest’anno il Nobel per l’Economia (un atto dovuto). Sua, del resto, l’idea geniale di moltiplicare la produttività dei tribunali mettendo i tornelli all’ingresso. Ma, per quanto B. detesti i magistrati, sciogliergli alle calcagna un Brunetta è parso troppo persino a lui.

Così nelle ultime ore sono salite le quotazioni dell’on. avv. Donato Bruno, già socio di Previti, una garanzia.

Si dice che molti temano di esser indagati appena entrati al ministero. E allora perché non valorizzare il sottosegretario Caliendo, che è già indagato (P3), o il ministro Romano, già imputato (mafia)?

Qualcuno azzarda in extremis la candidatura di Nitto Palma. Ma, Nitto per Nitto, molto meglio Santapaola.

Qualcuno, infine, preferirebbe un tecnico. Tipo Carlo Nordio, noto per dare sempre ragione ai berluscones e per andare a cena con Previti. O, meglio ancora, Augusta Iannini in Vespa, già cocca di Squillante, da dieci anni al ministero prima con Castelli, poi con Mastella, infine con Angelino, che accompagna spesso a Palazzo Grazioli trattenendosi anche quando ministro e premier sono usciti (che s’ha da fare pur di non tornare a casa).

Ma a questo punto tanto vale fare ministro direttamente Vespa. Che così smetterebbe di ospitare a Porta a Porta i datori di lavoro della sua signora e s’intervisterebbe da solo. Ieri B. spiegava alla Camera la sua rovinosa caduta in bagno: “Sul pavimento c’era qualcosa di viscido”. Era Vespa che si portava avanti col lavoro.

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