domenica 1 gennaio 2012

Il 2011 di Silvio Berlusconi Sfiancato dalle escort, ucciso dallo spread




Sono due parole inglesi ad aver segnato l’annus horribilis di Silvio Berlusconi: escort e spread. Ma se dalla prima il Cavaliere è riuscito goffamente a difendersi per undici mesi, coinvolgendo persino la Camera in un voto grottesco sulla valutazione dell’inesistente parentela di una marocchina con Hosni Mubarak, la seconda lo ha costretto in pochi mesi a lasciare Palazzo Chigi dopo anni di immobilismo. Sfiancato per mesi dalle escort, massacrato in poche settimane dallo spread.

Perché il mercato e la comunità internazionale sono difficili da rassicurare con slogan vuoti e apparizioni televisive. L’evidenza della crepa del ventennio berlusconiano va in scena in mondovisione il 4 novembre, durante la conferenza stampa finale del G20 a Cannes. E l’allora premier riesce nell’impossibile intento di peggiorare ulteriormente la sua immagine con una battuta da suicidio mediatico. “Mi sembra che in Italia non si avverta una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un Paese benestante. I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto”. Da qui comincia la settimana che porterà il Cavaliere il 12 novembre a salire al Colle per dimettersi. Con l’ingresso del Quirinale assediato da una folla di persone pronte a festeggiare e Berlusconi costretto a usare l’entrata secondaria, per nascondersi. Lui che ha sempre fatto di tutto per mostrarsi e apparire.
Si chiudono così quasi venti anni di potere berlusconiano. In otto giorni, piegato dalla realtà negata per anni. Da quella crisi che il governo ha finto di non vedere e mai ha affrontato, continuando imperterrito a curare gli interessi personali del Cavaliere. Un esecutivo che riesce a mangiare il panettone del 2010 solo grazie a un gruppo di autoproclamati Responsabili comprati con la promessa di futuri incarichi, un premier che si affaccia al 2011 con un’agenda in cui i principali impegni dell’anno sono al tribunale di Milano. Inquisito, imputato, rinviato a giudizio. E c’è una nuova indagine che lo coinvolge e che costringe la stampa a sfiorare la pornografia per raccontare lo scandalo in cui Berlusconi è protagonista assoluto: la vicenda Ruby. Serate a ritmo di bunga bunga, con una schiera di ragazze pronte a tutto pur di avere un lavoro in tv o qualche migliaia di euro. I “reclutatori” Emilio Fede e Lele Mora, ma anche Nicole Minetti sono i coprotagonisti delle nottate del premier ad Arcore. I particolari ricostruiti dagli inquirenti sono imbarazzanti. Una sala da lap dance, soldi, macchine, gioielli regalati in cambio di qualche spogliarello. E poi la minorenne Ruby Karima, marocchina fuggiasca fermata per furto e portata in questura dove Berlusconi telefona con insistenza per farla liberare perché, dice agli agenti, “è la nipote di Mubarak”. Uno scandalo che non trova fine. Ogni giorno le indagini aggiungono nuovi tasselli sempre più compromettenti per il premier. Ma lui nega. Tutto e sempre.
Appare in tv. “È assurdo solo pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna. È una cosa che considererei degradante per la mia dignità”, dice il 16 gennaio, quando ancora il Bunga Bunga era appena stato accennato. E quando, mesi dopo, si scoprirà che attraverso il fidatissimo ragionier Giuseppe Spinelli (cassaforte di Berlusconi) manteneva uno stuolo di ragazze in degli appartamenti in via delle Olgettine, il Cavaliere cambia strategia e comincia a fare battute sulla sua virilità e sulle ormai note olgettine. Personaggio chiave è Nicole Minetti, consigliere regionale in Lombardia, nonché aspirante ministra. Lo dicono le intercettazioni. Che raccontano tutto, troppo. E lo confermano le ragazze che vengono sentite dai pm. Ma ad Ottobre il premier, ormai rinviato a giudizio per concussione e  prostituzione minorile, tenta di derubricare il tutto a “cene eleganti”. Intervenendo al primo congresso del Movimento di Responsabilità Nazionale, dei suoi salvatori Razzi e Scilipoti, dice: “Nell’ultimo periodo hanno trasformato quelle che sono state cene eleganti e divertenti a casa mia in cose indicibili. Io ho giurato che in casa mia non c’è stato mai nulla di quello che hanno raccontato’”. Ma in molti lo hanno già abbandonato e sono pronti a lasciare il partito. Che sta esplodendo tra liti interne, ricatti e indagini che riguardano i vertici: Gianni LettaDenis VerdiniRenato SchifaniMario Scajola. Ognuno ha i propri “interessi”. Nessuno a loro insaputa.

Nessun commento: