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IL PARLAMENTARE
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Un incidente ogni 90 minuti, 23 feriti al giorno, dai due ai tre morti ogni settimana per un totale di cinquemila 840 incidenti, ottomila 395 feriti e 135 morti all’anno, di cui il 44 per cento sono ragazzi di età inferiore a trent’anni (173 feriti e 60 morti) e il 19 per cento sono pedoni. Questo è il drammatico bilancio della circolazione stradale a Napoli, una città che conta poco più di un milione di abitanti, che costa alla società circa un miliardo di euro l’anno.
Un’urbanistica devastata da cinquant’anni di programmazione mancata, strade ridotte a percorsi di guerra per lavori pubblici cominciati e mai finiti, manutenzione a dir poco insufficiente, auto parcheggiate ovunque perché Napoli è la città d’Italia che vanta il primato del minor numero di garage pubblici, parcheggi e box privati in rapporto alla popolazione, una densità di ottomila 560 abitanti per chilometro quadrato contro i mille 980 di Roma. Su tutto, un corpo di polizia municipale che impiega buona parte dei suoi duemila 128 vigili urbani per il lavoro d’ufficio. In teoria sarebbe disponibile un vigile ogni 460 abitanti, uno ogni 158 famiglie. In pratica nelle strade se ne trova uno ogni mille. Se a questi ingredienti aggiungiamo che in alcuni quartieri di Napoli indossare il casco in moto significa essere un killer che si prepara per un agguato, che centinaia di persone hanno scoperto che su uno scooter ci si può stare anche in tre (come su Furia cavallo del West nella sigla di Mal, che qualcuno ricorderà), che i semafori servono per “fare colore” e in particolare il rosso è un suggerimento e non uno stop, che il rispetto delle norme del codice della strada non supera il 20-30 per cento dei casi, otteniamo una miscela esplosiva che trasforma la circolazione, a piedi in auto o su due ruote, in una sorta di roulette russa.
Non resta che affidarsi alla buona sorte e allora come poteva chiamarsi un progetto per l’educazione alla sicurezza stradale? “ ‘A Maronna t’accumpagna!” (la Vergine Maria sia con te).
L’idea l’hanno avuta il Cardinale Crescenzio Sepe e i vertici dell’Automobil Club di Napoli, il presidente Guido Mazzuolo e il direttore Antonio Coppola.
Un progetto congiunto che vuole aiutare i napoletani a ritrovare la sicurezza stradale perduta (almeno quella).
“A Maronna t'accumpagna!” prevede il coinvolgimento di tutte le parrocchie cittadine che organizzeranno “attività di gruppo – si legge nel programma – mirate a stimolare la riflessione e l’assunzione di comportamenti consapevoli e rispettosi delle regole”.Ogni parrocchia coordinerà un team di adolescenti che avranno il compito di realizzare un elaborato scritto (messaggi, slogan, poesie, racconti e perfino sms), grafico (disegni, cartelloni, manifesti, foto, collage) o video (filmati, spot) con particolare riferimento ai tre fattori critici per la sicurezza stradale: l’uomo, la strada ed il veicolo. “L’obiettivo – spiega il direttore dell’Aci – è quello di sollecitare i giovani a rappresentare situazioni e comportamenti pericolosi, e le corrispondenti condotte di guida corrette e sicure”.I lavori dovranno essere consegnati entro il 20 giugno prossimo alla sede dell’Automobil Club di Napoli e saranno valutati da una commissione suddivisi in cinque categorie: Componimento scritto (tema – racconto – poesie); Messaggi (slogan – sms); Grafica (disegni – cartelloni – manifesti – collage); Foto; Video. Per ciascuna categoria sono previste 5 fasce di premi: al primo classificato andrà un casco per moto (a richiesta, in alternativa, un casco per bicicletta) e una tessera “Aci Young”; dal secondo al quinto classificato saranno consegnati caschi per moto o bicicletta, dal sesto al decimo posto occhiali da sole, dall’undicesimo al quindicesimo giacche antipioggia e dal sedicesimo al ventesimo un trolley. Inoltre, i migliori 10 elaborati in assoluto saranno premiati con un corso di guida sicura per motorini e chi non è patentato potrà invece contare su un corso, sempre gratuito, per il patentino per ciclomotori o per la patente A per le moto.
“Con la campagna ‘A Maronna t’accumpagna!’ - dichiara Antonio Coppola, Direttore dell’Aci Napoli- abbiamo voluto porre l’accento sulla ‘sacralità’ della vita che non può essere messa a repentaglio da comportamenti irresponsabili e spavaldi, nocivi per se stessi e per gli altri. E non c’è peccato più grave di quello che annulla l’esistenza di un essere umano, come ha giustamente sottolineato la Santa Sede con il Decalogo del buon automobilista. Ma soprattutto – conclude Coppola – intendiamo rivolgerci ai giovani, che continuano ad essere la categoria più a rischio. Se con questa campagna di sensibilizzazione riuscissimo a salvare anche una sola vita umana sarebbe il miglior premio per l’iniziativa”.
Per garantire la collaborazione dei parroci il cardinale Sepe ha inviato una lettera nella quale ricorda che “le pagine di cronaca dei giornali ci danno notizia, quasi quotidianamente, di incidenti stradali che provocano non solo lesioni e menomazioni gravi, ma anche dolore, sofferenza e lutto. Si pensi che, soltanto in Italia, ogni anno si registrano 6000 morti e 350.000 feriti, di cui circa 30.000 restano invalidi”.
“Siamo in presenza – scrive l’arcivescovo di Napoli – di una tragedia che rappresenta un vero attentato alla sacralità della vita e al valore della persona umana, interpellando la coscienza e la responsabilità dei singoli e di tutti”.
“Di fronte a questo triste fenomeno – ricorda Sepe – la Santa Sede, nei mesi scorsi, ha ritenuto di elaborare e raccomandare alla sensibilità di ciascuno un “decalogo dell’automobilista”, impartendo alcune istruzioni comportamentali”.
“Io stesso – prosegue il cardinale – già nel mese di agosto dello scorso anno, in presenza di un continuo spargimento di sangue sulle strade, ho ritenuto doveroso intervenire con un grido di dolore e un appello perché si ponesse fine a quella che risulta essere una sorta di strage, mentre rivolgevo un invito affinché si riflettesse con i fedeli nel corso delle omelie domenicali. Un invito rinnovo ora, in occasione di questa iniziativa che chiama le parrocchie ad un particolare ruolo di informazione e formazione, anche attraverso incontri con le comunità”.
Insomma visto che le famiglie non riescono ad insegnare il rispetto delle regole, la scuola non riesce a sostituirsi alle famiglie, la polizia municipale lavora più negli uffici che nelle strade, scendono in campo i parroci. Novelli Don Matteo, o Padre Brown (per i meno giovani) o se si preferisce Don Camillo che scendono dal pulpito (quello delle prediche) e richiamano all’ordine i trasgressori con il virtuale fischietto delle coscienze.
Anche il direttore dell’Aci rivendica il ruolo di “educatore”: “L’istituto dell'educazione e della formazione delle nuove generazioni – dice Antonio Coppola – che, si badi, non è di esclusiva competenza della scuola, presenta preoccupanti lacune sulle quali vale la pena interrogarci. La proliferazione di comportamenti arroganti ed aggressivi, l'incremento delle infrazioni più gravi alla guida di veicoli, soprattutto da parte di giovani a bordo di moto e motorini, rappresentano non solo un preoccupante campanello di allarme del degrado della nostra provincia, ma anche una spiegazione del fenomeno degli incidenti stradali e del traffico caotico”.
“Sulla base di queste considerazioni – prosegue Coppola – l’Aci già vent'anni orsono iniziò una battaglia culturale affinché venisse accolta una proposta di legge ad iniziativa popolare per l'introduzione dell'educazione stradale nelle scuole. Tale proposta riscosse ampio successo, fu recepita dal legislatore e introdotta nel testo del nuovo codice della strada; tuttavia, non si deve pensare che la formazione di utenti della strada più corretti e responsabili sia questione di esclusiva pertinenza dell'istituto scolastico”.
L’obiettivo dell’Aci, non solo a Napoli, è quello di recuperare risorse economiche per organizzare programmi di formazione costanti. Perciò l’Automobil Club presenterà al nuovo parlamento un “Manifesto degli automobilisti” in cui, fra l'altro, si sottolinea la necessità di “investire sulla formazione dei giovani per un corretto rapporto con l'ambiente stradale, secondo un approccio che sviluppi una forte consapevolezza dei rischi connessi alla mobilità. La repressione o l'inasprimento delle sanzioni non bastano, senza la prevenzione, a contrastare la diffusione di condotte ad alto rischio”.
‘A Maronna t’accumpagna diventa così qualcosa di più di un semplice augurio, nella speranza che quando dovrà accompagnare chi va in moto indossi anche il casco, per dare il buon esempio. Per la serie: sperammo ‘a Maronna (rimettiamo la nostra speranza nella mani della Vergine Maria).
Roberto Ormanni

1 commento:
Carmè ma San Giuseppe nun se ncazza se a Maronna accumpagna a tutte quant?.. Totò allla guardarobiera che salutava tutti gli attori alla stessa maniera... " A maronna v'accumpagna"
l.p.
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