mercoledì 20 agosto 2008

Eboli - Il museo del fonografo (che non c'è)


prof. Vincenzo Mottola

di Luigi Morsello

L’anno scorso mi accadde, molto fortunosamente, di fare la conoscenza di una raccolta di fonografi, grammofoni, dischi d’epoca di ogni tipo, che erano proprio a due passi da casa mia in Eboli.
Mi venne fatto di scriverne e ciò che scrissi ebbe la ventura di essere pubblicato, nell’ordine da:
  1. Il Giornale di Eboli, in data 8 settembre 2007;
  2. Il Saggio, nel n. 129 di ottobre 2007;
  3. Il Parlamentare, in data 14.12.2007.

Si trattava sostanzialmente dello stesso articolo, che mi preoccupai di far pervenire alle autorità comunali ebolitane e provinciali salernitane, con il non troppo tacito scopo di trovare una collocazione confacente ad un vero e proprio patrimonio di valore soprattutto storico.
L'iter seguito dalla fonografia nel tempo e limitatamente ai dispositivi di natura meccanica, dunque non alimentati con energia elettrica ma semplicemente meccanica, di questo si trattava e questo si voleva, si vuole tuttora che venga testimoniato alle nuove generazioni, pur decisamente illetterate.
Una buona, energica mano al diffondersi dell’ignoranza la si deve allo stravolgimento di ogni metodo di insegnamento, all’affievolirsi della coltivazione del ‘merito’ scolastico, alla abolizione degli ‘odiati’ esami di riparazione (odiati perché comportavano la necessità di impegnarsi a riparare durante il periodo estivo, una remora non indifferente per gli studenti dell’epoca), alla sostanziale irrilevanza della valutazione della disciplina del comportamento (il famigerato sette in condotta, che portava alla bocciatura).
A questo si aggiunga la lunga teoria delle modalità di reclutamento del corpo insegnante, al proliferare del precariato (assunzione senza concorso) e le continue sanatorie di tale forma di contratto lavorativo, con il risultato di ‘arricchire’ il corpo insegnanti di emeriti somari.
Chi scrive è stato uno studente mediocre per i criteri dell’epoca, ma oggi sicuramente salirebbe qualche scalino nell’autostima come studente.
Ebbene, nel calderone dei demeriti vanno messi non solo quelli statali ma anche quelli dell’ente locale, laddove un assessore alla cultura non si preoccupa affatto di dare rilievo, staglio a ciò che è vero stimolo culturale, come la raccolta di cui mi sto nuovamente occupando.

Allora scrissi: “Affascinato come sono sempre stato dalla musica in tutte le sue accezioni, ma in particolar modo nelle sue più nobili espressioni, mi sono dovuto stropicciare gli occhi, anzi, letteralmente non credevo ai miei occhi la prima volta che ho messo piede nel locale a ridosso di dove abito quando nei mesi estivi ritorno in Eboli: una sequenza di bellezze espressione del modo antico di riprodurre musica.
Ce n’era, ce n’è di ogni specie, italiani, tedeschi, statunitensi, fino al primigenio sistema di imprigionare il suono in un rullo di cera e riprodurlo con un dispositivo di conversione ed amplificazione dal rullo ad un amplificatore di suono.
La musica si può ascoltarla in due modi, o dal vivo o imprigionata nella materia e riprodotta da sistemi di decodificazione ed amplificazione.
Oggi siamo abituati alla perfezione delle incisioni moderne, ai “compact disk”, ai lettori ottici, interni al “personal computer” o tavolo per la riproduzione tramite complessi stereofonici ultra tecnologici.
È una vera e propria orgia di progresso, con memorie strepitose, interne ed esterne, i c.d. “hard disk”, che consentono l’archiviazione di una massa incredibile di dati di ogni genere, compresi quelli musicali.
La storia della musica riprodotta spazia dai primi passi incerti alla evoluzione verso la registrazione elettrica ed il riversamento nei dischi di bachelite, fragili ed oggi preziosissimi, testimoni di un’epoca che evolveva nella invenzione del microsolco, dei dischi in polivinile, riproducibile nelle due velocità di 33 e 45 giri al minuto.
Il passo successivo è stato il compact disk ed un lettore ottico che utilizza un raggio laser. I CD sono presenti sul mercato da 25 anni (ne sono stati venduti in tutto il mondo 200 miliardi !), ma pare che siamo vicini anche alla archiviazione nel soffitto dei CD, sta subentrando l’era della tecnologia digitale, mentre la Apple ha immesso sul mercato gli iPod, memorie portatili di capienza incredibile, per l’immagazzinamento di musica ed immagini grandi una diecina di centimetri.
Nella storia dell’umanità il progresso della tecnologia ha mandato in soffitta una quantità di invenzioni-realizzazioni.
Qual è il rischio ?
È questo: la perdita della memoria, la scomparsa del ricordo nelle persone, l’assenza di notizie nelle persone della generazione immediatamente successiva.
Chi scrive ha conosciuto il grammofono con carica manuale, l’utilizzo di puntine metalliche per la riproduzione del disco in bachelite.
Il mio approccio alla musica, classica e non, ha avuto origine dall’ascolto della overture dalla Gazza Ladra di Gioacchino Rossini, contenuto in entrambe le facciate di un disco di bachelite da cm. 30 di diametro (formato grande).

Non poteva esserci approccio più felice, la musica rossiniana, del celebre, travolgente “crescendo rossiniano”. Si racconta che negli U.S.A. un signore, che aveva assistito ad un concerto di Arturo Toscanini, il grande direttore d’orchestra nato a Parma il 25 marzo 1867 e morto a New York il 16 gennaio 1957, colui che dettò le regole di gestione delle moderne orchestre sinfoniche, ponendo fine ad un periodo di fluttuazioni fra prime donne di svariato tipo (soprano, tenori, solisti celebri), ebbe l’ardire di confessare al Maestro che, pur entusiasta di quanto aveva ascoltato, non sapeva definire le proprie emozione perchè “non capiva nulla di musica” e chiedeva al Maestro come tentare l’approccio all’universo musicale. Il maestro gli fece ascoltare al pianoforte la canzone “La donna è mobile” che il duca di Mantova canta nel terzo atto del Rigoletto di Giuseppe Verdi e poi chiese al signore di canticchiarla subito dopo, che ci riuscì con sua grande sorpresa e felicità.
Ecco, l’approccio deve avvenire dal facile per poi approdare al complesso.
Ebbene, in Eboli, dove Cristo si è fermato secondo il significato che Carlo levi attribuiva alla frase dei contadini della Litania, dove fu mandato al confino dal fascismo, c’è un signore, il prof. Vincenzo Mottola, un ‘giovane’ pensionato di 78 anni, che ha dato vita ad una Associazione Culturale “Amici del Grammofono e del disco d’epoca”, mettendo a disposizione un vero e proprio patrimonio di reperti d’epoca, che sono esposti in un locale unico a pian terreno del numero civico 15 di via Francesco Romano.
Entrarvi è come entrare in un mondo magico per chi ne sa qualcosa, mentre i giovani d’oggi guardano, perplessi, senza capire né provare una scintilla di interesse, subito dopo essersene andati via, girato l’angolo, hanno cancellato ogni traccia di memoria.
Il prof. Mottola meriterebbe un po’ più di interesse da parte dell’Assessorato e dell’Assessore alla cultura del comune di Eboli e della provincia di Salerno.
Potrebbe e dovrebbe essere attivata una Esposizione Permanente in una sede dignitosa ed accessibile, il comune di Eboli dispone di ampi locali nel centro cittadino.
Il prof. Mottola è un maestro ed un profondo conoscitore della meccanica dei veri e propri gioielli, che ha raccolto e collezionato, a totali spese sue, sia nella riparazione e ripristino del funzionamento meccanico che nel restauro dei mobili in legno anche pregiato, restituendo a questi gioielli dell’ingegnosità dell’uomo il lustro che essi meritano.
Da profondo conoscitore quale egli è, e forte della sua esperienza di insegnante e di insegnamento, il prof. Mottola può contribuire al risveglio delle coscienze dormienti sotto il profilo della cultura, a partire dalla Scuola.
L’esposizione e la visita guidata potrebbero trarre giovamento dalla realizzazione di un catalogo che scrive la storia e gli interventi di ogni singolo pezzo della sua collezione.
Concludo: ci sono anche i dischi “masterpiece” della Victor, in bachelite incisi su un solo lato, datati agli albori del secolo 1900, oltre una raccolta superba di dischi rari d’epoca.
Un patrimonio che non deve essere disperso: sarebbe un vero e proprio crimine contro la cultura.”

Non posso che confermare, facendo osservare che ogni singolo pezzo, ogni singolo disco, ogni singolo dispositivo, ogni reperto di un’epoca di splendore che non esiste più, è una testimonianza storica di una tecnica e di una metodica costruttiva che si preoccupavano dello stile degli apparecchi, che coltivava il bello.
La bellezza è lo spartiacque che ha sempre caratterizzato l’ingegno tutto italiano, i progettisti italiani.
Nel caso dell’esposizione del quasi ottuagenario prof. Vincenzo Mottola il bello veniva coltivato per ogni parte del mondo moderno, unitamente ad delle ingegnosità che pur non essendo dei veri gioielli estetici, tuttavia si caratterizzano per la leggera diversità di una valigetta fonografo da un’altra ed un’altra ancora e così via.
Sig. Sindaco, tutto ciò si deve perdere ?
Sig. assessore ebolitano alla cultura se c’è batta un colpo ! Dia testimonianza del suo essere in vita.
Non basta organizzare effimere e scadenti manifestazioni estive, con la sola eccezione della esibizione, peraltro troncata inopportunamente prima dell’esaurimento di tutto il repertorio, di un coro polifonico del quale fa parte il mio amico e coinquilino Mario Tortora: “San Nycola de Schola Graeca”.
Occorre dare assetto stabile a quelle eccellenze che trovano appassionati, disinteressati cultori e collezionisti e dare loro risalto mediante visite guidate delle scolaresche locali, almeno quelle.
Accadrà mai a Eboli ?

1 commento:

Luigi Morsello ha detto...

Il prof. Vincenzo Mottola non ha ancora ricevuto un centesimo di contributo dal comune di Eboli, nonostante due anni fa gli fosse stata promessa con lettera formale la stratosferica somma di 200 (duecento) euro !