sabato 12 luglio 2008

Concerto fatto per la notte di Natale - parte prima


Arcangelo Corelli

Arcangelo Corelli (Fusignano, 17 febbraio 1653Roma, 8 gennaio 1713) è stato un compositore e violinista italiano. Considerato tra i più grandi compositori d'Età barocca. Fondamentale fu il suo contributo allo sviluppo del "Concerto Grosso", che egli portò all'apice della perfezione.
Tutta la produzione di Corelli è racchiusa in sei raccolte, di cui curò egli stesso la pubblicazione, pur non riuscendo a vedere l’ultima compiuta. Le prime quattro stanno nell’ambito della vecchia “Sonata a tre”, cioè per due violini e un basso che veniva affidato ad altri due strumenti,cioè un violone (o una viola da gamba, o arciliuto), e un cembalo (nelle Sonate da camera) o un organo (nelle Sonate da chiesa). Le opere prima (1681) e terza (1689) contengono ognuna dodici Sonate da chiesa, cioè formate non da movimenti di danza, bensì da tempi che recano solo l’indicazione generica di “allegro”, “adagio”, “presto”, “lento”, ecc.; inoltre per la realizzazione del basso viene prescritto l’organo, anziché il cembalo. Le opere seconda (1685) e quarta (1694) contengono ognuna dodici Sonate da camera (i tempi recano le indicazioni dei nomi di danze in uso nelle vecchie “ suites” o “ partite” , come “preludio”, “ allemanda”, “sarabanda”, “ gavotta” , “giga” , ecc). La sonata di Corelli ha generalmente cinque o sei tempi, di movimento alternato, monotematici, senza modulazioni. La grande novità dell’Opera 5 (1700) è l’abbandono della disposizione “a tre”, che risentiva del vecchio stile concertante, e la concentrazione della materia musicale nel duo di violino e cembalo, aprendo la strada alla concezione di quella che sarà un giorno la Sonata moderna per violino e pianoforte. Delle 12 Sonate dell’Opera 5, le prime 6 sono Sonate da chiesa, le altre 6 Sonate da camera: l’ultima è la celebre Follia, cioè le variazioni sulla danza di Spagna che portava questo nome, e spicca meritatamente in seno alla produzione di Corelli per un insolito calore appassionato e quasi romantico dell’espressione. Nell’Opera 6, pubblicata ad Amsterdam nel 1714, Corelli raccolse 12 Concerti grossi, dando un esempio magistrale di questa forma non più cameristica, ma orchestrale, fondata sull’opposizione di un “concertino” di tre archi solisti e la massa degli altri archi, forma di cui lo si vuole anche inventore se, com’è da ritenere, molti dei Concerti grossi, da lui raccolti e pubblicati all’estremo della vita, erano stati in realtà composti ed eseguiti già molti anni addietro. Particolarmente noto e poetico il Concerto n.8 “fatto per la notte di Natale”. L’influenza stilistica di Corelli, riconosciuto ai suoi tempi come il più grande violinista e autore di musica per il violino, fu vastissima, non solo a opera di diretti discepoli e continuatori, come il Geminiani, il Locatelli e il Gasparini, ma anche attraverso la studiosa ammirazione di artisti già altrimenti formati, come il Veracini, il Tartini, lo Händel (che durante il suo giovanile soggiorno romano fu molto amico di Corelli) e lo stesso Bach.



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