
Luigi Morsello
Accade spesso in provincia che si formino delle ‘leggende metropolitane’, anzi semplicemente delle leggende.
Ad esempio, che il pane fatto in quel tal paese sia eccezionale (in realtà lo sa solo Dio in quali condizioni igieniche viene confezionato, anzi lo so anch’io per averne visto vistosi esempi in un non lontano passato).
Oppure che qual tal prodotto o quel tal altro godano di improvvisa fortuna e diventino una eccellenza.
Insomma, si è alla ricerca continua ed affannosa della genuinità persa dei prodotti, della terra, della trasformazione delle sostanze prime, della trasformazione del latte vaccino o di bufala.
È un continuo affannarsi che non escluda nulla: quel tal avvocato, quel tal dottore sono eccezionali !
Il passaparola può fare (almeno poteva) la fortuna o la sfortuna del professionista come del bottegaio, duratura solo se il passaparola non si trasformava e si ritorceva in male.
Quel tale o quel tal altro avvocato, medico, bottegaio fanno schifo !
Ci sono vissuto per tanti anni in questo clima strapaesano, che si nutriva di mitologie, per po’ cadendoci anch’io in età molto giovane, fin quando non mi sono reso conto, anche perché vissuto per oltre 40 anni al nord, e lavorato nella direzione delle carceri, che erano leggende, appunto.
Però un episodio come me l’ha raccontato, casualmente, un ebolitano d.o.c., che conosco da tanti anni, non mi era mai accaduto di sentirlo.
Questo ebolitano si chiama Guido Vignola, classe 1933, lo incontro tutte le volte che esco di sera a passeggio nella ‘famigerata’ piazza della Repubblica, assieme ad altre persone ebolitane meno giovani di me.
È una compagnia molto interessante, ricca di aneddoti, schifata – giustamente - da come Eboli è diventata oggi, che superata l’iniziale diffidenza verso il ‘forestiero’ (io non sono ebolitano, anche se vi abito dal 1941) poi mostra tutta la propria cordialità e ti accetta.
Tornando a Guido Vignola giorni addietro l’ho incontrato di mattina.
Ero uscito per fotografare qualche nefandezza, che poi ho utilizzato per due post.
Mi ha chiesto cosa stavo facendo, ho riferito che avevo aperto un blog, che stavo preparando le immagini per scriverci qualcosa.
Sembrava la conversazione finita quando il discorso è caduto sulla resta del patrono di Eboli, che cade il 16 giugno, sullo sporco, lasciato per tutto il lunedì successivo.
Io il 16 giugno ero in viaggio per Eboli (divido il mio tempo per tre mesi l’anno qui e per nove mesi l’anno al nord).
Bene, mi racconta Guido cosa gli era accaduto proprio durante lo spettacolo nella nefanda (oggi) piazza della Repubblica.
Un tale gli si è avvicinato e lo ha chiamato “Presidente !”
Guido è rimasto stranito ed ha chiesto conto, il tale gli ha detto “Voi somi
gliate al presidente Napotilano”.
Guido ha mangiato la foglia ed ha capito che il tale l’aveva saputo per una delle tante catene di Sant’Antonio, il c.d. “passaparola”.
Ho detto a Guido: “Ma quando mai, tu non somigli affatto al Presidente Napotilano” e Guido mi ha dato ragione. Poi, però ha tirato fuori la carta d’identità e mi ha fatto vedere la foto-tessera e qui la sorpresa, effettivamente una marcata somiglianza in quella foto, somiglianza dovuto ad un gioco di prospettiva, c’era.
Guido ha continuato dicendomi (ma non sono sicuro che non mi abbia preso in giro) che anche nella sua banca un nuovo cassiere che non lo conosceva non voleva accettare quel documento, sostenendo che i dati somatici erano diversi.
Questa è la provincia, che però sopravvive solo nelle persone meno giovani.
Ad esempio, che il pane fatto in quel tal paese sia eccezionale (in realtà lo sa solo Dio in quali condizioni igieniche viene confezionato, anzi lo so anch’io per averne visto vistosi esempi in un non lontano passato).
Oppure che qual tal prodotto o quel tal altro godano di improvvisa fortuna e diventino una eccellenza.
Insomma, si è alla ricerca continua ed affannosa della genuinità persa dei prodotti, della terra, della trasformazione delle sostanze prime, della trasformazione del latte vaccino o di bufala.
È un continuo affannarsi che non escluda nulla: quel tal avvocato, quel tal dottore sono eccezionali !
Il passaparola può fare (almeno poteva) la fortuna o la sfortuna del professionista come del bottegaio, duratura solo se il passaparola non si trasformava e si ritorceva in male.
Quel tale o quel tal altro avvocato, medico, bottegaio fanno schifo !
Ci sono vissuto per tanti anni in questo clima strapaesano, che si nutriva di mitologie, per po’ cadendoci anch’io in età molto giovane, fin quando non mi sono reso conto, anche perché vissuto per oltre 40 anni al nord, e lavorato nella direzione delle carceri, che erano leggende, appunto.
Però un episodio come me l’ha raccontato, casualmente, un ebolitano d.o.c., che conosco da tanti anni, non mi era mai accaduto di sentirlo.
Questo ebolitano si chiama Guido Vignola, classe 1933, lo incontro tutte le volte che esco di sera a passeggio nella ‘famigerata’ piazza della Repubblica, assieme ad altre persone ebolitane meno giovani di me.
È una compagnia molto interessante, ricca di aneddoti, schifata – giustamente - da come Eboli è diventata oggi, che superata l’iniziale diffidenza verso il ‘forestiero’ (io non sono ebolitano, anche se vi abito dal 1941) poi mostra tutta la propria cordialità e ti accetta.
Tornando a Guido Vignola giorni addietro l’ho incontrato di mattina.
Ero uscito per fotografare qualche nefandezza, che poi ho utilizzato per due post.
Mi ha chiesto cosa stavo facendo, ho riferito che avevo aperto un blog, che stavo preparando le immagini per scriverci qualcosa.
Sembrava la conversazione finita quando il discorso è caduto sulla resta del patrono di Eboli, che cade il 16 giugno, sullo sporco, lasciato per tutto il lunedì successivo.
Io il 16 giugno ero in viaggio per Eboli (divido il mio tempo per tre mesi l’anno qui e per nove mesi l’anno al nord).
Bene, mi racconta Guido cosa gli era accaduto proprio durante lo spettacolo nella nefanda (oggi) piazza della Repubblica.
Un tale gli si è avvicinato e lo ha chiamato “Presidente !”
Guido è rimasto stranito ed ha chiesto conto, il tale gli ha detto “Voi somi
gliate al presidente Napotilano”.Guido ha mangiato la foglia ed ha capito che il tale l’aveva saputo per una delle tante catene di Sant’Antonio, il c.d. “passaparola”.
Ho detto a Guido: “Ma quando mai, tu non somigli affatto al Presidente Napotilano” e Guido mi ha dato ragione. Poi, però ha tirato fuori la carta d’identità e mi ha fatto vedere la foto-tessera e qui la sorpresa, effettivamente una marcata somiglianza in quella foto, somiglianza dovuto ad un gioco di prospettiva, c’era.
Guido ha continuato dicendomi (ma non sono sicuro che non mi abbia preso in giro) che anche nella sua banca un nuovo cassiere che non lo conosceva non voleva accettare quel documento, sostenendo che i dati somatici erano diversi.
Questa è la provincia, che però sopravvive solo nelle persone meno giovani.
Poi finirà, inesorabilmente.
Inserisco le fotografie che Guido Vignola mi ha autorizzato a fare e ad utilizzare.
Inserisco le fotografie che Guido Vignola mi ha autorizzato a fare e ad utilizzare.

1 commento:
Storia quantomeno 'curiosa'.
Nella carta d'identità la rassomiglianza è evidente :-)
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