martedì 4 ottobre 2011

Fiat-Confindustria, ancora polemiche Camusso: vogliono leggi ottocentesche


L'annuncio dell'uscita di Fiat da Confindustria scuote politica e sindacati. «È un addio ufficiale - aveva spiegato ieri Sergio Marchionne con una lettera a Emma Marcegaglia -, non facciamo entrate e uscite. Il ruolo politico di Confindustria non ci interessa». La leader degli industriali ha replicato con parole dure: «Le motivazioni non stanno in piedi. Rispettiamo ma non condividiamo la scelta».
La conferma del piano di investimenti per l’Italia (un suv a marchio Jeep dalla seconda metà del 2013 a Mirafiori e un nuovo motore alla Fma di Pratola Serra) non bastano a placare le polemiche. Soprattutto dal fronte sindacale. «La Fiat è libera di stare o non stare in una associazione imprenditoriale - commenta il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - ma non può dire che esce perché è stato depotenziato l’accordo interconfederale del 28 giugno. Questo non è affatto vero. Mi dispiace per la decisione, anche se apprezziamo la conferma del piano di investimenti in Italia, era quello che volevamo».

Simile l’opinione di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: «l’uscita di Fiat da Confindustria è cosa su cui i sindacati non hanno voce in capitolo, mentre quello che interessa molto sono le decisioni su Mirafiori e Pratola Serra, premessa per garantire l’occupazione e lo sviluppo negli stabilimenti italiani del gruppo». Ma il commento più duro arriva da
Susanna Camusso: «La scelta di Fiat di uscire da Confindustria è la scelta di non rispettare le regole, le norme di questo Paese», con il governo che «fa da sponda», attacca la leader della Cgil. Poi l'affondo: «I famosi grandi innovatori stanno tornando a ricette ottocentesche». «Anche vedendo le dichiarazioni di queste ore - afferma Camusso - direi che i famosi grandi innovatori stanno tornando a ricette ottocentesche: no alle regole, sì ai lavoratori che devono pagare tutte le conseguenze della crisi».

Il ministro del Lavoro,
Maurizio Sacconi, guarda con «preoccupazione» all’uscita annunciata della Fiat da Confindustria e si augura una «ricomposizione di questa frattura». «È un segnale di disgregazione - ha detto Sacconi a margine di un convegno della fondazione D’Antona - ci auguriamo che si possa ricomporre questa frattura nel segno della funzione sindacale modernizzatrice del sistema delle imprese. Abbiamo bisogno di un sistema delle imprese che faccia sindacato e che sviluppi una forte evoluzione delle relazioni industriali nella direzione territoriale e aziendale per un lavoro che sia di qualità e ben remunerato». «Mi auguro - ha concluso riferendosi a Fiat e Confindustria - che si capiscano e si trovino d’accordo». L’ex-sindaco di Torino Sergio Chiamparino fa fatica a capire le motivazioni dell’uscita di Fiat: «Da lettore di giornali - ha dichiarato - non mi riesce di vederne le motivazioni così stringenti, perchè capisco e sono stato uno dei pochi che ha sostenuto le motivazioni di Marchionne nello strappo nel cercare di modernizzare le relazioni sindacali»

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